Strays

Primo LP “fuori corso” per i cattivi maestri Farrell, Navarro e Perkins (manca solo Avery, al suo posto Chris Chaney). Quindici anni prima re-inventarono l’hard rock con il loro repertorio di aperture visionarie, boogie funkadelici, ballate moderne e goticismi stralunati. In Strays si trova ancora tutto, meno, forse, questi ultimi; meno, soprattutto, l’impatto “shocking” del periodo d’oro. Chiarito questo, può essere anche piacevole. Né brutti pezzi, né veri colpi di genio.

Singles 93-03

Che raccolta! Non servono commenti, bastano i titoli dei singoli inseriti per capire che questa non è semplicemente la raccolta dei migliori singoli dei Chemical Brothers ma è, a tutti gli effetti, la raccolta della migliore dance elettronica dell’ultimo decennio!

Eccoli allora: Chemical Beats, Setting Sun, Block Rockin’ Beats, Hey Boy, Hey Girl, Star Guitar, The Test. E in più due inediti: Get Yourself High e The Golden Path.

View From The Vault III

I Dead giocano in casa, a Mountain View (California), in questo concerto del 16 giugno 1990. La piccola sorpresa arriva in apertura, con una cover di Sam Cooke (erroneamente accreditata come Let The Good Times Roll invece che con il titolo corretto di Good Times). Immancabili le parentesi “space” e “drums” e la ripresa del classico dylaniano di turno (It’s All Over Now Baby Blue).

L’italiano medio

Ritagliatisi una "zona franca" dalla quale guardano il mondo che li circonda, nonostante la non sempre limpidissima ispirazione continuano ad essere una spanna sopra i loro coetanei con chitarra in mano, anche quando si giocano una canzone d’amore che deve qualcosa all’amatissimo Rino Gaetano (La mia ragazza mena).

Certo, continuano a sembrare due grandi talenti che traccheggiano per la paura di non avere un pubblico furbo quanto loro.

Dear Catastrophe Waitress

Uno dei connubi più improbabili della storia del pop britannico, quello tra la band di Glasgow e Trevor Horn, l’uomo dietro il successo di Tatu e Frankie Goes To Hollywood, produce un album fresco e accattivante. Senza snaturare il suo sound, il gruppo pubblica uno dei suoi lavori migliori, cui la produzione di Horn dona smalto e brillantezza.

Ascoltare brani come Wrapped Up In Books per credere.

L’uomo occidentale

Gran varietà di ritmi e tributi (Elvis, John Lee Hooker, Bob Marley, Renato Carosone), testi che ogni tanto sanno di lezioncina, ispirati dalla guerra in Iraq.

I risultati migliori li ottiene quando non ha paura di andare sopra le righe (“Sono l’uomo occidentale e per quanto mi riguarda voglio a tutti molto bene”), i peggiori quando mette in guardia da “tutti quei santoni che parlano, parlano e vendono solo fumo”. Perché un po’ santone lo è anche lui, e il suo contributo a vendere telefonini lo ha ben dato.

Cast Of Thousands

Il desiderio di sperimentare nuove soluzioni sonore porta gli Elbow a distaccarsi dall’ingombrante modello di riferimento. Nettamente superiore al suo predecessore, il secondo album della band punta su poche ma significative novità come l’introduzione di un coro gospel in alcuni brani e l’utilizzo di accorgimenti «artigianali» nell’uso della voce.

Una salutare «ripartenza» per un gruppo che rischiava di sprecare il suo indubbio talento.

Singles Vol. 1/2/3

Un altro colpo al cuore dei collezionisti, già provati dall’ultimo programma di ristampe del catalogo sotto forma di doppi CD pieni zeppi di provini, take alternative e pezzi registrati dal vivo: tutti i singoli in vinile del periodo pre-Warner, lati B compresi, ordinati in sequenza cronologica e distribuiti su tre cofanetti; il tutto è corredato da fedeli riproduzioni in cartoncino delle copertine di 45 giri e dodici pollici originali.

Diamonds On The Inside

Un lavoro dai toni ancor più mistici, un disco di moderni spiritual che riesce però a mantenere quel taglio policromo e appassionante presente in tutti i dischi dell’artista. Qui ci sono altre belle canzoni, reggae (With My Own Two Hands), blues, ballate (Diamonds On The Inside), afromusic (Picture Of Jesus), gospel (Amen Omen), rock più duro, quasi zeppeliniano (So High, So Low), anche una fisarmonica con archi (When She Believes) e un paio di deboli momenti funky. È però il lavoro meno coinvolgente, e pecca forse di troppa varietà.

North

Per il suo debutto personale sulla leggendaria "etichetta gialla", il songwriter si circonda di session men da sogno (Lee Konitz, Marc Ribot, Peter Erskine, più il solito Nieve) e produce un grosso sforzo compositivo: prevalgono le tonalità brune e le atmosfere autunnali, ma raramente le sue nuove ballate sono abbastanza agili da decollare.

L’edizione limitata contiene un Dvd in omaggio; e in tipico spirito costelliano, la title track è disponibile solo come download da Internet riservato agli acquirenti del disco.

The Left Feels Right — Greatest Hits Whit A Twist

Immancabile tappa acustica dal vivo che documenta come il repertorio del gruppo sia composto per reggersi in piedi anche solo con una chitarra acustica e la voce. Una serie di hit storici, eseguiti con classe, che testimonia il valore di una band che ha saputo superare i pregiudizi della critica più esigente.

La prima edizione dell’album è accompagnata da un bonus DVD di sei pezzi.

Verità supposte

Impazza col singolo-tormentone Fuori dal tunnel che, adottata come sigla dal teatrino sparafacezie di Zelig, rischia di distorcere il lavoro di un "disoccupato con l’alibi dell’arte", ludico ma lucido, come dimostrano le invettive di La legge dell’ortica o L’età dei figuranti.

Dal punto di vista sonoro il disco è più ricco del disco precedente, e gioca oltre che con le parole coi generi musicali (degna conclusione, lo jodel di Jodellavitanonhocapitouncazzo).

Must I Paint You A Picture? — The Essential Billy Bragg

Compilata con il contributo dei fan, la doppia raccolta include anche brani dell’ultimo album, selezioni dai due dischi con i Wilco e qualche lato b. La prima stampa contiene un CD aggiuntivo con dieci "rarità": tra queste una versione di Seven And Seven Is, inno garage-punk dei Love di Arthur Lee, e un duetto con il bluesman Ted Hawkins (Cold And Bitter Tears), a dimostrazione dei gusti eclettici del Nostro.

Mentre fuori piove

Nonostante la lunghissima carriera alle spalle, Bunna e Madasky non mostrano segni di stanchezza e infilano l’ennesimo album senza cadute di tono. La serrata title-track, presente anche in una suggestiva rilettura degli Architorti, è il brano migliore di un disco che, come i suoi predecessori, aggiunge mille ingredienti alla ricetta base del reggae. In mezzo ai brani autografi, il toccante omaggio acustico al Marvin Gaye di What’s Going On.

Buzzcocks

Niente da segnalare, se non il fugace ritorno di Howard Devoto in seno alla band. Il vecchio compagno d’avventura, già tornato a collaborare con Pete Shelley in Buzzkunst, trascurabile album in cui l’elettronica prevale sulle chitarre, firma un brano intitolato Lester Sands, saluta e se ne va.

Il resto è l’ordinaria amministrazione di una band senza più nulla da dire.