Knocked Out Loaded

Un album tanto ambizioso quanto poco riuscito. Ci sono un paio di cover — la più interessante è They Killed Him di Kris Kristofferson (dedicata a Gandhi con tanto di coro di bambini) — e ben tre brani scritti con altri — la lunga Brownsville Girl con Sam Shepard, Got My Mind Made Up con Tom Petty (presente con gli Heartbreakers al completo) e Under Your Spell con Carol Bayer Sager, per anni autrice dei testi e moglie di Burt Bacharach.

Desire

Un album dall’atmosfera magica, per cui Dylan si avvale — ed è la prima volta — della collaborazione di un altro autore. Dylan aveva conosciuto Jacques Levy grazie a Roger McGuinn (i due avevano scritto insieme Chestnut Mare per i Byrds) e da questo incontro fortunato nascono ben sette delle nove canzoni che compongono l’album.

Dylan conosce i segreti dalla narrazione in musica, ma Levy gli porta la sua esperienza di autore teatrale e Desire spicca nella discografia dylaniana proprio per il suo andamento drammatico. Tra le canzoni — tutte memorabili: da Isis a Sara, passando per Oh, Sister e One More Cup Of Coffee — spicca Hurricane, che racconta la storia del pugile nero Rubin Carter, condannato per un delitto che non aveva commesso.

La canzone diventa il fulcro di una campagna per salvare Carter e il perno della Rolling Thunder Revue, una specie di "spettacolo viaggiante" in cui Dylan coinvolge un piccolo esercito di amici musicisti e poeti.

BOB DYLAN/THE BAND: Before The Flood

Con questo doppio dal vivo, che documenta il tour americano di quell’anno, Dylan chiude il contratto con la Asylum. L’energia sembra la stessa che caratterizza Planet Waves e le versioni di classici come Most Likely You Go Your Way And I’ll Go Mine, It Ain’t Me Babe o All Along The The Watchtower, anche se stravolte comunicano una grande passione.

L’apparizione della Band al grande concerto londinese di Crosby, Stills, Nash & Young del settembre ’74 fa pensare che potrebbe esserci anche Dylan, assente dall’Europa dal festival di Wight del ’69, ma si tratta solo di una pia illusione.

Bisognerà aspettare il ’78 per rivedere Dylan sui palcoscenici europei.

The Bootleg Series Vols 1-3 Rare & Unreleased

Un altro tassello indispensabile nella costruzione del "Dylan d’archivio". Questi tre CD creano addirittura sconcerto per la qualità e la quantità di canzoni che Dylan ha via via scartato a favore di altre che ci appaiono meno importanti. Da Mama, You’ve Been On My Mind a Farewell Angelina, da Blind Willie McTell a Series Of Dreams passando per una versione acustica di Highway 61 Revisited i tre volumi delle Bootleg Series si presentano da soli a dylaniani e non.

Down In The Groove

Il fascino del vecchio rocker colpisce ancora: è incredibile quanti nomi illustri abbiano prestato tempo e talento per le session di questo disco: Danny Kortchmar, Paul Simonon, Mark Knopfler, Eric Clapton, Jerry Garcia, Bob Weir, Ron Wood, Bobby King, Larry Klein…

Il risultato di tanta fatica è appena migliore di quello di Knocked Out Loaded, grazie soprattutto a Death Is Not The End, ripresa in seguito da Nick Cave, e a Silvio, che ogni tanto salta fuori nei concerti. Nel 1988 Dylan prende parte al progetto, nato in modo quasi del tutto casuale, dei Traveling Wilburys, band estemporanea formata con George Harrison, Tom Petty, Roy Orbison e Jeff Lynne.

Shot Of Love

Dylan riemerge lentamente dal periodo cristiano e inaugura con questo album la sequenza più fragile e discontinua della sua discografia. E come capita spesso nella sua discografia, quasi nascoste in un album di media qualità, troviamo due gemme come Lenny Bruce e Every Grain Of Sand, che Dylan riprende ancora nei suoi concerti.

In Heart Of Mine, una canzone curiosamente rilassata e ironica, suonano Ron Wood, Donald "Duck" Dunn, Jim Keltner e Ringo Starr.

Saved

Profondamente segnato dal gospel e dalla nuova fede e prodotto ancora una volta da Jerry Wexler e Barry Beckett, è migliore di quanto si dica in genere. Ascoltare per credere canzoni come Covenant Woman, In The Garden e Are You Ready.

A disturbare sono soprattutto i testi, laddove l’uomo del dubbio si è trasformato nel profeta delle certezze.

Bringing It All Back Home

Distribuito in alcuni paesi anche con il titolo Subterranean Homesick Blues, è uno dei dischi fondamentali di Dylan e della storia del rock. Al giovanissimo cantautore riesce un’impresa pressoché impossibile: fondere in un solo linguaggio la tradizione del folk e del blues, l’energia del rock e la visionarietà della poesia di Arthur Rimbaud e Allen Ginsberg.

Basta citare la sequenza delle canzoni della seconda facciata per far comprendere l’importanza di questo album: Mr. Tambourine Man, Gates Of Eden, It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding, It’s All Over Now Baby Blue. Nella foto di copertina, che ritrae Dylan accanto a Sally Grossman, la moglie del suo manager, spiccano dischi degli Impressions, di Robert Johnson, di Lotte Lenya e dell’amico Eric Von Schmidt.

Tra i musicisti coinvolti nelle session va ricordato almeno il grande chitarrista Bruce Langhorne.

Dylan

Dylan passa alla Asylum di David Geffen e accenna in qualche intervista alla fondazione di una propria etichetta discografica. La Columbia minaccia di svuotare i suoi archivi senza la sua autorizzazione e di mettere sul mercato altri dischi così.

Dylan è fatto in gran parte con gli scarti di Self-Portrait, il che è tutto dire! Vale comunque la pena segnalare la cover di Ballad Of Ira Heyes del cantautore di origine indiana Peter La Farge. Abbastanza sgangherate le versioni di Mr. Bojangles di Jerry Jeff Walker e di Big Yeallow Taxi di Joni Mitchell.

Real Live

Diario di viaggio del tour che lo vede per la prima volta anche in Italia (due serate all’Arena di Verona). Della band di Infidels resta solo Mick Taylor, cui si aggiungono l’ex Faces Ian McLagen (tastiere), Greg Sutton (basso) e Colin Allen (batteria).

La presenza di Glyn Jones in fase di produzione è la garanzia per un suono centrato sul rock’n’roll (la versione di Highway 61 Revisited, impreziosita dagli assolo di Taylor è una delle migliori incise da Dylan), mentre Carlos Santana suona in Tombstone Blues. Le foto della copertina, compreso il primo piano scattato durante la conferenza stampa di Verona, sono di Guido Harari, uno dei pochi "fotografi rock" italiani conosciuti all’estero.

Hard Rain

Se a Sam Shepard era stato affidato il compito di scrivere il diario di bordo della Rolling Thunder Revue, a Don De Vito tocca districarsi fra i nastri registrati durante la seconda parte di questo strano tour. Costretto a rinunciare ai brani in cui erano presenti gli ospiti legati da contratti con altre case discografiche, Dylan fa comunque una scelta saggia e stravolge alcune delle sue canzoni più belle (è il caso di One Too Many Mornings).

L’intensità delle sue interpretazioni e la qualità della band — in pratica la stessa di Desire lo rendono uno dei suoi live migliori. Dylan partecipa anche, nell’autunno del 1976, al concerto d’addio della Band e la sua performance è documentata sia nel triplo LP (WB, 1978) sia nel film di Martin Scorsese intitolati The Last Walta.

BOB DYLAN/THE BAND: The Basement Tapes

Per arginare in qualche modo la diffusione "pirata" dei brani registrati da Dylan con la Band durante la lunga convalescenza del ’66/’67, la Columbia decide finalmente di pubblicarli in modo ufficiale.

Tra acetati e copie del leggendario Great White Wonder, il primo bootleg della storia del rock, molte di queste canzoni erano state incise da altri artisti – Million Dollar Bash dai Fairport Convention, Mighty Quinn da Manfred Mann, This Wheels On Fire da Julie Driscoll e Brian Auger, Tears Of Rage da Gene Clark — ma le versioni originali sono senz’altro quanto di meglio Dylan abbia scritto e inciso, muovendosi rischiosamente sul crinale che separa il neorealismo stile John Ford di Clothes Line Saga dal surrealismo folle di Odds & Ends.

Blood On The Tracks

Dylan si lascia definitivamente alle spalle la crisi dei primi ’70, anche se questo album — per alcuni critici il suo migliore in assoluto — è in gran parte la cronaca della fine del matrimonio con Sara.

Le canzoni, anche quelle apparentemente "minori" come Buckets Of Rain e Meet Me In Morning, sono tra le migliori da lui mai scritte. Valga su tutti l’esempio di Tangled Up In Blue, in cui la struttura narrativa viene continuamente modificata, provocando un effetto di straniamento che l’autore oltre tutto alimenta, cambiandola ogni volta che la canta dal vivo.

Non vanno d’altra parte dimenticate Idiot Wind, una delle più feroci canzoni mai scritte sulla fine di un amore, Simple Twist Of Fate, Shelter From The Storm, You’re A Big Girl Now o You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go.

Another Side Of Bob Dylan

L’altro lato del titolo è quello dell’introspezione. Anticipando quella che sarà la svolta più importante della sua vicenda artistica — il passaggio al rock — Dylan abbandona i temi sociali per affrontare il privato.

Le canzoni più esplicite in questo senso sono la prima e l’ultima, All I Really Want To Do e It Ain’t Me Babe, che molti interpretano come una sorta di dichiarazione di intenti, ma altrettanto efficaci sono To Ramona e Ballad In Plain D, senza dimenticare Chimes Of Freedom e Motorpsycho Nitemare.

Bob Dylan

"La Columbia è orgogliosa di presentare un nuovo importante personaggio nella folk music americana", recitano le note di copertina, ma il contratto offerto a Dylan fa scalpore nella piccola cerchia di artisti del Greenwich Village.

Cosa avranno visto Robert Shelton, critico musicale del New York Times, e John Hammond, il mitico presidente della Columbia, in quel ragazzino dalla faccia paffuta? Una grande fiducia nei propri mezzi e una conoscenza insospettabile del patrimonio tradizionale americano.

Nulla — neppure i due brani scritti da lui: Song To Woody e Talkin’ New York — lascia comunque prevedere quello che accadrà di lì a poco.

Street-Legal

Dal suono grezzo e quasi punk di Hard Rain Dylan passa agli arrangiamenti barocchi di Street-Legal, in cui compare perfino un sassofono. È un album intriso di black music, sottovalutato e non compreso dalla critica al momento della sua pubblicazione. Che Dylan ci tenga lo dimostrano le due riedizioni: è stato rimixato e rimasterizzato nel 1999 e incluso nei quindici album ristampati in Super Audio nel 2003.

Bob Dylan

Distintosi anche come scrittore, poeta, pittore, attore e conduttore radiofonico, è una delle più importanti figure degli ultimi cinquant’anni nel campo musicale, in quello della cultura popolare e della letteratura.

La maggior parte delle sue canzoni più conosciute risale agli anni sessanta, quando l’artista si è posto come figura chiave del movement, il movimento di protesta americano. Canzoni come Blowin’ in the Wind e The Times They Are A-Changin sono diventate gli inni dei movimenti pacifisti e per i diritti civili.

I testi delle sue prime canzoni affrontano temi politici, sociali e filosofici, e risentono di influenze letterarie, sfidando le convenzioni della musica pop e appellandosi alla controcultura del tempo.

Nel corso degli anni Dylan ha ampliato e personalizzato il suo stile musicale arrivando a toccare molti generi diversi come country/blues, gospel, rock and roll, rockabilly, jazz e swing, ed anche musica popolare inglese, scozzese ed irlandese.

 

Live 1961-2000 — Thirty-Nine Years Of Great Concert Performances

Una strana compilation giapponese che propone canzoni live prese da concerti vecchi e nuovi. Un oggetto da collezione destinato ai dylaniani più fedeli, che non possono non avere una Wade In the Water, registrata a Minneapolis nel ’61 o una Handsome Molly, cantata al Gaslight di New York nel ’62.

John Wesley Harding

Sempre controcorrente e deciso a tornare sulla scena con un disco tutto nuovo, Dylan suona acustico ed essenziale nel momento in cui il rock americano e inglese è più che mai elettrico e "rumoroso".

La tensione religiosa e visionaria dell’album, che contiene fra l’altro la più intensa versione di All Along The Watchtower incisa da Dylan, si stempera alla fine con la sensuale I’ll Be Your Baby Tonight.

The 30th Anniversary Concert Celebration

Pur essendo restio alle autocelebrazioni, il maestro si concede a un grande concerto al Madison Garden. Alcuni ospiti fanno una pessima figura, altri — vedi un Neil Young in splendida forma, Eric Clapton, Roger McGuinn, Tom Petty o George Harrison — riescono a vincere l’emozione e se la cavano alla grande.

Non indispensabile, ma a tratti commovente.

Live 1975 — The Bootleg Series Vol. 5

Una celebrazione tardiva e parziale del tour della Rolling Thunder Revue. I soliti motivi contrattuali impediscono che vengano incluse le performances dei numerosi ospiti — Eric Andersen, Joni Mitchell, Arlo Guthrie, Ramblin’ Jack Elliott, Allen Ginsberg, Leonard Cohen, Bob Neuwirth, Roger McGuinn fra gli altri — ma questo live trasmette senza dubbio l’atmosfera elettrizzante di quel tour e fa giustizia dei mille bootleg che fino al 2002 erano necessari agli studiosi di Dylan e al pubblico.

Unica eccezione alla regola dell’esclusione è Joan Baez, che duetta con Dylan come ai primi tempi.

Infidels

A canzoni molto valide — da Jokerman (per cui viene realizzato anche un bel viedoclip) a Man Of Peace, da Sweetheart Like You a License To Kill — corrisponde una produzione adeguata, anche se Knopfler non riesce sempre a tenere a bada Dylan (la voce è più sgraziata che mai). Le canzoni sono di ottimo livello, ma i dylaniani continuano a chiedersi perché sia stata esclusa da questo album la straordinaria Blind Willie McTell.

A dare la sensazione di compattezza è senza dubbio la band di studio, composta da Knopfler, Mick Taylor (chitarra), Alan Clark (tastiere) e dalla inossidabile sezione ritmica di Sly Dunbar e Robbie Shakespeare.

Time Out Of Mind

Pare che Dylan abbia accusato i sintomi della grave malattia cardiaca che lo ha afflitto per diversi mesi quando le session di Time Of Mind erano già concluse, ma l’atmosfera che domina il disco è talmente cupa da far pensare a una sorta di premonizione di morte.

Gran parte del merito della riuscita di questo album va a Daniel Lanois, ma Dylan dimostra che si può scrivere e cantare usando il linguaggio del rock anche alla soglia dei sessant’anni. E la cosa ancora più sorprendente è che il pubblico, anche quello più giovane, lo segue con rinnovata e imprevedibile attenzione.

Pochi bianchi sanno cantare il blues come lui.