Carl & The Passions: So Tough

Il passaggio alla Reprise, con l’etichetta personale Brother, vede all’opera una band che non ha più l’innocenza Surf né le brillanti intuizioni di metà ’60 ma che fa del mestiere la propria forza. Le composizioni non sono né belle né brutte, e gli album testimoniano di una carriera che ha già offerto quasi tutto e prosegue per inerzia.

Carl&The Passion è il nome della vecchia band di Carl Wilson; per ragioni ignote due facciate dell’album sono le stesse di Pet Sounds, il che rende automaticamente le altre due molto inferiori.

Pet Sounds

Il grande capolavoro dei Beach Boys (meglio, di Brian Wilson) è anche uno dei grandi album del rock. Rapido passaggio attraverso la stagione psichedelica americana, realizzato alla maniera di Rubber Soul o Revolver, è allo stesso tempo una risposta ai Beatles e una presa di posizione verso quella parte della stampa che accusava i Boys di essere un gruppo da 45 giri e nulla più.

Canzoncine e coretti hanno lasciato il posto a nuove sonorità create in studio con le più avanzate tecniche, in più un’accurata scelta di splendide melodie, a cominciare da Wouldn’t It Be Nice, God Only Knows, la celebre rilettura del traditional Sloop John B, e alcune tra le più belle armonie vocali di tutta la musica bianca.

Nel 1997 ne verrà pubblicata una versione ampliata a 4 CD (The Pet Sounds Sessions), con demos e scarti di studio, interessante ma eccessivo, e che in qualche modo spezza il magico equilibrio dell’originale.

Classics

Il mito dei Beach Boys resiste solo sulla gloria del passato: Endless Harmony è una raccolta di versioni inedite, Ultimate Christmas un prevedibile album natalizio (più bonus CD con un disco inedito del 1977), Hawthorne CA. riunisce demos, outtakes, brani live dei ’60 e ’70, Classics è una retrospettiva selezionata personalmente da Brian Wilson, con una nuova canzone scritta per l’occasione.

Smiley Smile

Dopo Pet Sounds, Brian Wilson inizia a lavorare a Smile (nelle intenzioni il Sgt. Pepper dei Beach Boys), elaborata opera di pop psichedelico a coronamento delle ambizioni di compositore. A un certo punto tuttavia il leader patisce un grave esaurimento e si tira in disparte, cancellando addirittura parte dei nastri registrati.

Alcuni spunti troveranno poi posto su questo LP, che contiene Heroes And Villains e la meravigliosa Good Vibrations, che riluce di splendidi bagliori psichedelici.

Surfin’ Safari

Il primo successo di classifica dei Beach Boys offre anche il titolo all’album d’esordio, raccolta di canzoncine in stile surf (Surfin’) e Hot Rod (409), che a distanza di quarant’anni rivela tutta l’inconsistenza del genere e offre minime tracce della classe di Brian Wilson e dei suoi fratelli Carl e Dennis.

Dodici canzoni, mezz’ora di musica, come si usava una volta, da ascoltare in spiaggia.

The Beach Boys Today!

Brian Wilson ha rinunciato ai concerti per concentrarsi sul lavoro di studio e i risultati sono subito evidenti, in un album che per la prima volta offre un repertorio consistente dall’inizio alla fine. Il surf ha lasciato il posto a tematiche adolescenziali più attuali: Help Me Rhonda è la canzone più famosa, Please Let Me Wonder la più romantica, Dance Dance Dance la più ballabile.

Surfer Girl

Sulla scia dei primi successi la Capitol (come già sta facendo per i Beatles) cerca di sfruttare al massimo il mercato, mandando nei negozi album a ritmo serrato, realizzati in fretta, con brani scritti di corsa. È il primo di una serie di album sempre ben venduti ma zeppi di riempitivi e titoli ripetuti. In My Room offre però un primo assaggio della sofisticata arte di Brian Wilson.

The Beach Boys

La produzione della loro etichetta Caribou segna il periodo più infelice nella storia dei Beach Boys, che non riescono a rinnovarsi e neppure a trovare un giusto equilibio con il passato.

Molti brani sono scarti di studio, recuperati in mancanza di meglio, e anche quando ritornano certe sonorità del passato, come in questo album, le canzoni mancano di consistenza.

Wild Honey

Con il crollo psichico del loro indiscusso leader termina anche il momento magico dei Beach Boys, che compensano il momento di crisi del loro leader stringendosi insieme in gruppo come forse mai avevano fatto in passato. Il risultato è un disco senza le genialità dei due precedenti, che sceglie un passo più consueto, tra pop e soul bianco.

Beach Boys’ Party!

Pubblicato in mancanza di meglio (Wilson era impegnato a tempo pieno nella composizione di Pet Sounds), confezionato alla maniera di un disco dal vivo, in realtà registrato in studio, con contorno di amici a simulare l’atmosfera di un party. Repertorio in tema, cover di brani famosi e festaioli (anche dei Beatles), conclusione con Barbara Ann.

Gradevole, divertente ma nulla più.

Holland

In un tentativo di rinnovamento artistico la band si trasferisce in Olanda dove allestisce dei nuovi e costosissimi studi di registrazione, dai quali esce un disco che unisce ambizione e sperimentazione, entrambe poco riuscite.

Si salvano Sail On Sailor e la concept suite California Saga.

Surfin’ USA

Il primo vero album firmato da Brian Wilson (compositore e arrangiatore) e cantato dai Beach Boys, che provano subito a liberarsi dell’etichetta di gruppo da spiaggia e mostrano maggior convinzione per il loro ruolo di musicisti: contiene i primi brani di un certo spessore, dalla ballata spezzacuori Lonely Sea, ai classici temi di Misirlou e Shut Down, più una manciata di strumentali. Surfin’ USA è una rilettura in chiave Surf dei classici giri r&r di Chuck Berry.

Grande successo di pubblico per il disco più bello del periodo Surf.