Starfish

Vertice commerciale del primo periodo, trascinato dal successo di Under The Milky Way, è un disco che mette al loro posto tutti gli elementi del suono: bello, professionale, ben fatto ma manca di spontaneità e non avvicina le splendide visioni dei primi lavori.

Hologram Of Baal

Sonorità più sintetiche e un po’ fredde cantate con voce calda e profonda, in un curioso contrasto. In mezzo la ballata Louisiana e il pop rock No Certainty Attached. Pubblicato con il bonus CD Bastard Universe, 6 lunghissime improvvisazioni strumentali un po’ troppo pesanti.

Seance

Geniale, visionario, ambizioso, molto autoindulgente, Kilbey è naturalmente portato agli eccessi artistici e questo album ne è una prima prova. Se lo stile rimane essenzialmente immutato, le canzoni sono però spesso sovrarrangiate e troppo levigate, più pop d’atmosfera che sostanza.

Remote Luxury

Non un vero album ma la combinazione di due EP (Remote Luxury e Persia) che insieme funzionano bene, così come gli elementi di pop e folk rock di canzoni come A Month Of Sundays e Shadow Cabinet.

Heyday

Meno visionario e psichedelico, più pop e rock, è un evidente tentativo di raggiungere le grandi platee europee ed americane. Per l’occasione Kilbey scrive persino testi (in parte) comprensibili. La nervosa Tantalized, Columbus, Tristesse, Disenchanted i brani migliori.

A Box Of Birds

Il disco più sorprendente e interessante degli ultimi anni, e allo stesso tempo quello più atipico dell’intero catalogo: è un’allettante collezione di covers che passa con bell’effetto dai Beatles ad Alex Harvey, dagli Ultravox a Kevin Ayers, dai Television a David Bowie a Neil Young.

Of Skins And Heart (The Church)

Guidati dal geniale e lunatico Steve Kilbey, i Church sono una delle più belle sorprese della scena australiana degli ’80. La loro musica combina chitarrismo byrdsiano, pop psichedelico e new wave in una miscela di grande suggestione emotiva. Unguarded Moment è il pezzo migliore del primo LP, e anche uno dei più bei 45 giri del periodo.

The Blurred Crusade

Chitarra 12 corde e sonorità jingle jangle ancor più accentuate fanno del secondo LP un lavoro forse meno spontaneo ma più completo: canzoni di fascino (Almost With You, When You Were Mine), atmosfere trasognate dai sapori lisergici, poesie visionarie, e un brillante lavoro di produzione di marca americana.

Priest-Aura

Negli anni del grunge la musica dei Church rimane quasi immutata, il che la fa automaticamente suonare datata. In più è un disco con pochi spunti interessanti. In compenso è stato pubblicato con il bonus A Quick Smoke At Spot’s, raccolta di inediti della seconda metà degli ’80.

Magician Among The Spirits And Some

Il gruppo si ricompatta con tre quarti del nucleo originale (Kilbey, Willson-Piper, Peter Koppes) più il batterista Tim Powles. Il ricongiungimento porta a un ispessimento del suono, che ultimamente era un po’ inconsistente, in favore di rock, con molte ballate tra psycopop e acidfolk.

Gold Afternoon Fix

La prima defezione (il batterista Richard Ploog) si ripercuote in una levigatura dei suoni in favore di corrente. Rimangono tracce di classe in Metropolis, nella ballata rock Russian Autumn Heart e nell’affascinante Monday Morning ma in generale è un suono più vario, diretto, meno elaborato.

Sometime Anywhere

I Church sono rimasti in due (Steve Kilbey e Marty Willson-Piper), i brani si sono notevolmente allungati e il suono ha acquistato tipiche sonorità da studio, un po’ sintetiche, con ritmi cadenzati, stratificazioni strumentali, inclinazioni tecno e manipolazioni sui nastri. Anche qui c’è un bonus CD di outtake.