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"Mettiti nei miei panni, prendi questi anni e dalli ai cani": fa subito pubblica abiura, prima che qualcuno gliela chieda, Michele Salvemini (Molfetta, 1973) in Mea culpa. Il peccato da confessare è il passato a nome Mikimix, un’apparizione a Sanremo con E la notte se ne va e un album di rap melodico, La mia buona stella (Sony, 1997), passato pressoché inosservato.

Lingua velocissima, rime a cascata (come tutti i virtuosi, ogni tanto si lascia prendere la mano), è ricercato ("Come recente discendente di Salvemini, dovrei vegliare ma dormo tipo gli apostoli al Getsemani") e a volte sontuoso ("a fare stragi siamo tutti Capaci").

Le radio passano La fitta sassaiola dell’invidia basata su Confessioni di un malandrino dell’altrettanto ricciuto Branduardi, che a sua volta si era basato su una poesia di Esenin (…c’è di che meditare).