Carta del cielo

Lentamente ma inesorabilmente, Fortis ha risalito la china e apre i suoi anni Novanta con il suo album migliore dai tempi di Fragole infinite. Vita ch’è vita (Greenwich) è il brano di maggiore impatto ma tutto il disco funziona bene, con testi finalmente comprensibili e un rock levigato ma finalmente grintoso. Merito anche della produzione di Guido Elmi e delle chitarre della Steve Rogers Band, già all’opera con Vasco Rossi.

West Of Broadway

Di nuovo assieme ai musicisti con cui realizzò La grande grotta, Fortis confeziona l’episodio peggiore della sua carriera. Non si salva praticamente nulla: un album da consigliare solo a chi desidera possedere l’intera discografia del cantante.

Universo Fortis

Raccolta contenente i brani più popolari del musicista (Milano e Vincenzo, Il Duomo di notte, La sedia di lillà, Marilyn, Settembre e altri ancora) e quattro inediti (La splendida metà, Sexy Love, Saprai e Lettera a un sogno). Consigliatissimo a chi vuole avvicinarsi per la prima volta all’opera di un musicista unico nel panorama italiano, capace di pubblicare album privi di qualsiasi motivo di interesse ma anche di scrivere una manciata di piccoli capolavori tutti presenti in questa compilation.

La grande grotta

Fortis rialza la testa con un disco brillante realizzato con la collaborazione di un gruppo di musicisti statunitensi all’epoca collaboratori di Al Jarreau. Fra i brani migliori, La neŒa del Salvador (racconto dell’impatto del musicista con gli Stati Uniti), Marilyn (dedicata al controverso rapporto fra la Monroe e John Fitzgerald Kennedy) e soprattutto la nostalgica Settembre (“Le vendemmie fatte al paese di mia madre… la gioia, la libertà, la partenza”). Un altro grande successo commerciale dopo le centomila copie vendute con l’album d’esordio. Ai cori, Rossana Casale, all’epoca fidanzata di Fortis.

Dentro il giardino

Un altro album prescindibile, registrato negli Stati Uniti assieme alla rock band dei Word e con l’intervento del Pentecostal Community Choir, coro gospel di Los Angeles. Nessun brano memorabile, solo una ricorrente noia.

Tra demonio e santità

Decisamente meno immediato (e meno riuscito) del suo predecessore, il secondo album di Fortis affronta temi impegnativi come l’esistenza di Dio e la vita eterna ma smarrisce per strada la freschezza dell’opera prima a causa di testi poco incisivi e di una musica che ha perso il suo smalto.

L’uovo

Sorta di greatest hits registrato dal vivo assieme ai musicisti della Steve Rogers Band. Contiene classici come Milano e Vincenzo, La sedia di lillà, Settembre e Fragole infinite accanto alle più recenti Qui la luna e Vita ch’è vita (Greenwich).

Assolutamente tuo

La vena dei bei tempi sembra andata perduta. Nonostante la riuscita Qui la luna e la produzione di Carlos Alomar, storico collaboratore di David Bowie, il disco è ampiamente sotto la sufficienza, con testi spesso incomprensibili e un pop-rock diventato maniera.

Fragole infinite

Un altro buon album pop, sia pur leggermente inferiore al suo predecessore. Il disco è stato inciso a Londra negli studi di Abbey Road, proprio quelli utilizzati dai Beatles. Dedicato a John Lennon, il brano che dà il titolo all’album è stato registrato con il microfono valvolare impiegato dallo stesso Lennon durante le registrazioni di Strawberry Fields Forever. Fra le canzoni migliori del disco, inciso assieme alla band italiana dei Flying Foxes (Claudio Dentes, Beppe e Piero Gemelli e Franco Cristaldi), la toccante Angelo, auspicio della nascita di un figlio “nella cui fronte limpida potersi riflettere, sorprendendosi, con un grande sorriso”.

El niŒo

Uno degli episodi meno riusciti di una carriera caratterizzata da alti e bassi: la voglia di sperimentare nuove soluzioni conduce Fortis a perdere il bandolo della matassa, fra testi oscuri e una musica assai poco accattivante, fatta eccezione per il pop di Svegliati amore con me. Fra gli ospiti, Lucio Violino Fabbri, storico collaboratore della PFM, e Demo Morselli, futuro direttore d’orchestra del Maurizio Costanzo Show.

Alberto Fortis

Dopo lunghe e infruttuose peregrinazioni tra una casa discografica e l’altra, il ventiquattrenne musicista di Domodossola debutta con un album di brillante pop-rock nella cui scaletta spiccano tre piccoli grandi classici degli ultimi trent’anni di canzone d’autore italiana: Il Duomo di notte è l’omaggio di un milanese d’adozione al simbolo della metropoli lombarda, la toccante e bellissima La sedia di lillà è forse il brano migliore dell’intera carriera del cantautore, mentre l’episodio più noto, la velenosa Milano e Vincenzo, è dedicata a Vincenzo Micocci, discografico per la cui etichetta Fortis aveva firmato un contratto mai sfociato nell’incisione di un album. Fra i musicisti che hanno accompagnato il cantante nella realizzazione del disco, i componenti della PFM.

Angeldom

Dopo ben sette anni di silenzio, la musica di Fortis torna fresca e accattivante. Cercherò di te è il brano migliore di un disco registrato a Los Angeles (gli Stati Uniti sono ormai una seconda patria) con musicisti di fama internazionale come il batterista Vinnie Colaiuta, già nella band di Sting.