Eurythmics Live 1983-1989

Necessaria documentazione dell’attività concertistica degli Eurythmics nella quale spicca più la forza interpretativa di Annie Lennox che le alchimie sonore di Dave Steward. Ventidue brani che nella versione originale inglese contiene anche un terzo CD con un notevole medley acustico di una quindicina di minuti (sei brani) registrato a Roma nell’89.

Animamigrante

Un anno dopo l’EP di debutto Figli di Annibale, la band napoletana esordisce sulla lunga distanza con un album che viaggia tra il Mediterraneo e la Giamaica, lasciando intuire fin da subito la sua forte vocazione internazionale. Fra reggae, dub e funky, la splendida voce di Raiss, uno dei pochi cantanti soul nati nel nostro Paese.

Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We

Percorso tormentato quello che ha portato i quattro irlandesi dei Cranberries all’esordio discografico: grandi aspettative della critica, un modesto EP (Uncertain) alle spalle, molti dissidi con discografici e produttore. Nato tra mille problemi il primo album è invece sorprendente per immediatezza, godibilità e fantasia.

Debiti al pop chitarristico britannico (Dreams, per esempio), a Smiths e Stone Roses, tracce di tradizione celtica, e soprattutto la voce della O’Riordan, che farà epoca come e più di quella di Sinead O’Connor.

ELVIS COSTELLO/THE BRODSKY QUARTET: The Juliet Letters

In compagnia del giovane ensemble d’archi inglese, l’irrequieto musicista realizza un curioso esempio di pop da camera che prende spunto da un immaginario epistolario indirizzato a Giulietta Capuleti.

Grazia, umorismo e dinamicità negli arrangiamenti (nonostante la assoluta mancanza degli strumenti canonici da musica "leggera") ne fanno una pagina tutto sommato stimolante della produzione costelliana.

The First 2 And A Half Years

Un box contenente i primi tre dischi di Costello dà il via a uno degli innumerevoli programmi di ristampe curate dal musicista in persona. Oltre a una buona dose di "bonus tracks", in omaggio c’è un prezioso articolo per collezionisti: il raro promo Live At The El Mocambo, testimonianza di una torrida performance del ’78 catturata in un club di Toronto.

SuperPinkyMandy

Beth Orton debutta con un album pubblicato solo in Giappone in limitatissime quantità e oggi praticamente introvabile (se non su bootleg). Produce un’altra star della scena elettronica, William Orbit, che sottopone ai suoi tipici loop pezzi cantautorali come She Cries Your Name (poi ripresa nel disco successivo) e Don’t Wanna Know ‘Bout Evil di John Martyn.

Dainamaita

Sono passati solo tre anni dall’album precedente ma l’irripetibile stagione delle Posse, che nel 1992 ha toccato il suo apice, ha cambiato le carte in tavola. Testi in italiano, suoni campionati e nuovi generi (dal funk all’hardcore, dall’hip hop al reggae) sono le principali novità di un disco coraggiosissimo anche se non perfettamente a fuoco in alcuni suoi episodi.

Contiene un’originale cover di Purple Haze di Jimi Hendrix ma soprattutto futuri classici della band come Re senza trono e Treno per Babilon.

Get A Grip

Mentre quelli che la critica definiva i loro eredi vivono stagioni difficili, gli Aerosmith continuano a mietere successi e premi. Questo è un album che testimonia un momento di autentica creatività, incredibile se si pensa che il gruppo festeggia due decenni di carriera. Canzoni perfette che sono la sintesi tra vecchio e nuovo hard rock, con un feeling che pesca a piene mani dal blues.

Eat The Rich, Get A Grip, i pezzi forti in chiave rock, ma l’album poggia su Cryin’, Crazy e Amazing, tre ballate romantiche e seducenti che rappresentano l’ennesima fortuna commerciale del gruppo. Secondo e primo posto nelle classifiche inglesi e americane.

Show

Molto simile a ciò che si dice un greatest hits con il pubblico. Show è registrato a Auburn Hills, nel Michigan, e dedicato al lato pop dei Cure. L’ultima parte poi, è assolutamente rock, con i brani più energici di Wish (From The Depth Of The Deep Green Sea, Cut) e Never Enough. Complementare a Paris.

Songs Of Faith And Devotion

Senza che nessuno glielo chieda, i nostri mettono fuori la testa e si avvedono della tempesta grunge. E imprevedibilmente, cercano di misurarsi, se non proprio con i suoni, con il mix di angoscia ed aggressività che parte da Seattle.

Insieme a Flood partoriscono un disco stupefacente, compiuto, oscuro, appassionato, conturbante: un viaggio in un abisso, nel quale spiccano In Your Room e Walking In My Shoes. L’intesa con la nuova generazione è totale: il disco va al n.1 sia in USA che in patria.

Debut

La storia ricomincia molti anni dopo; in mezzo ci sono state le avventure con Kukl e Sugarcubes e anche un disco di pop jazz con il trio di Gudmundur Ingolfsson, Gling-Glò (Bad Taste, 1990).

Bjork è ora una giovane compositrice affermata, sicura dei propri mezzi ed eccitata dal nuovo mondo sonoro oltre il rock. Il disco parla quella lingua: lampi di etno-jazz, morbidi passaggi orchestrali, molta electro dance, con la guida di una voce penetrante come un raggio laser. Prodotto da Nellee Hooper, l’album arriva al numero 3 in GB grazie a canzoni belle e fortunate come Venus As A Boy, Play Dead, Like Someone In Love.