Exit

Riconquistata dal pop? Apparentemente sì. Più serena e ben disposta del solito, coglie anche l’occasione di affacciarsi nella "heavy rotation" della videomusica grazie al duetto con Skye Edwards dei Morcheeba in Open Your Eyes.

Comincia anche a collaborare con l’aspirante erede di Battiato, Morgan dei Bluvertigo.

Philophobia

Brumoso ed ellittico, la cifra stilistica principe degli Arab Strap: le pacate scansioni della drum machine, gli arpeggi chitarristici di Malcolm Middleton e la spoglia intonazione di Aidan Moffat, crooner porno per chilometri di confessioni intime da fondo del bicchiere o di un’intera esistenza, nei 13 episodi in cui è diviso questo esplicito diario sentimentale.

L’anno dopo ai concerti viene venduto Mad For Sadness (1999), un live in edizione limitata registrato a Londra alla fine del 1998.

Spazio

I trentenni milanesi Carlo Bertotti (tastiere, basso e voce) e Flavio Ferri (chitarra, tastiere), ex creatori di jingle pubblicitari, ingaggiano la cantante Francesca Touré per questo concept album prodotto da Roberto Vernetti, che coniuga costruzioni melodiche tipiche della canzone d’autore italiana con atmosfere trip hop e arrangiamenti ispirati dai film di fantascienza degli anni ’70.

I singoli Al.c e Il mondo visto dallo spazio piacicchiano anche per radio, ma manca, malauguratamente, un po’ di calore, tanto che bisogna andarlo a prendere da Se telefonando (scritta da Morricone e — argh! — Costanzo per Mina).

Archive 1967-75

Chicche per innamorati: il primo “Archive” include le poche b-sides e versioni alternative della line-up storica, più tre CD che li vede sul palco — due di questi includono l’intera esecuzione live di The Lamb Lies Down On Broadway, con qualche overdub per tenere insieme registrazioni un po’ fortunose. 

Mediamente isterica

Dopo un anno passato in mezzo al consenso, difficile ripetersi, specie se si sta tentando di crescere. Al momento dell’uscita il disco lascia perplessi (e Besame Giuda non è un gran singolo), ma col tempo si coglie il lavoro sulla musica e lo sforzo di mantenere la propria carica comunicativa in Quattordici luglio, In funzione di nessuna logica e L’ultima preghiera.

Reunion

All’Ozzfest ’97 Iommi e Butler tornano a riabbracciare Osbourne. Viene richiamato anche Butler, e alla NEC Arena di Birmingham la line-up originale tiene un paio di show all’altezza delle aspettative con tutti i brani storici. Nè sono da buttare i due pezzi nuovi, Selling My Soul e Psycho Man.

Mutations

Il Nostro è un vero autore e lo dimostra nel terzo disco Geffen, nato come progetto "indie" e poi benevolmente accolto nei ranghi della major. Il titolo non mente; Beck cambia pelle anche se con naturalezza, rinunciando al nervoso taglia-incolla delle origini per un morbido, stupefatto psico folk very very Sixties a cui dà un contributo importante anche il co-produttore Nigel Godrich (Radiohead).

Nei meandri delle mutazioni c’è spazio per la bossa nova di Tropicalia, il lamento del cowboy di Sing It Again e persino il calco hard di Diamond Bollocks. Memorabile l’uno due cannabinaceo di Cold Brains e Nobody’s Fault But My Own.

1965

Realizzato in parte a New Orleans, tra il quartiere francese e la parte americana, porta i segni di quella cultura e delle sue combinazioni poliglotte. Calda e effervescente la prima facciata, con Somethin’Hot, 66 e una splendente Crazy, più vaporosa la seconda.

L’avventura finisce qui, Dulli continua nei Twilight Singers.

Lingo

Gli Almamegretta pensano internazionale ma non vogliono dimenticare le loro origini. Realizzato a Londra, Lingo ospita Pino Daniele ed Eraldo Bernocchi, oltre a componenti dei Fun-da-mental e dei Transglobal Underground. Il risultato di questi incroci è un disco in cui hip hop e dance convivono con sonorità orientaleggianti e gli ormai consueti richiami alla tradizione giamaicana.

Electro-Shock Blues

Il blues è da intendersi più nella sua triste etimologia che non come genere. Disco mestissimo, poiché racconta i decessi familiari veri di E (madre e sorella), Electro-Shock Blues è uno slalom anche visivo tra lapidi e nosocomi (Going To Your Funeal Part 1, Cancer For The Cure, Hospital Food) che il cantastorie sa rendere commovente.

Candele votive al suo infante genio (Baby Genius, 3 Speed, Last Stop This Town, Climbing To The Moon) illuminano come raggi di luna dove intorno è buio pesto.

IV

La recessione prosegue, benché tutti e tre i fondatori siano rientrati nell’organico. Tequila Sunrise fa la sua parte nelle rotazioni radiofoniche, ma non basta a far risalire le quotazioni di un marchio in declino sul fronte discografico, ma sempre gagliardo nelle prestazioni live, ormai oltre il confine dello show heavy metal.

Supposed Former Infatuation Junkie

I milioni di copie vendute con il disco precedente e un viaggio in India scombussolano il fragile equilibrio emotivo della giovane cantautrice: ne è prova questo album caotico, intricato e ridondante (17 canzoni) che, tra umori psichedelici e riff chitarristici in stile nu-metal (Baba), scova nell’ipnotico singolo Thank U uno dei suoi (rari) momenti di lucidità.

JERRY CANTRELL: Boggy Depot

Mentre il gruppo è in stand by esordisce solo il chitarrista (e seconda voce) Jerry Cantrell. Dal disco risulta tutta la parentela con gli Alice In Chains (non solo perché partecipano Inez e Kinney), ma anche come Cantrell, prima firma musicale della band di Seattle, possa essere un tradizionalista mascherato. Esemplare Cut You In.

Moon Safari

Il primo album di Nicolas Goldin e Jean-Benot Dunckel rappresenta una rivoluzione nel pop elettronico internazionale: dalla Francia Moon Safari diventa manifesto di una nuova scena elettronica, capace di conquistare le seconde sale dei club e al tempo stesso in grado di essere apprezzata anche da chi non frequenta la night-life. Sintetizzatori e piano insieme, voce processata e vocalizzi soul: è la nuova dance degli Air che mischiano l’elettronica al pop, tra downtempo, trip-hop ed esperimenti musicali innovativi. Sexy Boy è il brano che, per originalità, meglio rappresenta l’intero album.