Déjà Voodoo

Trovato finalmente un nuovo assetto stabile (con Andy Hess al basso e Danny Louis alle tastiere), i Mule restano fedeli alla loro dottrina musicale: rock blues sincopati (Bad Man Walking, Perfect Shelter), riff hard rock (Lola Leave Your Light On), ballate chitarristiche dense (Little Toy Brain, About To Rage) o rarefatte (No Celebration, Separate Reality). Nessuna sorpresa, ma voce e sei corde elettrica di Haynes sono una garanzia di affidabilità.

Dose

Non ci sono sorprese, nella seconda prova di studio di Haynes e compagni, ma il trio aggiusta ancora il tiro e allarga gli orizzonti. Musica muscolare e guizzante, tra l’irresistibile giro di basso di Thorazine Shuffle e i riff a mitraglia di Blind Man In The Dark. In aggiunta, due bluesacci come Towering Fool e I Shall Return, la slide tagliente (nello stile di Son House) di John The Revelator e la beatlesiana She Said She Said rivista anch’essa in stile Chess “Records.

Gov’t Mule

Warren Haynes (chitarra), Allen Woody (basso) e Matt Abts (batteria) rinverdiscono i fasti di Cream, Mountain e Jimi Hendrix Experience con un “power trio” che sembra sbarcare direttamente dagli anni ’70: in repertorio downhome blues (Grinnin’ In Your Face), hard rock (l’ottima cover di Mr. Big dei Free), fusion fiammeggiante (Trane, in omaggio a John Coltrane), ballate a combustione lenta (Temporary Saint), dinamici cambi di tempo (Mule) e omaggi ripetuti al Southern rock degli Allman Bros. (da cui sia Haynes che Woody provengono). Una boccata d’ossigeno per gli amanti del rock chitarristico e senza trucchi.

Live At Roseland Ballroom

Con una versione di Trane da 16 minuti (che cita anche la St. Stephen dei Grateful Dead), i Gov’t Mule rivendicano diritto di cittadinanza nella nuova scena jam d’America, congrega di musicisti che fanno dell’improvvisazione, delle esibizioni dal vivo e della comunione col pubblico una ragione di vita artistica e non solo. Due gli inediti presentati sul palco del club newyorkese nel dicembre del ’95: Kind Of Bird è un’altra incursione jazz rock dedicata stavolta a Charlie Parker, Don’t Stop On The Grass, Son una scanzonata rivisitazione di una vecchia ode alle virtù dell'”erba”.

Gov’t Mule

La jam band fondata negli anni ‘90 da due musicisti dei nuovi Allman Brothers, Warren Haynes e Allen Woody, e da Matt Abts, si ispira ai power trios degli anni ’60.

Oltre al robusto rock blues, il punto di forza del gruppo sono i live. Dopo la tragica scomparsa di Woody nel 2000, la band gli ha reso omaggio con i tre volumi del progetto The Deep End.  

 

Life Before Insanity

I tre rocker confezionano un disco più elaborato e curato nel suono, ricorrendo a diverse sovraincisioni di chitarra e all’aiuto di ospiti eccellenti (nel blues hendrixiano di Lay Your Burden Down affiorano la voce e la lap steel di Ben Harper). Nessun cedimento, comunque: alzano il tono il dinamico hard rock di Bad Little Doggie, le tonalità calde e notturne di Fallen Down, la semiacustica Tastes Like Wine e If I Had Possession Over Judgment Day, traccia nascosta che insegue il fantasma di Robert Johnson.

The Deepest End

L’epilogo del progetto “Deep End” è affidato ad un concerto-maratona che aggrega sul palco del Saenger Theatre di New Orleans, nel corso del JazzFest, nuovi e vecchi compagni di ventura (stavolta ci sono anche due Los Lobos e le glorie locali Sonny Landreth e George Porter Jr.). Impressionante il cast, spettacolare la musica, con moltissime deviazioni dal canone rock blues: spiccano una John The Revelator movimentata dalla scoppiettante sezione fiati della Dirty Dozen Brass Band, una Lay Of The Sunflower ricamata con eleganza dal banjo elettrico di Bela Fleck, una Beautifully Broken legata con scelta azzeccata alla When Doves Cry di Prince e una lunga Blindman In The Dark con il sax di Karl Denson sulle orme di Manu Dibango. Molto altro ancora (con una scaletta in parte diversa) nel Dvd allegato, per un totale di cinque ore e mezzo inebrianti, ed estenuanti, di concerto.

The Deep End Vol. 2

Al secondo capitolo dedicato alla memoria di Woody partecipa un nuovo squadrone di bassisti (Phil Lesh, Jack Casady, Me’Shell NdeGeocello, Tony Levin, Alphonso Johnson, Billy Cox, Jason Newsted…) e di ospiti (Art Neville, John Medeski, Pete Sears, ancora Worrell). Un altro festival di blues, hard rock, funk, r&b e progressive: belle soprattutto World Of Confusion, con i suoi lancinanti glissando di chitarra, Lay Of The Sunflower (ballata folk con il mandolino di David Grisman) e il blues zeppeliniano di Catfish Blues. I Mule si mostrano aperti a ogni suggerimento: le due parti di Greasy Granny’s Gopher Gravy risentono della stralunata follia di Les Claypool, mentre Sun Dance, col basso di Chris Squire, potrebbe uscire da Fragile degli Yes. Anche questa volta l’edizione limitata contiene 20 minuti extra di musica e immagini.

High And Mighty

Cresce di ruolo l’organo di Danny Louis, e certi suoi dialoghi con la chitarra di Haynes (a partire dalla introduttiva Mr. High And Mighty) ricordano non poco i Deep Purple di Fireball e In Rock e certo hard rock classico anni Settanta. In Brighter Days il leader si incammina sui sentieri esotici di Derek Trucks, ma per il resto gli Allman Brothers non sono così vicini: i Mule tengono a freno smanie improvvisative e mitragliano riff a ripetizione (Brand New Angel, Streamline Woman) intervallati da qualche classica ballata soul blues (So Weak So Strong, Child Of The Earth, Endless Parade), un accenno di reggae (Unring the Bell) e un omaggio a Booker T & The Mg’s (nella bonus track strumentale 3-String George). 

Live… With A Little Help From My Friends

La vigilia del Capodanno ’99 viene adeguatamente celebrata con una torrida esibizione ad Atlanta in cui il trio è raggiunto sul palco da ospiti e amici. Thorazine Shuffle apre i fuochi d’artificio; dopo di che, i tre precisano il loro ampio territorio d’appartenenza rivisitando Black Sabbath (War Pigs), Small Faces (30 Days In The Hole), Dave Mason (una sofferta Sad And Deep As You), il blues di Elmore James (The Hunter) e la poesia elettrica di Neil Young (una vibrante Cortez The Killer, ospite la chitarra di Marc Ford dei Black Crowes). Il ruggito soul-blues di Haynes e la sua versatile e poderosa sei corde svettano ovunque: nella sfavillante ballata r&b Soulshine (già nel repertorio degli Allman: Derek Trucks e Chuck Leavell sono della partita) e nella incandescente cover a ritmo latin jazz di Afro-Blue, quasi trenta minuti di stordente improvvisazione, nella Third Stone From The Sun di Hendrix e nella Spanish Moon dei Little Feat. La “collector’s edition” americana da 4 CD è l’unica a contenere il concerto per intero, insieme a una versione di studio della zappiana Pygmy Twylyte e a materiale video. La versione su doppio compact disc e il successivo Live… With A Little Help From My Friends Vol. 2 (Evangeline Records, 2002, un solo CD) ricompongono il puzzle ma con alcuni pezzi mancanti.

The Deep End Vol. 1

Lo shock della morte di Allen Woody spinge i superstiti Haynes e Abts a circondarsi di uno stuolo di ospiti, affidando ad un bassista diverso (Jack Bruce, John Entwistle, Flea, Roger Glover, Mike Gordon dei Phish ecc.) il sostegno ritmico di ciascun brano. Alla celebrazione partecipano Greg Allman, Jerry Cantrell, John Scofield, Derek Trucks, Bernie Worrell e molti altri, e il risultato è brillante. Merito della passione e della perizia dei performers, certo, ma anche della qualità del materiale selezionato: da una folgorante Effigy (Creedence) ai riff implacabili di Maybe I’m A Leo (Deep Purple), dall’r&b pulsante di Down And Out In New York City al funk di Tear Me Down. Il drumming agile di Abts è buono per tutte le stagioni (e fa scintille nel jazz-funk strumentale Sco-Mule), Haynes sfodera le sue ballate migliori: l’immancabile Soulshine, la robusta Banks Of The Deep End, la malinconica Beautifully Broken. Lo scomparso Woody fa la sua ultima apparizione nella traccia conclusiva, Sin’s A Good Man’s Brother (una cover dai Grand Funk). La limited edition contiene un Cd-enhanced con quattro brani in più e materiale video.

Dejà Voodoo

Trovato finalmente un nuovo assetto stabile (con Andy Hess al basso e Danny Louis alle tastiere), i Mule restano fedeli alla loro dottrina musicale: rock blues sincopati (Bad Man Walking, Perfect Shelter), riff hard rock (Lola Leave Your Light On), ballate chitarristiche dense (Little Toy Brain, About To Rage) o rarefatte (No Celebration, Separate Reality). Nessuna sorpresa, ma voce e sei corde elettrica di Haynes sono una garanzia di affidabilità. La prima tiratura contiene un EP con cinque pezzi, la “tour edition” europea un CD dal vivo in aggiunta.