Nobody Can Dance

Il culto persistente che circonda la band fa uscire dagli archivi nastri di studio risalenti ancora al 1974, con diverse alternate take dei pezzi più celebri in repertorio (in Femme Fatale c’è anche il chitarrista soul Steve Cropper). L’appendice live (a Memphis, lo stesso anno) propone una rara versione di The Letter, l’hit soul pop con cui Chilton (allora nei Box Tops) assaggiò brevemente gioie e dolori dello star system.

#1 Record

I Big Star anticipano i tempi con una sfilza di radiose melodie power pop (Ballad Of El Goodo), taglienti simmetrie "chitarristiche (In The Street) e malinconici brindisi all’adolescenza e al rock and roll (Thirteen). Disastro commerciale, ma trionfo artistico.

Third/Sister Lovers

Assistito dal produttore Jim Dickinson, Chilton realizza un disco di impronta ancora più personale, cupo, allucinato e nevrotico come il clima che circonda il gruppo in disfacimento: farà una breve comparsa nei negozi quattro anni dopo il concepimento, prima che la Rykodisc lo recuperi dall’oblio nel 1992. Holocaust (che sembra aver insegnato non poco ai Radiohead) è lo specchio più fedele dell’umor nero di Chilton, che si rifugia nel conforto delle cover (Kinks, Velvet e Jerry Lee Lewis) ma sfodera anche pop rock nervosi e di sapore antico come Thank You Friends e O Dana.

Big Star

Non Disponibile

Memphis, Tennessee, è il luogo dell’azione. Ma Elvis e il Southern soul c’entrano poco o niente. Alex Chilton e Chris Bell, l’assortita coppia di songwriter, guardano altrove, e in più direzioni: alla British invasion anni ’60 e al glam, ai Beatles e ai Velvet, al garage rock e al "jingle jangle" californiano. Ma alla fine assomigliano solo a se stessi.

I Big Star sono attivi dal 1971 al 1974, e – dopo un’eterna pausa – dal 1993 ad oggi.

Columbia: Live At Missouri University

La reunion dei Big Star (in formazione ampliata da due ex Posies) avviene, come da copione, all’insegna dell’understatement, con un tour nei college. Da una di quelle date proviene questa registrazione, che rivela uno smalto inossidabile: ci sono i classici, ma anche una struggente I Am The Cosmos (dello scomparso Bell), la dondolante Baby Strange di Marc Bolan e un omaggio a Todd Rundgren (Slut).

Big Star Live!

Tracce di una band da tempo scomparsa riaffiorano in questo "broadcast" radiofonico per anni riciclato dai mercanti di bootleg. È il 1974 e i Big Star, in trio, danno fondo soprattutto al repertorio di Radio City. Suono spoglio, di stoffa grezza e più urticante che in studio (O My Soul). Ancora meglio l’intermezzo acustico, con Chilton perfettamente calato nel ruolo in un pezzo ironico ed amarognolo firmato da Loudon Wainwright III (Motel Blues).

Radio City

Bell se n’è già andato, e Chilton resta l’unico padrone della scena. Con la sua voce abrasiva e il suo atteggiamento poco incline al compromesso (Rolling Stone lo definirà una "icona iconoclasta"), il cantante/chitarrista imprime una sterzata più rude al suono del gruppo (il pub-rock di Mod Lang, la sfavillante Back Of A Car).

Ma il Top è la celebre September Gurls, melodia pop di dirompente forza e semplicità che darà l’imprinting a molti successori, R.E.M. compresi.