Anutha Zone

Quasi trent’anni dopo Sun, Moon & Herbs, il Dottore riprende la strada di Londra per predicare in terra inglese la sua dottrina New Orleans. Curioso vederlo ad Abbey Road con Paul Weller, Primal Scream, Portishead e altri della scena Brit giovane; ma nessun cedimento, The song remains the same.

Goin’ Back To New Orleans

Il Dottore si rimette le piume e i vestiti colorati di quand’era Night Tripper e celebra se stesso e il mito eterno di New Orleans. L’equivalente di Gumbo vent’anni dopo: una piccola enciclopedia di Crescent City che però questa volta valica gli anni ’50 e si spinge fino alle radici di Buddy Johnson, Leadbelly, Jelly Roll Morton, con 18 brani finemente eseguiti (nel cast anche i Neville Brothers) e annotati da Rebennack in persona con scrupolo filologico.

Afterglow

Qui invece si torna al classico, con un Dr. John sorridente e riposato che svaria da brani suoi (un paio con Doc Pomus) a Louis Jordan, Irving Berlin, Duke Ellington (I’m Just A Lucky So-And-So). Produce il fido LiPuma, Dr. John capeggia un quintetto in cui svetta il chitarrista Phil Upchurch.

Dr. John’s Gumbo

Una specie di enciclopedia del New Orleans moderno in 12 brani, prodotti da Jerry Wexler e da Harold Battiste. Il Dottore si diverte e concentra tutto in folgoranti esecuzioni di 3-4 minuti: si va da Iko Iko a Junko Partner, da Earl King a Huey Smith (un medley con tre suoi brani), divagando fino al Ray Charles di Mess Around. La canzone-simbolo è Let The Good Times Roll, un brano che ha fatto mille giri dentro/fuori New Orleans.

Television

Da grande, Dr. John oscilla tra un passato molto remoto e il mondo musicale di fine millennio. Qui sceglie i tempi nuovi, aiutato fra l’altro da Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers che scrive con lui Shut D Fonk Up. Un disco brillante, con un bel sound asciutto e accenti funk, anche se pubblico e critica non l’hanno mai trovato speciale. Molti originali, ma spiccano le cover di Money (Barrett Strong) e Thank You (Sly Stone).