Surfin’ USA

Il primo vero album firmato da Brian Wilson (compositore e arrangiatore) e cantato dai Beach Boys, che provano subito a liberarsi dell’etichetta di gruppo da spiaggia e mostrano maggior convinzione per il loro ruolo di musicisti: contiene i primi brani di un certo spessore, dalla ballata spezzacuori Lonely Sea, ai classici temi di Misirlou e Shut Down, più una manciata di strumentali. Surfin’ USA è una rilettura in chiave Surf dei classici giri r&r di Chuck Berry.

Grande successo di pubblico per il disco più bello del periodo Surf.

Beach Boys

Hanno cavalcato le grandi onde californiane, rifondando il pop. Dalla surf music degli esordi alle sperimentazioni più ardite, la carriera dei Beach Boys è stata costellata di successi, ma anche di drammi.

LA SURF MUSIC DELLo stato del sole americano

Negli anni Sessanta, il rock’n’roll si concentra in California, che è segnata d importanti trasformazioni sociali e culturali in questo periodo storico. È nelle assolate spiagge californiane che si definisce il nuovo life style dei giovani americani. Il surf non è più solo uno sport, ma il concetto di cavalcare l’onda si lega anche a musica e cinema. I Beach Boys diventano i pionieri della surf music, più intensificata grazie al loro stile nella surf pop.

Le loro armonie derivano dal dopo-wop, da profonde radici rock’n’roll e da una forza e una vitalità che li contraddistingue dagli altri gruppi in voga. Il segreto della loro gloria sta in quel misto di ingenuità e malinconia, l’estate infinita celebrata nei loro testi che segna l’ultima stagione dell’innocenza americana.

I RAGAZZI DA SPIAGGIA

Le origini dei Beach Boys sono situate nel 1961 a Hawthorne, in California, nel nucleo famigliare dei Wilson. I componenti sono i tre fratelli Brian, Carl e Dannis, il cugino Mike Love e l’amico Al Jardine.                                                                                                                   Inizialmente si nominano i The Pendletones, in onore della marca di t-shirt più amata dai surfisti, nonostante nessuno di loro praticasse questo sport, a parte il batterista Dannis. Sarà proprio lui a suggerire il surf come marchio delle loro canzoni, rappresentava l’essenza del loro spirito: sfida, libertà e spensieratezza. E l’idea risulta vincente, il loro nome ancora oggi è associato alla surf music, di cui rimangono i più talentassi esponenti.

Tra i cinque svetta il talento innato di Brian Wilson, che in tenera età mostra già di destreggiarsi perfettamente in questo ambito artistico. Anche Carl, fratello di mezzo, è interessato agli studi musicali, e si concentra sulla chitarra elettrica, insieme all’amico David Marks, che diventerà parte della storia dei Beach Boys. Dennis, il minore, è la disperazione dei Wilson, viene soprannominato Denny the Menace, il famigerato ragazzino incubo del vicinato è più interessato alle scorribande e precocemente alle femmine.

Il cugino Mike Love, nel 1959, è un giovane dal disperato bisogno di sottrarsi alla pesante routine della sua vita: di giorno fa l’operaio e di notte il benzinaio. La musica è l’escamotage per sfuggire alle dure giornate, l’ r’n’b è uno dei generi che predilige, e fin da subito diventa uno degli stimoli principali per Brian nella creazione delle melodie.

L’incontro tra Brian e Al Jardine avviene a scuola. Al rimane affascinato dal talento di Brian, fulcro creativo e competitivo della band, e lascia il suo gruppo folk del liceo, gli Islanders.

LA CALIFORNIA RACCONTATA DALLA SURF MUSIC DEL GRUPPO

Brian è sordo dall’orecchio destro, è energico e creativo ma allo stesso tempo è fragile e inquieto, a lui si deve il successo iniziale dei Beach Boys, grazie alle continue sperimentazioni musicali. Questa strada porta i cinque della spiaggia sotto contratto con l’etichetta Capitol Records.

La loro musica è una cartolina della California; ragazze in bikini, surfisti che cavalcano le onde con le loro tavole, spiagge da sogno. La ricetta dei Wilson è congiungere l’eredità del rock’n’roll degli anni 50 con originali ritornelli pop energici, basi ritmiche e riff di chitarra particolarmente incisivi.

La carriera musicale dei Beach Boys si può suddividere in almeno cinque periodi: da Surfin’ a Pet Sounds, periodo della crescita stilistica di Brian; da Smile a Surf’s Up, momento che vede il creativo sospeso tra lampi di genio e blocco mentale; da Carl & The Passion a 15 Big Ones, si spazia dalla quasi totale scomparsa di Brian al ritorno sulle scene. Il quarto periodo attraversa gli album finali, la morte di Dennis e la diaspora successiva alla morte di Carl; ed infine, la progressiva rinascita artistica di Brian, che conduce all’odierna reunion della band.

IL SOLE CHE SPLENDE SUI BEACH BOYS

Il 3 ottobre del 1961 i cinque ragazzi incidono, con la piccola Candix Records, Surfin’, che è un inno al divertimento e alla tavola da surf, la traccia spopola velocemente e si piazza in tutte le classifiche mondiali.

Nel 1962 David Marks subentra al posto di Al Jardine, esce Surfin’ Safari. Il ’63 è l’anno d’uscita dell’album Surfin’ USA, che mette in mostra le sperimentazioni di Brian, come la tecnica del double tracking, che consiste nel incidere due volte la stessa parte vocale per arricchire armonicamente la melodia e rendere ancora più incisive e brillanti le armonie vocali.

Nel giro di due anni i Beach Boys diventano la band più importante d’America e si impongono come nuove icone giovanili dell’epoca, generando un’ondata di musica surf. Anche il loro look fa tendenza, con le camicie Pendletone tanto care ai surfisti, pantaloni color kaki e piedi nudi nella sabbia.

Inizia un periodo prolifero per il gruppo, lo dimostra l’album Surfer Girl, di cui Brian è anche produttore. Con il quarto album, il terzo prodotto nello stesso anno, rientra nel gruppo Al Jardine.              Dal 1962, l’anno dell’esordio nelle classifiche, al 1964, i Beach Boys pubblicano ben otto 33 giri, con più di ottanta canzoni, manifestando una crescita costante in termini di composizione e produzione.

LA CRISI e la produzione DI BRIAN

Brian Wilson comincia tuttavia ad avvertire sintomi di eccessivo stress: l’ossessivo lavoro di scrittura, produzione e registrazione, unito a un fitto calendario di concerti, gli provoca un forte esaurimento nervoso. Sul volo verso Houston, il 23 dicembre 1964, accusa un improvviso attacco di panico che lo induce ad annunciare al resto della band il proprio ritiro dalle scene per dedicarsi esclusivamente alla produzione di nuova musica per il gruppo. Il suo posto di bassista viene rivestito temporaneamente da Glen Campbell, sostituito dopo pochi mesi da Bruce Johnston, talento emergente della scena surf pop californiana, che diventerà presto il sesto beach boy.

Brian è libero di concentrarsi sulla scrittura musicale e sul lavoro in studio, con risultati decisivi per il sound della band. A partire dal 1965, infatti, la musica dei Beach Boys si distacca dal mondo del surf rilanciando le intuizioni che i Beatles e altri gruppi della British invasion stavano introducendo nel modo di concepire, comporre e presentare le canzoni.

Primo frutto di questo mutamento è The Beach Boys Today! Nello stesso anno, altri due album segnano profondamente la storia della band. Summer Days (And Summer Nights!) è uno degli impieghi di Brian. Infatti decide di affidarsi ai migliori sessionmen di Los Angeles, più idonei a riprodurre la complessità degli arrangiamenti di Brian.

IL CIELO CALIFORNIANO DIVENTA GRIGIO

Alla fine del 1965 non c’è nulla che rifletta nelle canzoni dei Beach Boys quanto sta accadendo nell’America inquieta di fine Sessanta. Con la loro surf music epurata da ogni violenza, Wilson e compagni contrappongono alla sempre più grigia realtà la solare utopia dell’eterna estate californiana, dove la vita scorre come una continua festa sulla spiaggia.

Brian, genio creativo psicologicamente fragile, dopo il crollo nervoso di fine ’64 attraversa un periodo di profonda crisi, in cui diviene anche dipendente dalle droghe. Il suo talento, però, resta vivo, indiscutibile, di gran lunga più avanzato di quanto lasci intravedere l’aspetto più esteriore del gruppo. Il suo lavoro di produzione diventa sempre più minuzioso e maniacale

. Nel corso del 1965, comincia a lavorare sul disco che marcherà profondamente la storia del gruppo, Pet Sounds, un concept-album molto ambizioso, che segnerà una rivoluzione per la storia della musica pop. È il capolavoro assoluto dei Beach Boys, un disco straordinariamente ispirato, dove le sperimentazioni di studio di Wilson si fondono magicamente con la popolarità delle canzoni, dove gli strumenti tradizionali del rock trovano punti d’incontro inattesi con altri stili e approcci.

La stagione di Pet Sounds, oltre a inaugurare la svolta sperimentale dei Beach Boys, segna la fine del periodo felice di Brian Wilson. Alla fine del ’66, la band torna da un trionfale tour  inglese.  Brian presenta loro piccoli frammenti, idee, accenni di melodie e progetti visionari che li lasciano molto perplessi. Per la prima volta il creativo deve affrontare la mancanza totale di supporto da parte del gruppo e della casa discografica. In particolare, Mike Love non tollera il giro di amici che ruota intorno a Brian, molti dei quali approfittatori e spacciatori, e si oppone anche ai testi , allucinati e privi di senso. Nel dicembre ’66 il lavoro sui pezzi portanti del disco si interrompe.

Brian si era perso perché voleva perdersi, non gli interessa più essere il numero uno, ha un gusto più dolce per lui essere lo sconfitto. L’interesse di Wilson per le registrazioni diventa sempre più blando e sporadico, al punto che i Beach Boys pur di averlo presente alle sessions decidono di registrare i successivi lavori nel suo studio casalingo.

GLI ANNI 70 TRA ALTI E BASSI

Sul finire dei Sessanta, la vita degli ex-ragazzi da spiaggia si tramuta via via  in un’esistenza hippie, nella quale gira una gran quantità di sostanze stupefacenti e di alcol. I Beach Boys iniziano un incredibile percorso fatto di morte e rinascita.

Nel 1971 è la volta di Surf’s Up, con la supervisione del nuovo manager Jack Rieley.

Il mondo attorno ai Beach Boys sta cambiando, l’America della metà degli anni Settanta ha ormai poco a che vedere con quella dei primi anni del decennio. Così la band californiana muta pelle, alla ricerca di nuove vibrazioni, passando attraverso capolavori  continui revival degli anni Sessanta, prima che, a partire dagli anni 90, si scateneranno infinite guerre legali tra i componenti del gruppo.

Durante l’assenza quasi totale di Brian, i Beach Boys si dedicano all’attività live senza sosta, riguadagnando una discreta popolarità grazie a collaborazioni con i Grateful Dead e con i Chicago.

Il ritorno di Brian nel gruppo, anche in veste di produttore, è decretato ufficialmente nel 1976. Tra il 1976 e il 1977, Wilson compone e produce The Beach Boys Love You. Un lavoro controverso, che per alcuni segna la riscossa, per altri il definitivo crepuscolo.

Alla fine del decennio la vicenda dei “ragazzi da spiaggia” sembra comunque arrivata alla fine. Dennis si allontana dal gruppo, litigando con tutti tranne che con Brian, al quale resta fortemente legato; Brian, in preda a una fortissima crisi depressiva e a un massiccio uso di droghe, non è in grado di seguire le sorti della band. Nel 1980 anche Carl abbandona temporaneamente i compagni, intraprendendo una carriera solista con poco successo.

IL SOLE TRAMONTA PER I BEACH BOYS

Negli anni Ottanta e Novanta, la storia dei Beach Boys è un turbolento susseguirsi di abbandoni, liti e flop commerciali.

Dopo la tragica morte di Dennis, avvenuta nel 1983 per annegamento, in seguito a eccessi di alcol, Brian e Carl tornano a lavorare con i vecchi compagni. Insieme celebrano nel 1988 l’ingresso nella “Rock’n’roll Hall Of Fame”.

Durante gli anni Novanta i Beach Boys offrono numerosi concerti e apparizioni pubbliche ai fan in tutto il mondo. Tour sostenuti soprattutto dalla grande forza di volontà di Carl. Nel 1992 Mike Love cita in tribunale Brian, dichiarando di essere co-autore di ottanta canzoni.

Summer In Paradise del 1992 è il vano tentativo di tornare ad incarnare lo spirito dell’eterna estate californiana. Ma quando nel 1998 Carl muore di cancro il sole è davvero tramontato per i ragazzi della spiaggia.

Dopo l’allontanamento di Al e le dispute legali, nella seconda metà dei Novanta i “touring Beach Boys” restano Mike Love e Bruce Johnston, affiancati da altri musicisti. Negli stessi anni, inaspettatamente, prende corpo la progressiva rinascita artistica di Brian Wilson.

IL RICORDO DELL’ESTATE SENZA FINE

L’8 dicembre del 2011, in occasione del cinquantenario dalla pubblicazione del loro primo singolo “Surfin'”, i Beach Boys annunciano a sorpresa una reunion, un nuovo album e un tour di cinquanta date. Brian Wilson, Mike Love, Al Jardine, Bruce Johnston e David Marks si ritrovano insieme per le registrazioni del ventinovesimo album della band.

That’s Why God Made The Radio esce nel 2012, L’album è il primo degli ultimi decenni ad annoverare tutti i membri sopravvissuti della formazione originale. Brian Wilson è alla produzione, con Mike Love in qualità di produttore esecutivo. Nel disco tornano per l’ultima volta i temi di sempre, il mito dell’estate e il sogno californiano, costanti all’intera carriera del gruppo.

Summer’s Gone concepita da Brian Wilson per essere l’ultima canzone dei Beach Boys, ed è la canzone giusta al momento giusto, scritta dopo la morte del fratello Carl. I Beach Boys hanno rinnovato profondamente la storia della musica popolare. Il loro surf pop ha trovato la strada per diventare qualcosa di molto più profondo e ambizioso, lasciando un segno indelebile nei decenni successivi.

In un rapporto conflittuale, la parabola dei Beach Boys è quella di un’America che, uscita dall’età felice degli anni Cinquanta, avrebbe rimpianto per sempre la perdita dell’innocenza. La stagione perduta è quella associata agli “Happy Days”, ai juke-box e ai drive in, al surf e ai motori ruggenti. È l’età celebrata nel nostalgico teenage dream di “American Graffiti”, film apparentemente allegro ma profondamente tragico, di cui i Beach Boys non potevano che essere la colonna sonora ideale.

 

20/20

Dopo la curiosa ma maldestra iniziativa di Stack-O-Tracks (un album di basi strumentali pre karaoke) le quotazioni si risollevano un poco con un disco che raccoglie canzoni da 45 giri e brani scartati, anche famosi come Do It Again, I Can Hear Music, Cotton Fields, più altri avanzi di Smile come Cabinessence, e anche una canzone scritta da Charles Manson, Never Learn Not To Love. Sono inziative dovute alla Capitol in previsione della fine del contratto.

Nel corso del 1990 tutti gli album Capitol dei ’60 sono stati riediti a due a due su singolo CD, con bonus tracks aggiunte.