Live From Mars

Un bel doppio dal vivo, atteso e soddisfacente, che soddisfa i fan e consegna Harper alla storia: un disco elettrico e uno acustico, alla maniera dei grandi, tre cover sintomatiche (da Led Zeppelin, Verve, Marvin Gaye), tutti i pezzi più belli del repertorio, e un ascolto che rimane vivo ed emozionante lungo tutto il disco.

Diamonds On The Inside

Un lavoro dai toni ancor più mistici, un disco di moderni spiritual che riesce però a mantenere quel taglio policromo e appassionante presente in tutti i dischi dell’artista. Qui ci sono altre belle canzoni, reggae (With My Own Two Hands), blues, ballate (Diamonds On The Inside), afromusic (Picture Of Jesus), gospel (Amen Omen), rock più duro, quasi zeppeliniano (So High, So Low), anche una fisarmonica con archi (When She Believes) e un paio di deboli momenti funky. È però il lavoro meno coinvolgente, e pecca forse di troppa varietà.

The Will To Live

Registrato in trio, con gli Innocent Criminals (Juan Nelson, Dean Butterworth), e anche un quartetto d’archi in un brano, è il disco che manda Harper allo scoperto e lo trasforma in una superstar delle nuove generazioni. Rock, psichedelia, gospel, reggae, funk sono ancora una volta mescolati con mano ferma e grande sicurezza interpretativa.

Ben Harper

Non Disponibile

Forse il personaggio più interessante e carismatico uscito dalla scena folk nera americana degli ultimi anni. Ben Harper è un atipico cantautore che riesce con sorprendente facilità e suggestione a combinare stili diversi, dal blues al rock, dal folk al reggae.

Welcome To The Cruel World

Forse il personaggio più interessante e carismatico uscito dalla scena folk nera americana degli ultimi anni. Ben Harper è un atipico cantautore che riesce con sorprendente facilità e suggestione a combinare stili diversi, dal blues al rock, dal folk al reggae. Nel primo disco tutti quegli elementi hanno uno scarno ma miracoloso equilibrio sonoro, suonati con i toni della chitarra slide, cantati con voce passionale, fervore mistico e una spendida semplicità. Canzoni forti eppure mai urlate o spinte.

BEN HARPER & THE BLIND BOYS OF ALABAMA: There Will Be A Light

I temi molto spirituali del disco precedente portano Harper a una quasi naturale collaborazione con il gruppo gospel dei Blind Boys of Alabama. Due session di studio in cui Harper e la sua band, con le voci dei vecchi Boys (hanno tutti oltre settant’anni), eseguono composizioni tutte originali, tranne un dimenticato brano di Dylan e Danny O’Keefe (Well Well Well), la Satisfied Mind già passata per le mani di Jeff Buckley e il traditional a cappella Mother Pray. A volte pare un disco di vecchio gospel, altre volte affiorano accenti maggiormente rock; è comunque un lavoro molto profondo, caldo, ispirato, coraggioso. 

Both Sides Of The Gun

Harper ha ritrovato la fiducia nella propria musica e lo dimostra con un periodo di sovrapproduzione che si mantiene su ottimi livelli. Come da tendenze attuali, non è un doppio disco ma un album in due parti, che alterna momenti classici nel suo stile, gospel folk acustici e lente ballate, anche un po’ sofferte, a una seconda parte più mossa, ritmata, magari non proprio rollingstoniana come hanno scritto alcuni ma da quelle parti (Engraved Invitation, Get It Like You Like It). Ci sono anche pagine decisamente più rock (Please Don’t Talk About Murder), funky soul d’annata (Black Rain, contro la politica di Bush), e anche uno strumentale per slide (Sweet Nothing Serenade). Collaborano, tra gli altri, David Lindley e Charlie Musselwhite.