Sandinista!

A cavallo del decennio, i Clash sono per molti "l’unica rock band che conta". Loro se ne assumono la responsabilità, pubblicando un monumentale triplo LP (poi reimpacchettato in due cd) che allarga a dismisura il punto d’osservazione sul turbolento mondo circostante.

La musica è, coerentemente, un melting pot: oltre alla consueta playlist a base di rock, reggae e dub (celebrato con un’intera facciata) le antenne di Radio Clash captano stavolta valzer ribelli, ritmi disco, carnevali antillani, invocazioni gospel e i nascenti fermenti dell’hip-hop nero-americano (l’iniziale The Magnificent Seven).

Sicuramente ridondante, eccessivo e imperfetto: ma la miriade di epigoni successivi, nel mondo (Manu Chao, Rancid, Billy Bragg) e in Italia (Gang), dimostrerà negli anni la lungimiranza della sua visione "no global" e senza frontiere.

Assolo

Nuovo monumento a se stesso, di impressionanti proporzioni: uno dei rarissimi "tripli" della discografia italiana, per di più eseguito in perfetta solitudine, eccetto il consueto, religioso accompagnamento del pubblico in coro. Difficile da reggere per intero, ma lo zoccolo duro è ampio e ne fa un trionfo commerciale.

Strip

Così come è diventato di moda, il cantante va fuori moda. All’improvviso, Duran Duran, Spandau Ballet e Depeche Mode dominano la scena, e Adam, nonostante lo spogliarello per la copertina e una collaborazione con Phil Collins, sembra un residuo degli anni ’70. I fan sostengono le vendite dell’album, ma il n.1 in classifica rimane lontano.

Primitive Cool

A due anni di distanza, con gli Stones in crisi, Jagger ci riprova con la medesima formula di pop rock & ballate strappacuori. Prodotto da Dave Stewart, un po’ più spontaneo del precedente, contiene la sua visione del mondo femminile (Party Doll), un paio di canzoni d’effetto (Say You Will, War Baby) ma anche i soliti ritmi techno dance fatti di poco (Let’s Work). Alla chitarra, Jeff Beck. 

 

Combat Rock

L’ultimo disco della line-up classica, prima dell’allontamento di Mick Jones, è il più fortunato commercialmente ma anche il più diseguale della produzione: da una parte i singoli killer (la stonesiana Should I Stay Or Should I Go?, la disco-rock arabeggiante e stralunata di Rock The Casbah), dall’altra i riempitivi che denunciano una band in lenta disgregazione.

Il gioiello è Straight To Hell, ballata percussiva e onirica che immortala al meglio la ruvida, visionaria poetica di Joe Strummer; in Ghetto Defendant la voce recitante è di Allen Ginsberg.

Prince Charming

La formula mostra un po’ la corda e i critici cannoneggiano, ma il pubblico gradisce ancora: grazie anche al lavoro di Chris Hughes (sul punto di diventare eminenza grigia dei Tears for Fears) arrivano altri due n.1, Stand And Deliver e Prince Charming, e Adam è una delle prime star della videomusica anni ’80, grazie al look new romantic che intriga. Il leader però comincia a sviluppare un ego grande come una cattedrale (vedi la fastidiosa Ant Rap). Tant’è che liquida la band e si mette in proprio — non senza il fido Pirroni.

This Is Big Audio Dynamite

Dopo una serie di audizioni, la formazione si assesta e debutta con il singolo The Bottom Line. L’accoglienza della critica e ottima, mentre il pubblico impiega mesi per metabolizzare questa nuova dimensione artistica dell’ex punk Mick Jones, in quale dimostra più coraggio dei suoi vecchi compagni Joe Strummer e Paul Simonon.

Medicine Show, la bizzarra E=MC2 e l’incalzante A Party i momenti migliori di un disco, che in parte anticipa e delinea la nuova strada della musica da ballo britannica.

The Clash

White Riot e Complete Control sono concitate e febbrili come un reportage dal fronte, Garageland è una appassionata dichiarazione di identità, Police & Thieves (di Junior Murvin) il prototipo di una mistura reggae-rock incendiaria come una molotov. L’edizione americana (Epic, 1979) scompagina la scaletta originale ma include altre pietre miliari: il rock fuorilegge di I Fought The Law e (White Man)In Hammersmith Palais, altra irresistibile incursione nella musica giamaicana.

Tighten Up, Vol. 88

Con uno spiegamento di effetti di studio che modifica suoni e armonie, la band cerca sempre di offrire qualcosa di innovativo ai propri fan. Non sempre le idee vengono focalizzate al meglio, ma l’album resta comunque una testimonianza di come, per Mick Jones, il rock non sia affatto una materia statica.

Lo confermano l’esplicita opener Rock Non Stop (All Night Long), i passaggi epici di Other 99 e Just Play Music.

Oltre

Sono passati quattro anni e sono successe molte cose, e tutte si leggono tra le pieghe di questo album sofferto e ambizioso, tra musica etnica e involutissimo viaggio interiore. Nel 1988 subisce la feroce "vendetta" dei duri e puri del rock in un festival torinese che lo affianca a Springsteen, Gabriel e Sting: è subissato di sputi e bottiglie, mentre dietro di lui campeggia, ironicamente, lo striscione che chiede di rispettare i diritti umani.

Scosso e deciso a far vedere che ha uno spessore, promette un album ai fan, anzi, li induce a prenotarlo per il Natale 1988 pagando in anticipo, salvo poi lasciar perdere e pubblicare molto tempo dopo questo lungo, barcollante tentativo di andare "oltre" lo smarrimento, circondandosi di nomi rispettati: Paco De Lucia, Pino Daniele, Mia Martini, Youssu N’Dour, Phil Palmer e Tony Levin.

She’s The Boss

Soltanto nel 1985 arriva il suo primo LP, che pare tuttavia poco più di un passatempo, e che soprattutto non aggiunge nulla a un mito consolidato, ma anche un po’ logoro. Pop rock di tendenza, un po’ più sofisticato di quello dei Rolling, qualche momento romantico, il solito hit single (Just Another Night), ospiti di spicco un po’ sprecati (Pete Townshend, Jeff Beck, persino Herbie Hancock) e nulla di straordinario. 

 

Strada facendo

Accorato e corale in Strada facendo, strappacore in I vecchi, ancora una volta autobiografico in ’51 Montesacro, nasce il Baglioni adulto. Non riuscirà mai più ad andare dritto al cuore in due mosse con linguaggio da fotoromanzo; in compenso, con la collaborazione di Geoff Westley, rubato a Battisti, tenta di arricchire il proprio lessico musicale (ma il rock, come dimostra Via, non gli è mai riuscito nemmeno per sbaglio).

Cosa utile per la lunga epopea di ciclopici tour negli stadi che lo attende.

Rudy&Rita

Rock’n’roll Robot lo proietta al numero uno in classifica, e improvvisamente Camerini è il personaggio del momento. Piovono, da coloro che lo ricordano legato a Re Nudo e alla controcultura, le accuse di commercializzazione, ma a ben guardare l’atmosfera carnevalesca e infantile di cui tutto il disco è impregnato ha sempre caratterizzato il suo discorso — solo che ora c’è qualcuno che lo ascolta.

London Calling

L’odio-amore nei confronti dell’America, vista come terra di radici musicali e di complotti internazionali, scaraventa i quattro londinesi in una nuova dimensione: il terzo disco, doppio, è un’enciclopedia di suoni che non dimentica l’ardore punk (Clampdown e l’incandescente title-track) ma si espande con entusiasmo incontenibile fino ad includere il jazz da club afterhours, il rockabilly (la cover di Brand New Cadillac), ballate in stile Spector, ska/reggae rivoltosi e pulsante pop-rock (la traccia fantasma Train In Vain).

Tutto perfetto, rètro e moderno al tempo stesso: dalla copertina ("lettering" in stile primo Elvis, la foto in bianco e nero di Simonon che distrugge il basso sul palco), alla produzione scintillante ed asciutta del mago Guy Stevens, fino alle (grandi) canzoni, che parlano di violenza urbana (The Guns Of Brixton) e terrorismo basco (Spanish Bombs) in un utopico e febbrile anelito di internazionalismo rock.

L’edizione del venticinquennale, su doppio CD, regala un nutrito gruzzolo di demo (anche inediti, i cosiddetti "Vanilla tapes") saltati fuori dai cassetti di Mick Jones e, nella sezione DVD, interviste, filmati dal vivo e un documentario di 45 minuti girato in studio dal video maker giamaicano Don Letts.

Cut The Crap

L’assenza di Headon e Jones, licenziati uno dopo l’altro dagli ex compagni, è più grave del previsto: i sostituti (due i chitarristi, Nick Sheppard e Vince White) mancano di personalità e Strummer, mal consigliato dal manager Bernie Rhodes, affoga in un disco mal prodotto, caotico, datato nel recupero di superate sonorità punk rock, goffo quando tenta di saltare sul treno di sonorità dance ed elettroniche alla moda.

Dalla palude spunta un solo fiore: This Is England, impagabile coro da stadio che fotografa alla perfezione lo stato di una nazione.

No. 10, Upping Street

L’inattesa riconciliazione tra Jones e Strummer alimenta una fruttuosa collaborazione, che fornisce le coordinate per forzare i toni del crossover del gruppo. Strummer contribuisce a scrivere e produrre diverse canzoni e l’entusiasmo traspare dai solchi di Sigtsee M.C., anche se è il singolo C’Mon Every Beatbox il pezzo più dinamico e trascinante del lotto.

Vapori di elettronica a braccetto con la tradizione etnica spuntano tra le note convulse di Sambadrome. Il pubblico apprezza.

La vita è adesso

"Adesso" è soprattutto il suo trionfo personale: agonizzanti i cantautori dediti al "sociale" sotto i colpi del decennio edonista, lui guarda dall’alto del suo trono con l’aria di chi può dire "Ve l’avevo detto, io". Le canzoni sono sbiadite e men che pregnanti, compresa la volonterosa Uomini persi. P

ur sottoispirato, viene elevato a Divo da mamme e figlie che vanno, a braccetto, a commuoversi ai suoi concerti.

Di notte

Squadra che vince non si cambia: Non so che darei è un’altra canzonetta stucchevole, a velocità lievemente inferiore. E anche in questo caso, il cantante anglo-partenopeo è re dell’estate. E non è tutto: i fratelli Vanzina girano un tremendo film musicale che lo vede protagonista: Il figlio delle stelle, roba che al confronto i film con Gianni Morandi e Rita Pavone sembravano sceneggiati da Kubrick.

Giv’em Enough Rope

La produzione "mainstream" e iperprofessionale dell’americano Sandy Pearlman (Blue Oyster Cult) alza il volume delle chitarre ma imbriglia l’irruente spontaneità del quartetto, ora irrobustito dal drumming di Topper Headon. Salvano il disco Stay Free, ode di Jones all’amicizia virile, e il poderoso trittico iniziale (Safe European Home su tutte).