All This And More

Tre concerti, due all’immancabile CBGB’s, uno a San Francisco, tra il ’77 e il ’78. Un’ennesima raccolta live concepita probabilmente per ovviare alle mancanze di quelle precedenti, e rendere una volta per tutte giustizia (parziale, trattandosi di un disco) a quegli spettacoli memorabili.

Sono ben trentacinque tracce (i brani, chiaramente, si ripetono) in cui non manca un classico della band; né poteva essere altrimenti, tanto è stata breve la vicenda e esiguo il repertorio.

Fiorella Mannoia

Dopo anni di estemporanei 45 giri, nel 1980 la sua voce caratterizza Pescatore, successo di Pierangelo Bertoli che ne sente la voce per caso nei corridoi della CGD (e la incontra per la prima volta solo tre mesi dopo l’incisione). Nel 1981 l’autoerotismo e l’insoddisfazione di Caffè nero bollente catturano l’attenzione dell’altrettanto insoddisfatto pubblico di Sanremo. L’anno successivo esce il suo primo disco vero e proprio, curato da Mario Lavezzi. Questi, nonostante l’esperienza in fatto di dive, non riesce a valorizzare l’interprete romana, che per qualche anno ancora dovrà pazientare tra le “promesse”.

Margin Walker

Molto meno incisivo sotto il profilo strettamente musicale, Margin Walker ha impresse chiare le linee guida del pensiero fugaziano. Non si può parlare dei quattro di Washington DC senza menzionarne l’impegno etico e l’indipendenza dalle logiche dello show business. MacKaye e compagni privilegiano il dialogo con i fan, tengono bassi i prezzi dei concerti e si autogestiscono attraverso la Dischord, indie gestita anche come serbatoio di talenti.

Songs From The West Coast

Saluta il produttore Chris Thomas (poco amato dai fan, che lo hanno sempre considerato troppo caramelloso. Non che Dudgeon o altri gli abbiano reso migliori servigi) e si affida a Patrick Leonard, l’uomo degli anni migliori di Madonna. Il disco, contenente echi californiani ma anche manciate di blues, è il generoso tentativo di conciliare la nostalgia per quando era un geniaccio del pop con le aspettative delle masse che da lui pretendono l’ennesima Candle In The Wind. I tabloid stravedono per i suoi vestiti firmati, il suo trapianto di capelli, le chiacchiere sul suo innamorato. La critica invece non gli dà più chances. Un po’, se l’è cercata.

Knocked Out Loaded

Un album tanto ambizioso quanto poco riuscito. Ci sono un paio di cover — la più interessante è They Killed Him di Kris Kristofferson (dedicata a Gandhi con tanto di coro di bambini) — e ben tre brani scritti con altri — la lunga Brownsville Girl con Sam Shepard, Got My Mind Made Up con Tom Petty (presente con gli Heartbreakers al completo) e Under Your Spell con Carol Bayer Sager, per anni autrice dei testi e moglie di Burt Bacharach.

Relationship Of Command

Dopo tre anni di apprendistato indie, il gruppo fa conoscere al mondo la propria musica grazie a un album che mescola chitarre e cantato alla Rage Against The Machine ad atmosfere visionarie degne dei migliori Jane’s Addiction.

In Rolodex Propaganda fa capolino la voce di Iggy Pop, nume tutelare della band assieme agli MC5. La produzione è affidata a Ross Robinson, già dietro al mixer per altre band come Korn e Limp Bizkit.

Test For Echo

Inavvicinabile e statuario, l’inossidabile trio firma l’ennesima prova di rock mutante, privo di riferimenti e che nulla concede alla platea, ma che sa incantare masse devote, che infatti gli tributano l’ennesimo successo. Classe, concretezza ed eleganza tra i solchi di Driven, Half The World, Totem e Dog Years. Il chitarrista Lifeson si concede un progetto solista denominato Victor, con cui pubblica Victor (Atlantic, 1996, &Stelle=3;), dove spicca la voce di Edwin, cantante dei connazionali I Mother Earth. Geddy Lee invece pubblicherà My Favorite Headache (Atlantic, 2000, &Stelle=3;), con uno stile colto, ma più immediato rispetto alla sua band.

Spike

La nuova casa discografica mette a disposizione un grosso budget, e così accorrono gli ospiti di lusso: da Roger McGuinn (nel jingle-jangle …This Town…) a sir Paul Mc Cartney, che imbraccia il basso Hofner e collabora alla scrittura di due pezzi (tra cui la sbarazzina Veronica).

Elvis, nel frattempo, fa il giramondo: incide a New Orleans con Allen Toussaint e la Dirty Dozen Brass Band (Deep Dark Turthful Mirror è un gioiellino), poi si sposta a Dublino per incontrare la crema del folk revival irlandese e fissare su nastro un feroce attacco a Margareth Thatcher, Tramp The Dirt Down.