Postcards Of The Hanging

Sul palcoscenico, Garcia e compagni hanno reso frequentissimi omaggi a Bob Dylan: interessante, dunque, l’idea di raccogliere su un unico CD versioni live di sue canzoni, pescate soprattutto negli anni ’80 (ma con un salto indietro al ’73 per una strascicata versione blues di It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry). Protagonista principale Weir, il cui timbro roco ben si adatta a vigorose riletture di When I Paint My Masterpiece e Ballad Of A Thin Man. La prima tiratura ha un CD in omaggio con due brani in più.

Grateful Dead

Noto anche come “Skull And Roses” (“Scheletro e rose”, dal disegno in copertina, ma il gruppo avrebbe voluto provocatoriamente intitolarlo “Skullfuck”), il secondo doppio dal vivo della band californiana documenta, a due anni di distanza, la crescita strumentale del quintetto (orfano per qualche anno di Mickey Hart), proseguendo le esplorazioni country/folk dei due album in studio precedenti (rivelatrice la scelta delle cover: Me And My Uncle, Mama Tried di Merle Haggard, la celebre Me & Bobby McGee di Kris Kristofferson). Chiuso il ciclo più propriamente “psichedelico”, i Dead non rinunciano all’acido (tra i ritmi convulsi di The Other One e i rintocchi ipnotici di Wharf Rat) ma sono ormai un’enciclopedia vivente di American Music (il rock and roll di Johnny B. Goode e Not Fade Away). Garcia firma uno dei suoi pezzi migliori (e mai inciso in studio) con Bertha; Playing In The Band, nuova sigla musicale della band, diventerà l’anno seguente uno dei pezzi forti dell’eccellente debutto solista di Bob Weir (Ace, WB, 1972, &Stelle=4;), con i Dead al gran completo.

Dick’s Picks Volume 1 – Tampa Florida 12/19/73

Con questa pionieristica collana di registrazioni “vintage” messe in circolazione sotto forma di CD multipli (fa eccezione il solo Volume 2), Garcia e compagni aprono una strada oggi battuta da molti, Phish e Pearl Jam per primi. La serie, inaugurata nel ’93 da Dick Latvala, archivista ufficiale del gruppo e custode della sua imponente nastroteca (e poi proseguita, dopo la sua morte, da David Lemieux), nasce sulla scia dell’incessante scambio di nastri e CD-R tra i “Deadheads” ed è naturalmente destinata ai fan incalliti, considerata la relativa ripetitività delle scalette, la lunghezza delle performance e la varietà della resa sonora (dipendente dalla qualità delle sorgenti audio di volta in volta disponibili: le registrazioni sono tutte “uncut”, senza editing o remixaggi, e dunque molto più rozze rispetto ai live pubblicati da Warner e Arista). Alcuni titoli però valgono o superano le pubblicazioni “ufficiali”: tra questi il Volume 1 della serie (estratto dagli ultimi show dell’anno di grazia 1973), il Volume 2 (performance effervescente, per quanto drasticamente “tagliata”), il Volume 4 (febbraio 1970: molti Deadheads lo considerano il migliore del lotto), il Volume 8 (un’altra esibizione richiestissima, con una splendida prima parte acustica e la presenza di diversi membri dei New Riders Of The Purple Sage); ma anche uscite recenti come il mastodontico Volume 29 (ben sei CD a documentare due concerti del ’77, altro anno pregiato della cantina Dead) o il box quadruplo del Volume 30, dove la band apre l’esibizione con cinque pezzi in compagnia di Bo Diddley. Non solo materiale per collezionisti, dunque: secondo qualcuno, anzi, il modo migliore e più genuino per toccare con mano l’essenza vera dell’esperienza Grateful Dead.

Rockin’ The Rhein With The Grateful Dead (Rheinhalle, Düsseldorf, West Germany April 24, 1972)

Uno show completo (con due aggiunte da un concerto londinese del mese successivo) dal celebre tour europeo del ’72, uno dei punti più alti della carriera della band. Il triplo CD in oggetto lo conferma, grazie anche all’eccellente qualità sonora: nessuna sorpresa in scaletta, ma il primo disco brilla per compattezza, il secondo piazza i riflettori su Pigpen e il terzo sulla chitarra di Garcia, con una Dark Star quasi da record (40 minuti!) e a tratti davvero ultraterrena, spezzata in due dalla melodia western di Me And My Uncle.

So Many Roads (1965-1995)

Un’antologia da sogno, per i seguaci della band californiana: compilata in sequenza cronologica con il recupero di materiali rarissimi, in studio e in concerto, mai apparsi prima (con un’unica eccezione) su CD. Si parte con due provini di fine 1965 (poi inclusi sul box The Golden Box) e si chiude con l’intensa title track, ripresa dall’ultimo concerto del gruppo nell’estate del ’95. In mezzo un estratto (la classica I Know You Rider, dal vivo) dal rarissimo LP di rarità Vintage Dead (1970), una Dark Star acerba e quasi swingata, eccellenti outtakes (tra cui la scintillante Mason’s Children) e jam spettacolari. E ancora i fuochi d’artificio della chitarra-Midi di Garcia nella tambureggiante sequenza Scarlet Begonias/Fire On The Mountain, una Bird Song ancora più jazz col sax di Branford Marsalis, flashback dai tour ’90/’91 con le doppie tastiere di Bruce Hornsby e Vince Welnick, e prove di studio nel ’93 (con Days Between, ultimo parto di Garcia e Hunter, ed Eternity, collaborazione abortita col bluesman Willie Dixon). Davvero imperdibile per i fan.

Fallout From The Phil Zone

Il bassista (e pilastro sonoro) della band, Phil Lesh, compila un’antologia di frammenti live di sua scelta estratti, prevalentemente, dagli anni ’60 e ’70 (tra le eccezioni una toccante versione della dylaniana Visions Of Johanna eseguita pochi mesi prima della morte di Garcia). L’altro Dead scomparso, Pigpen, la fa da padrone in molte altre tracce: compresa una In The Midnight Hour da record, 37 minuti di durata.