Just One Night

Una serata da favola al Budokan di Tokyo, dicembre 1979, in quintetto con Henry Spinetti, Chris Stainton, Dave Markee e un ottimo Albert Lee, che fa da seconda chitarra e occasionalmente canta.

Il primo disco illustra il Clapton più ammiccante e pop, da After Midnight a Wonderful Tonight, il secondo è un’emozionante immersione nei fondali blues della sua giovinezza — Robert Johnson e Otis Rush, Ramblin On My Mind e Double Trouble.

24 Nights

Da qualche anno Clapton ha l’abitudine di celebrare una messa solenne per i suoi fan con varie serate alla Royal Albert Hall, dove passa in rassegna tutto il suo repertorio e ama invitare amici e creare situazioni inedite.

Qui una selezione di questo “Clapton Festival” nelle edizioni’90 e ’91, con E.C. leader di varie formazioni: un quartetto rock, una blues band allargata (con Buddy Guy e Robert Cray) e un ensemble ancora più esteso con la National Philarmonic Orchestra diretta da Michael Kamen.

One More Car, One More Rider

In fondo erano tanti anni che Clapton non si affidava a un live. Ciò non toglie che il disco sia superfluo, con una rassegna tutt’altro che memorabile di brani recenti nel primo CD e di classici nel secondo, fino a Layla, a Cocaine, a Sunshine Of Your Love. Banda di soliti noti (East, Philliganes, Fairweather Low e via così) e sigillo finale, ahi!, con Over The Rainbow.

Money And Cigarettes

E.C. passa alla Warner e per l’occasione torna ad affidarsi al vecchio e saggio Tom Dowd. Ne viene un divertente album di blues rockabilly moderno, con un mix di brani originali e vecchi standard (Everybody Oughta Make A Change è di Sleepy John Estes, Crazy Country Hop di Johnny Otis).

A fianco di Clapton una grande band radunata per l’occasione, con Albert Lee, Donald Dunn e Ry Cooder.

Reptile

La foto di copertina e varie memorabilia interne celebrano gli anni più giovani ma l’album non ha un piglio particolarmente nostalgico. È il solito pop rock dell’artista, morbido e un po’ scarico, suonato con gli amici di sempre e qualche nuovo invitato (Paulinho Da Costa, il chitarrista Doyle Bramhall II). In repertorio brani di J.J. Cale, James Taylor, Stevie Wonder, Ray Charles.

ERIC CLAPTON/B.B.KING: Riding With The King

Ci fosse stato 30 anni prima, un simile incontro al vertice, allora sì che il divertimento sarebbe stato assicurato. Ora invece è tardi: le due star giocano molto e suonano poco, più bolsi che vecchi, più pigri che out. Li aiuta un grande repertorio, da Worried Life Blues a Three O’ Clock Blues.

Crossroads

Un pezzo di storia rock,una retrospettiva che dagli Yardbirds e dai Bluesbreakers porta agli anni ’80 passando per i Cream, i Blind Faith e i vari dischi solistici. Con rarità e inediti, è l’archetipo dei cofanetti rock; il successo che incontrerà, spianerà la strada a tutta una serie di simili operazioni d’archivio.

Rainbow Concert

Non è solo una questione di incerta identità musicale, ci sono anche gravi problemi di vita. Clapton è tossicodipendente e perde un anno almeno di carriera nella sua lotta contro la droga.

Questa è la testimonianza del suo ritorno sul scene, con un acclamato concerto londinese che lo vede al fianco di illustri amici (fra gli altri Townshend, Ron Wood, Stevie Winwood). In repertorio un classico Cream come Badge e cose più nuove (Presence Of The Lord, Little Wing, anche Pearly Queen dei Traffic).

Slowhand

Clapton ha ormai cambiato pelle ed è l’idolo dei giovani adulti benestanti, non più dei cercatori di forti emozioni super blues. Qui indovina il repertorio, con alcuni brani che saranno fissi nella sua scaletta per anni: da Mean Old Frisco a Lay Down Sally, da Cocaine (J.J. Cale) alla ballatona melodica di Wonderful Tonight.

Clapton Eric

Dopo lo scioglimento dei Cream, Eric Clapton (Ripley, Inghilterra, classe 1945) passa mesi inquieti rifuggendo dall’esagerato successo di quella band e inseguendo nuove strade con Delaney&Bonnie, i Blind Faith, Derek & The Dominos.

Debutta infine come solista con l’album omonimo del 1970, per poi affermarsi nell’ultimo quatantennio come autore mondiale di riferimento di sonorità rock, blues e psichedeliche.

Fedelissimo ai brand Fender e Gibson, Clapton è menzionato al quarto posto in entrambe le classifiche “I cento più grandi chitarristi di tutti i tempi” stilata da Rolling Stone” e “I cinquanta più grandi chitarristi di tutti i tempi” ad opera della stessa Gibson.

Backless

Stessa formula, stesso produttore (Glyn Johns), un team di musicisti praticamente identico (Carl Radle, Dick Sims, Jamie Oldaker — manca solo Mal Collins al sax). Il repertorio non riscuote lo stesso successo, anche se ci sono brani come Tulsa Time, Promises, e un paio di rarità di Bob Dylan scritte con Helena Springs.

Journeyman

Russ Titelman aiuta E.C. a tornare più credibile con un non disprezzabile disco di pop rock che va da Hound Dog a Before You Accuse Me, da George Harrison a Ray Charles. Per garantire il risultato, i brani originali sono ridotti al minimo e i musicisti sono di ottima levatura, da Jim Keltner alla batteria al fiammeggiante Robert Cray che si alterna alla chitarra con E.C.

461 Ocean Boulevard

Per guarire dal suo mal di droga, Clapton vola in Florida e si cura combinando il blues delle sue radici con il soul e il reggae. Ne viene un disco pigro e sensuale che incontra il favore del pubblico anche grazie all’attenta produzione di Tom Dowd.

I Shot The Sheriff, dal repertorio di Bob Marley, è il brano più celebre, ma spiccano anche le cover di Get Ready di Curtis Mayfield e di Willie And The Hand Jive. I Cream sono ormai lontanissimi.

Me And Mr. Johnson

A corto di idee, ma forse anche con sincero slancio di ammirazione, Clapton dedica un intero album al suo maestro, Robert Johnson. Bella idea, peccato che il signor J e lui siano agli antipodi; forte, intenso, posseduto dagli spiriti il primo, superficiale e paraculo il nostro Slowhand.

La materia viene così diluita e fatta diventare pappa radioTV; un bluesettino anemico in abito Armani a disegnare in fumetto quello che in origine era una tenebrosa bolgia dantesca. Realizzato con un quintetto-base composto da Steve Gadd, Nathan East, Andy Fairweather Low, Doyle Bramhall II e Billy Preston.

In repertorio alcuni brani leggendari (Love In Vain, Come On In My Kitchen, If I Had Possession Over Judgement Day) ma non tutti; mancano per esempio Ramblin’ On My Mind e Crossroads, vecchi cavalli di battaglia di EC.

Another Ticket

Clapton ha sciolto la sua formazione classica dei ’70 e, vuoi per quello, vuoi per nuovi problemi di alcol, non si ritrova più. L’album è sbiadito, anche se trova ancora buon successo e negli USA finisce nei Top 10.

È l’ultima collaborazione con Robert Stigwood, il discografico che lo aveva scoperto fin dai primi giorni Cream.

Cream

Non Disponibile

Il più celebrato supergruppo del rock vede insieme il chitarrista Eric Clapton, il bassista Jack Bruce, il batterista Ginger Baker. Le radici affondano nel blues, lo stile è invece molto elettrico, forte, ai limiti dell’hard.

I Cream esordiscono a Londra nel 1966 e in soli due anni vendono oltre 35 milioni di dischi; si riuniscono nel 1993 e rimangono in attività fino al 2005, ricevendo nel 2006 il Grammy alla carriera.

From The Cradle

Il successo incontrato da Unplugged spinge E.C. a nuove meditazioni nostalgiche, questa volta nel segno del blues puro e vero. Grande repertorio, da Eddie Boyd a Leroy Carr, da Willie Dixon a Elmore James, e bella interpretazione con una band che sfrutta il talento di vecchi amici come Jim Keltner e Chris Stainton, più la sezione fiati dei Kick Horns.

August

Dedicato al figlio Conor, appena avuto da Lory Del Santo, è un disco ancora più scarico del precedente anche se incontra il favore del pubblico britannico. Prodotto ancora da Collins, con Tom Dowd, è realizzato da un quartetto con Clapton, Collins, Greg Philliganes e Nathan East, più una sezione fiati con i fratelli Brecker.