All This And More

Tre concerti, due all’immancabile CBGB’s, uno a San Francisco, tra il ’77 e il ’78. Un’ennesima raccolta live concepita probabilmente per ovviare alle mancanze di quelle precedenti, e rendere una volta per tutte giustizia (parziale, trattandosi di un disco) a quegli spettacoli memorabili.

Sono ben trentacinque tracce (i brani, chiaramente, si ripetono) in cui non manca un classico della band; né poteva essere altrimenti, tanto è stata breve la vicenda e esiguo il repertorio.

Live At Luther College

Stavolta salgono al proscenio soltanto il leader del gruppo accompagnato dal chitarrista Tim Reynolds. Completamente acustico, e contenente momenti di grande intensità, ma anche altri in cui la mancanza della band si fa sentire, anche per i paletti (inevitabili con strumentazione così ridotta) alle possibilità di improvvisazione.

Los Grandes Exitos En Espanol

Un omaggio alle radici latine e al pubblico ispanico: i maggiori successi del gruppo sono tradotti in spagnolo. I Wanna Get High diventa così Yo Quiero Fumar, Insane In The Brain si trasforma nel gioco di parole Loco En El Coco, Make A Move è qui Muévete; il gioco si protrae per 12 tracce, gli inediti sono Tres Equis e Siempre Peligroso. Divertente, nulla più.

Le basi non mutano rispetto agli originali, e così il produttore ha tutto il tempo per collaborare con Tricky e Grease al progetto trip hop Juxtapose (Universal, 1999, &Stelle=2;) e per compilare Muggs Presents… The Soul Assassins Chapter II (Columbia, 2000, &Stelle=2;), inferiore al capitolo precedente, in cui il brano Don’t Trip è firmato dai Cypress Hill al completo.

The Science Of Things

Il disco sconta anche il disaccordo con i produttori, Clive Langer e Alan Winstanley, gli stessi di Sixteen Stone. Alla fine il gruppo fa a modo suo con l’ingegnere del suono Tom Elmhirst. I Bush variano la loro formula con aggiunte elettroniche, come quelle del singolo apripista Chemical Between Us. Warm Machine è invece una ballata potente, più simile ai pezzi dell’esordio.

Il tutto non suona male, ma è senz’anima.

Metropolis Pt 2: Scenes From A Memory

Prodotto per la prima volta dalla band e concepito come fosse un film, è un concept album strutturato su dodici canzoni che rappresentano altrettante scene. Le spigolosità del passato lasciano il posto a sonorità epiche ad ampio respiro, ma non per questo prive di abilità.

Fa il suo esordio il tastierista Jordan Rudess.

Goodbye Novecento

Ma come fa a scrivere Che tesoro che sei? Cosa gli è successo? E anche i brani da chiacchiera (La coscienza di Zeman, Su questa nave chiamata musica), quelli che gli guadagnano qualche riga di dibattito sui giornali, come possono essere così ovvi? Ed è irritante sentirlo lagnarsi in Fianco a fianco per la perduta "ultima illusione di movimento, prima che cadesse il buio dentro".

Per chi lo ha apprezzato, un nuovo "frutto amaro".

One Dozen Berrys/New Juke Box Hits

Rispettivamente del 1958 e del 1961, i due LP raccolti su questo CD contengono brani di varia estrazione, blues, jazz, country e addirittura musica messicana, non di grande impatto ma comunque indicativi delle qualità dell’eclettico artista.

Tra i titoli spiccano alcuni grandi classici, Sweet Little Sixteen, Reelin’ And Rockin e Rock And Roll Music.

Tigermilk

Pubblicata originariamente nel 1996 in sole mille copie al termine di un corso di produzione musicale seguito da alcuni membri della band all’università di Glasgow, l’opera prima è una raccolta di canzoni pop che mescolano strumenti elettrici e acustici, fiati e pianoforte.

Il disco è stato ristampato nel 1999 per combattere il proliferare dei bootleg e le cifre astronomiche richieste per le copie originali.

Sospesa

L’opera terza della cantante sembra fare affidamento più sull’indubbio fascino di una voce unica che sul valore intrinseco delle canzoni, molte delle quali sono a dir poco anonime. Dal naufragio non si salvano neppure Di perle e inverni, scritta assieme a Giovanni Lindo Ferretti, e And Will You Love Me, firmata da Ennio Morricone.

Make Yourself

Oltre a sostituire Lyfe con DJ Kriss Killmore, che rispetto al predecessore lavora più sottotraccia, gli Incubus si trovano a collaborare con Scott Litt, produttore, tra gli altri, dei REM. La musica non ha perso la sua meravigliosa obliquità ma il risultato è un taglio più pop, non troppo convenzionale o smaccato, fatto di robuste melodie post-grunge e un più discreto filtro elettronico. The Warmth, Stellar e Make Yourself sfoggiano motivi vivaci e orecchiabili. La ballata acustica Drive si impone come singolo, legandosi a un fortunato videoclip.

Us And Us Only

Primo album dei Charlatans per una major e primo disco registrato dopo il trasferimento a Los Angeles del cantante Tim Burgess. Ancora Rolling Stones e Bob Dylan, ma anche i Byrds e i grandi del soul, tra le evidenti influenze di brani suonati da una band che, a nove anni dall’esordio, è ancora lontanissima dalla routine.

The Sound Of Science

Per compilare una raccolta rappresentativa della carriera del trio si sceglie di sacrificare qualche brano famoso per fare spazio ad alcune produzioni del periodo punk rock e a qualche remix.

Opzione discutibile, ma comprensibile nell’ottica di raccontare la peculiarità della vicenda e la versatilità di suono e personaggi. Tra le rielaborazioni, Body Movin’ passa dalle sapienti mani di Fatboy Slim; Alive è l’inedito singolo.

Nobody Can Dance

Il culto persistente che circonda la band fa uscire dagli archivi nastri di studio risalenti ancora al 1974, con diverse alternate take dei pezzi più celebri in repertorio (in Femme Fatale c’è anche il chitarrista soul Steve Cropper). L’appendice live (a Memphis, lo stesso anno) propone una rara versione di The Letter, l’hit soul pop con cui Chilton (allora nei Box Tops) assaggiò brevemente gioie e dolori dello star system.

Zero

Elettronica, melodia e testi che sfiorano il nonsense. La formula non cambia e nemmeno il risultato finale. David Bowie, uno degli evidenti punti di riferimento del gruppo, viene omaggiato con una cover di Always Crashing In The Same Car.

13

I nuovi Blur stanno tra il Soul pop di Tender e il low-fi rock dei Pavement, con tracce di sperimentazione tecnologica e qualche ironica strizzata d’occhio che si spinge fino a Sun Ra, in un ampio e composito ventaglio di ispirazioni.

La nuova fase stilistica, di cui anche Coxon è importante artefice, è diretta conseguenza del disinteresse di Albarn per la musica inglese, e delle sue maggiori attenzioni verso la scena indipendente americana e la musica etnica.

Non è un caso che nei tre anni successivi il cantante si sia impegnato in un gruppo virtuale di hip-hop (Gorillaz), abbia firmato con Michael Nyman le musiche del film L’insaziabile e partecipato a Mali Music, con Toumani Diabate.

Midnite Vultures

Il loser più pieno di idee in circolazione diventa un principino del ballo. È un vero ribaltone dopo un album sostanzialmente da cantautore. Soul, funk, disco, hip hop, techno pop e rock sono assortiti con molta ironia e un ricercato citazionismo. Per lunghi tratti è un Beck inedito, così ritmico e sexy nel suo falsetto da Prince bianco (Peaches & Cream, Debra).

Surrender

Hey Boy, Hey Girl: basterebbe questo brano da solo per dare a Surrender la palma di miglior album electro-dance degli anni ’90! Senza dubbio alcuno questo CD è il miglior lavoro dei Chems, con all’interno altre perle come Music: Response e Dream On.

Rispetto al passato continuano a offrire spunti creativi innovativi e in più mostrano una grande maturità produttiva che dà alle undici tracce di Surrender una completezza, una compattezza e una rotondità sonora difficilmente riscontrabili in altri dischi dance ed elettronici.