Spike

La nuova casa discografica mette a disposizione un grosso budget, e così accorrono gli ospiti di lusso: da Roger McGuinn (nel jingle-jangle …This Town…) a sir Paul Mc Cartney, che imbraccia il basso Hofner e collabora alla scrittura di due pezzi (tra cui la sbarazzina Veronica).

Elvis, nel frattempo, fa il giramondo: incide a New Orleans con Allen Toussaint e la Dirty Dozen Brass Band (Deep Dark Turthful Mirror è un gioiellino), poi si sposta a Dublino per incontrare la crema del folk revival irlandese e fissare su nastro un feroce attacco a Margareth Thatcher, Tramp The Dirt Down.

Trust

Affiora un pizzico di routine, nel songwriting del leader e nel suono degli Attractions. Ma Clubland e New Lace Sleeves, infiocchettate dagli ornamenti jazz-classicheggianti dell’impareggiabile Nieve, sono due dei brani migliori in repertorio, Different Finger anticipa l’imminente parentesi country&western e Shot With His Own Gun prelude, con molto anticipo, al classico schema voce-pianoforte che diventerà un modulo classico della maturità costelliana.

Armed Forces

Elvis è ormai un nome che conta sulla scena britannica ma comincia a pagarne le conseguenze. Il nuovo album è una tranche de vie scritta e realizzata tra un tour e l’altro, a malapena velata dal desiderio (confessato) di emulare il pop melodico e "commerciale" degli Abba.

Stress ed eccessi della vita on the road sfociano in un disco ansiogeno e un po’ frettoloso, vivace e con qualche riempitivo. Accidents Will Happen e Oliver’s Army, però, basterebbero da sole a portare in attivo il bilancio: la seconda soprattutto, che impiega un irresistibile ed orecchiabile ritornello per parlare di un argomento serissimo (l’arruolamento "forzato" dei giovani sottoproletari disoccupati nell’esercito di occupazione in Irlanda).

Out Of Our Idiot

La seconda collezione di rarità e stranezze costelliane è un’altra piccola delizia per iniziati: duetti (Seven Day Weekend con Jimmy Cliff, The People’s Limousine con T-Bone Burnett, Baby It’s You di Bacharach in coppia con Nick Lowe), altre cover di eterogenea provenienza (Yoko Ono, Richard Thompson), curiosità (lo strumentale western A Town Called Big Nothing) e outtakes meritevoli di salvataggio come Black Sails In The Sunset.

Punch The Clock

Due produttori di grido, Clive Langer e Alan Winstanley (Madness, Dexy’s, ecc.), cercano di riportare il maturo Elvis in cima alle classifiche.

Everyday I Write The Book rimane ad oggi uno dei pezzi più accessibili del suo catalogo, ma in una sequenza di vivaci, scattanti r&b e pub rock farciti da sezioni fiati e voci di contorno la vera anima di Costello affiora nelle canzoni "politiche" e più ombrose: la minacciosa sci-fiction per pianoforte e voce di Pills And Soap e la stupenda ballata Shipbuilding, dolente commento d’attualità sulla guerra da operetta delle Falklands incorniciato dall’inarrivabile "spleen" della tromba di Chet Baker.

ELVIS COSTELLO/THE BRODSKY QUARTET: The Juliet Letters

In compagnia del giovane ensemble d’archi inglese, l’irrequieto musicista realizza un curioso esempio di pop da camera che prende spunto da un immaginario epistolario indirizzato a Giulietta Capuleti.

Grazia, umorismo e dinamicità negli arrangiamenti (nonostante la assoluta mancanza degli strumenti canonici da musica "leggera") ne fanno una pagina tutto sommato stimolante della produzione costelliana.

Singles Vol. 1/2/3

Un altro colpo al cuore dei collezionisti, già provati dall’ultimo programma di ristampe del catalogo sotto forma di doppi CD pieni zeppi di provini, take alternative e pezzi registrati dal vivo: tutti i singoli in vinile del periodo pre-Warner, lati B compresi, ordinati in sequenza cronologica e distribuiti su tre cofanetti; il tutto è corredato da fedeli riproduzioni in cartoncino delle copertine di 45 giri e dodici pollici originali.

Goodbye Cruel World

"Congratulazioni, avete appena comprato il nostro album peggiore!", scriverà onestamente l’autore nelle note di copertina di una ristampa successiva. Anche Costello cade, inopinatamente, vittima degli anni ’80 e cede alle lusinghe di arrangiamenti sintetici, oggi irrimediabilmente datati. T

he Only Flame In Town è un soul patinato che ben si adatta alla voce dell’ospite Daryl Hall, I Wanna Be Loved una morbida torch song elettronica accompagnata dai vocalizzi femminei di Green Garthside degli Scritti Politti.

North

Per il suo debutto personale sulla leggendaria "etichetta gialla", il songwriter si circonda di session men da sogno (Lee Konitz, Marc Ribot, Peter Erskine, più il solito Nieve) e produce un grosso sforzo compositivo: prevalgono le tonalità brune e le atmosfere autunnali, ma raramente le sue nuove ballate sono abbastanza agili da decollare.

L’edizione limitata contiene un Dvd in omaggio; e in tipico spirito costelliano, la title track è disponibile solo come download da Internet riservato agli acquirenti del disco.

The First 2 And A Half Years

Un box contenente i primi tre dischi di Costello dà il via a uno degli innumerevoli programmi di ristampe curate dal musicista in persona. Oltre a una buona dose di "bonus tracks", in omaggio c’è un prezioso articolo per collezionisti: il raro promo Live At The El Mocambo, testimonianza di una torrida performance del ’78 catturata in un club di Toronto.

This Year’s Model

Rimpiazzati con il dinamico trio degli Attractions i session men americani Clovers (da cui nasceranno i News di Huey Lewis), il songwriter londinese sbaraglia la concorrenza con un album che mantiene le promesse del titolo, cavalcando la "nuova onda" della musica inglese a dispetto dei numerosi vezzi retrò (gli omaggi al beat di Stones, Kinks e Small Faces, il Farfisa sibilante di Steve Nieve, il suono secco e nervoso in stile pub rock orchestrato dal produttore Nick Lowe).

Costello sciorina con voce adenoidale testi logorroici come pochi avevano osato dopo Dylan (I Don’t Want To Go To Chelsea), pompa adrenalina e cattiveria in Pump It Up e nella convulsa Lipstick Vogue, mostra la stoffa del melodista di razza in Little Triggers e non dimentica la polemica politica (Night Rally, assente dall’edizione americana pubblicata dalla Columbia).

When I Was Cruel

Il primo disco rock dai tempi lontani di Brutal Youth serve a dimostrare che MacManus non ha perso il gusto per il rumore e i suoni garage.

Ben assecondato da due terzi degli Attractions (ribattezzati Imposters), Costello ringiovanisce di botto in pezzi come Tear Off Your Own Head e 45. 15 Petals sembra suonata da un’orchestra balcanica, e When I Was Cruel No. 2 è una ballata geniale e postmoderna: la voce nel loop, ipnotico e ossessivo, è rubata a un vecchio vinile di Mina.

King Of America

La reazione all’artificiosità del disco precedente non si fa attendere: Costello licenzia (temporaneamente) gli Attractions, recupera la sua vera identità (firmandosi Declan MacManus) e affida a T-Bone Burnett, esperto di "roots music", il compito di guidarlo nel disco più nudo e sincero della sua carriera.

Il titolo non mente: la fanno da padrone chitarre acustiche, ballate di sapore rurale, blues e country &western. Il protagonista, che raggruppa una bella accolita di leggendari session men americani (tra cui James Burton, Jerry Scheff e Ron Tutt, accompagnatori di Presley) sotto la sigla "Costello Show", sforna alcune delle sue canzoni migliori (Indoor Fireworks, I’ll Wear It Proudly, American Without Tears) e rivernicia in convincente chiave folk-rock anche la celebre Don’t Let Me Be Misunderstood.

The Delivery Man

L’etichetta sulla confezione (Lost Highway, il marchio principe dell’alternative country americano) non mente: insieme ai suoi Imposters Elvis va a Oxford, Mississippi (la città adottiva di William Faulkner), a incidere il suo disco migliore da molti anni a questa parte: roots music bianca e nera, convulsi assalti ritmici (Button My Lip, Bedlam), honky tonk rock (There’s A Story In Your Voice, in duetto con la voce cartavetro di Lucinda Williams), r&b dal suono ruggente (Monkey To Man, Needle Time) e una sequenza di sontuose ballate country e old time (Country Darkness, la minimale The Scarlet Tide: una delle tre angeliche apparizioni di Emmylou Harris).

C’è anche la versione costelliana dell’eccellente The Judgement, già incisa da Solomon Burke. Due pezzi in più sull’edizione giapponese, uno su quella inglese.

My Aim Is True

Un album capace di unghiate graffianti (l’offensiva antifascista di Less Than Zero) ma anche di squisitezze melodiche ignote ai suoi coetanei (Alison, pietra di paragone per tutta la sua produzione successiva).

La ristampa più recente di questo e di molti dischi successivi (Demon/Edsel in Gran Bretagna, Rhino negli Usa) aggiunge al programma originale un secondo CD di demo, alternate take, brani dal vivo e rarità del periodo (tra i bonus, in questo caso, figura anche una cover di I Just Don’t Know What To Do With Myself di Burt Bacharach), scrupolosamente annotati nelle note di copertina redatte ex novo dallo stesso musicista.

Costello Elvis

Non Disponibile

Occhialoni alla Buddy Holly, look ostentatamente fuori moda e un nome d’arte che ammicca al re del rock and roll, Costello (Londra, classe 1954) è un "giovane arrabbiato" dalla lingua lunga e velenosa, come esige lo spirito dei tempi, ma in epoca di barricate e assalti punk all’arma bianca inalbera, controcorrente, la bandiera del cantautore.

Una discografia ad oggi infinita, con oltre 30 album da studio, cinque raccolte live e una serie di riedizioni e cofanetti di raccolta per colui un tempo definito dalla critica un’"enciclopedia del pop".

All This Useless Beauty

Ribaltando, parzialmente, il concetto di Kojak Variety, McManus si riappropria di alcune canzoni scritte con o per altri artisti (McCartney, Aimee Mann, Roger McGuinn, la cantante folk June Tabor) e completa il quadro con alcuni inediti.

Un disco elegante, suonato benissimo dagli Attractions e ingiustamente sottovalutato: che contiene una delle sue più belle ballate di sempre, All This Useless Beauty.

Blood And Chocolate

Passano pochi mesi, e al neonato King Of America Costello (di nuovo con gli Attractions) regala un gemello di tutt’altra pasta, rumoroso, sferragliante e garage come non mai. La lunghissima, straziata I Want You diventa la sua ballata strappacuore per eccellenza, Tokyo Storm Warning una farneticante declamazione su sfondo rock blues in puro stile dylaniano.

Mighty Like A Rose

Con l’inventivo (fin troppo, secondo alcuni) Mitchell Froom alla console, Elvis osa ancora di più e realizza il suo kolossal: una composita giostra musicale dove però si smarrisce sovente il filo narrativo.

Non mancano le "highlights": soprattutto la ballata So Like Candy, scritta a quattro mani ancora con McCartney, e la malinconica marcetta di chiu"sura, Couldn’t Call It Unexpected No.4, contraddistinta da una levità di tocco che manca al resto dell’album.

Almost Blue

Elvis sconcerta tutti con la prima di una sequenza di mosse spiazzanti: va a Nashville, cuore della tradizione musicale bianca d’America, e si affida alle mani esperte del produttore Billy Sherrill, inventore del genere "countrypolitan".

Tra i due volano scintille: ma nel suo esotico viaggio tra Hank Williams, Patsy Cline, Merle Haggard e Gram Parsons, l’inglese si sforza di aderire al ruolo, per lui inedito, di "interprete", lavorando con impegno per superare i suoi limiti vocali.

Get Happy!!

Desideroso di lasciarsi alle spalle lo stile new wave del disco precedente, Costello confeziona il suo primo "concept" musicale, cucendo per le sue canzoni abiti soul, di marca Stax, Hi e Motown.

Venti pezzi in scaletta (un’enormità, in epoca di vinile), due cover (Sam & Dave e Merseybeats), citazioni sfacciate (Temptation ricalca la Time Is Tight di Booker T & The MG’s), il disco fila liscio e compatto con una sequenza di pop/r&b succinti e senza fronzoli intervallati da ballate di gran classe (King Horse, Possession, Riot Act).

ELVIS COSTELLO/BILL FRISELL: Deep Dead Blue

Due artisti senza frontiere collidono e si sovrappongono sul palco londinese della Queen Elizabeth Hall: Frisell ricama trame chitarristiche con encomiabile parsimonia, Costello sfida le sue doti vocali in territori noti (le sue Love Field Poor Napoleon, Baby Plays Around) e poco esplorati (la mingusiana Weird Nightmare, la nostalgica melodia di Gigi, dall’omonimo film-musical di Vincente Minnelli).

Ten Bloody Marys & Ten How’s Your Fathers

Da cultore e collezionista di dischi, Costello adora 45 giri, lati b e "alternate version". E la sua prima "compilation" di hit e rarità (che in Inghilterra esce inizialmente solo su musicassetta) permette di fare ordine in una discografia già frastagliata, con scalette degli album modificate da nazione a nazione.

Imprescindibili almeno tre pezzi non pubblicati sugli LP di stampa inglese: l’aguzzo reggae-rock di Watching The Detectives, il beat rabbioso di Radio Radio (dove Elvis se la prende col conformismo dell’etere) e l’arrembante (What’s So Funny ‘Bout) Peace, Love & Understanding, firmata da Lowe.

Tutte assenti dalla versione americana del disco (Taking Liberties, Columbia, 1980, &Stelle=3;), che le sostituisce con altrettanti brani tagliati dalle edizioni USA degli album.