Fiorella Mannoia

Dopo anni di estemporanei 45 giri, nel 1980 la sua voce caratterizza Pescatore, successo di Pierangelo Bertoli che ne sente la voce per caso nei corridoi della CGD (e la incontra per la prima volta solo tre mesi dopo l’incisione). Nel 1981 l’autoerotismo e l’insoddisfazione di Caffè nero bollente catturano l’attenzione dell’altrettanto insoddisfatto pubblico di Sanremo. L’anno successivo esce il suo primo disco vero e proprio, curato da Mario Lavezzi. Questi, nonostante l’esperienza in fatto di dive, non riesce a valorizzare l’interprete romana, che per qualche anno ancora dovrà pazientare tra le “promesse”.

Momento delicato

Come si cambia, portata a Sanremo, ne rispecchia il desiderio di mutare pelle e abbandonare la musica cosiddetta leggera. Il team attuale è più che rispettabile (Mogol, Lavezzi, Piero Fabrizi, Oscar Avogadro) ma non lavora abbastanza sulla sua voce e personalità — ma intanto, pur 14ma a Sanremo, entra nella top ten italiana.

Canzoni per parlare

Due Sanremo decisivi: nel 1987 canta Quello che le donne non dicono, toccante inno di Enrico Ruggeri, e l’anno successivo si ripete con Le notti di maggio di Ivano Fossati. Forte di una attenzione e una credibilità a lungo sospirate, nell’album sfodera altre firme illustri: Cocciante e Ruggeri (La lettera che non scriverò mai, I miei amici stanno al bar), Ron (Fino a fermarmi). Il produttore nonché suo compagno Piero Fabrizi non sfigura con Poverangelo.

Concerti

Terzo disco dal vivo in pochi anni, e a dirla tutta è il meno coinvolgente. C’è di buono che i doppioni per chi possiede gli altri sono limitati. Interessante il continuo aggiornamento del repertorio, nel quale compaiono Ligabue (Metti in circolo il tuo amore) e Manu Chao (Clandestino).

Premiatissima ’84

Canale 5, non ancora diventata rete “imperiale”, organizza una sorta di nuova Canzonissima, e la Mannoia si impone cantando cover di brani celebri, vincendo la finale con Margherita di Cocciante. A suo modo, un disco cruciale, visto che le sue cover di De Andrè, Baglioni, Dalla e De Gregori, visti “da lontano”, sono un presagio del suo futuro.

Gente comune

Quasi routine, se non fosse che nella routine compaiono pregevoli adattamenti da Caetano Veloso (Il culo del mondo) e Tom Waits (Non voglio crescere più). Meno convincente l’arruolamento di un cantautore più giovane, Samuele Bersani, che insieme a Fabrizi scrive Crazy Boy.

Mannoia Foresi & Co.

Nata a Roma nel 1954, debutta nel 1968 a Castrocaro e nel 1969 è al Disco per l’estate con Gente qua, gente là. Ma per parecchi anni i suoi tentativi come cantante saranno affiancati, per encessità, dall’attività di modella, stunt-girl e controfigura a Cinecittà (tra le altre, per Monica Vitti. La sua carriera di attrice si ferma invece allo spaghetti-western E il terzo giorno arrivò il corvo). Nemmeno il disco di debutto, col chitarrista Memmo Foresi, la segnala a pubblico e critica, e oggi è poco più di una curiosità per i suoi ammiratori.

I treni a vapore

Rivaleggia con Mina: i cantautori sembrano fare a gara per scriverle canzoni. Agli ormai habituè Fossati, Ruggeri e De Gregori, si aggiungono Eugenio Finardi e Massimo Bubola, che aggiunge la perla de Il cielo d’Irlanda all’ormai pregiato collier della Mannoia.

Fragile

Cinque inediti scritti da Fabrizi, un brano nuovo di Fossati (Fotogramma), e tre grandi firme: un De Andrè un po’ scontato (Pescatore), un De Gregori per intenditori (L’uccisione di Babbo Natale), e un Paolo Conte reso sontuosamente (Come mi vuoi).

Belle speranze

Mette da parte per un attimo l’aristocrazia cantautrice, e lascia spazio a Fabrizi, che scrive l’ironica Non sono un cantautore, piccolo sfogo per entrambi. Non mancano prestiti interessanti: dagli Avion Travel (Il miracolo) o Daniele Silvestri (Il fiume e la nebbia).

Certe piccole voci

Trent’anni dopo gli stentati inizi, chiude il decennio regalandosi un doppio live, roba che in Italia è sempre stata un lusso per pochi. Ottime versioni, band impeccabile e atmosfera intensa. Da segnalare, tra le novità proposte, L’amore con l’amore si paga di Fossati, Sally di Vasco Rossi, e il ripescaggio di un De Gregori minore (Ninetto e la colonia).