O.G. Original Gangster

L’apice della carriera del signor Marrow, almeno sotto il profilo musicale, dal momento che ulteriore gloria lo aspetta sul grande schermo. Il brano New Jack Hustler segna il confine tra le due carriere, dal momento che è tratto dalla colonna sonora del film New Jack City, di cui Ice-T è protagonista. Oltre a rivendicare nella canzone Original Gangster la primogenitura sul genere, il rapper punteggia i racconti della dura vita nel ghetto di South Central con inedite analisi sociali. Per la prima volta un suo 33 giri si affaccia tra i venti più venduti negli Stati Uniti, raggiungendo la quindicesima posizione.

On Every Street

Ultimo disco in studio per la band inglese, che a questo punto band non è più ma soltanto un redditizio passatempo per Mark Knopfler, sempre più interessato ad altre cose.

Il risultato è un disco molle, vendutissimo solo per inerzia, che passa in rassegna più stili con molto mestiere e pochissimo entusiasmo. Calling Elvis non sarebbe stato così famoso se l’avesse suonato J.J. Cale, magari anche meglio.

The Bootleg Series Vols 1-3 Rare & Unreleased

Un altro tassello indispensabile nella costruzione del "Dylan d’archivio". Questi tre CD creano addirittura sconcerto per la qualità e la quantità di canzoni che Dylan ha via via scartato a favore di altre che ci appaiono meno importanti. Da Mama, You’ve Been On My Mind a Farewell Angelina, da Blind Willie McTell a Series Of Dreams passando per una versione acustica di Highway 61 Revisited i tre volumi delle Bootleg Series si presentano da soli a dylaniani e non.

The Eddie Cochran Box Set

Vecchiotta ma ancora reperibile, questa raccolta è quanto di meglio vi sia per una estesa panoramica sulla sua attività. Con oltre 110 brani il box presenta tutto il materiale ufficiale Liberty ed altre registrazioni storicamente rappresentative, a partire da quelle dei Cochran Brothers del 1956 (un duo country con Hank Cockran, di cui non era parente), diverse registrazioni per la TV inglese e parecchie altre incisioni minori di cui è depositaria l’etichetta Rockstar.

24 Nights

Da qualche anno Clapton ha l’abitudine di celebrare una messa solenne per i suoi fan con varie serate alla Royal Albert Hall, dove passa in rassegna tutto il suo repertorio e ama invitare amici e creare situazioni inedite.

Qui una selezione di questo “Clapton Festival” nelle edizioni’90 e ’91, con E.C. leader di varie formazioni: un quartetto rock, una blues band allargata (con Buddy Guy e Robert Cray) e un ensemble ancora più esteso con la National Philarmonic Orchestra diretta da Michael Kamen.

Look Mom No Head!

La vera novità è nel cambio completo della sezione ritmica (Slim Chance al basso e l’esperto Jim Sclavunos alla batteria per Nick Knox). Il solito ruminare oscenità, nella spassosa I Wanna Get In Your Pants, e l’orrore trash in Eyeball In My Martini sono altrettanti cliché. Il gruppo è sempre più autoreferenziale. Di certo il gioco è voluto. Miniskirt Blues è con Iggy Pop.

Waking Up The Neighbours

Sciolto il sodalizio professionale con Jim Vallance, Adams si affida ad uno stuolo di personaggi di spicco nel mondo dell’FM Rock e presenta quello che è l’ultimo suo album riuscito.

Un contagioso mix di rock duro e melodia, puntellato sul singolo strappalacrime (Everything I Do) I Do It For You, che accompagna le scene d’amore del film Robin Hood. Il disco vende oltre dieci milioni di copie, raggiunge la vetta delle classifiche in Gran Bretagna e lo pone all’attenzione anche di mercati nuovi, compreso quello italiano.

Don’t Try This At Home

Sbocciato come autore e migliorato assai anche come interprete, Bragg è pronto per il disco più ambizioso della sua carriera solista, spalmato su quattro facciate di vinile. Coadiuvato da una band stringata e funzionale, i Red Stars, concilia felicemente gli estremi: combat rock (Accident Waiting To Happen, North Sea Bubble) e pop accattivante (Sexuality, Wish You Were Her), toccanti elegie personali (Tank Park Salute) e cover appassionate (la Dolphins di Fred Neil).

Tra gli amici in studio, anche Peter Buck dei R.E.M.

The Low End Theory

Il suono è più notturno e compatto, frutto di un’esplicita frequentazione jazz, ma la freschezza intatta. Le basi sono esemplari, con i campioni da computer (spassoso l’estratto di Let’s Take To The People dei Funkadelic che gira nel ritornello di Everything Is Fair) supportati dal basso suonato in studio da J. Ron Carter. Chiude il disco il capolavoro del trio, Scenario, un manuale sonante di creatività lirica applicata a un istinto funky da fuoriclasse, cui contribuisce l’illustre ospite Busta Rhymes.

The Eddie Cochran Box Set

Vecchiotta ma ancora reperibile, questa raccolta è quanto di meglio vi sia per una estesa panoramica sulla sua attività. Con oltre 110 brani il box presenta tutto il materiale ufficiale Liberty ed altre registrazioni storicamente rappresentative, a partire da quelle dei Cochran Brothers del 1956 (un duo country con Hank Cockran, di cui non era parente), diverse registrazioni per la TV inglese e parecchie altre incisioni minori di cui è depositaria l’etichetta Rockstar.

Green Mind

Il quarto LP dei Dinosaur è in pratica del solo J Mascis, che infatti suona tutti gli strumenti; Murph compare solo in tre brani, Lou Barlow se n’è andato e la collaborazione con Don Fleming e Jay Spiegel è durata un singolo, l’eccellente The Wagon.

Da notare che il muro di suono si è di molto alleggerito, complice forse il passaggio major, a parte le schitarrate fiammanti di How’d You Pin That One On Me e sottolineando invece la melliflua Thumb.

Leisure

L’album d’esordio lascia solo intuire grandi possibilità, confuse però tra brani incompleti e presto lasciati in disparte, tranne She’s So High e la dichiarazione di pura inglesità There’s No Other Way.

The Peel Sessions Album

Diciannove selezioni per raccontare cinque anni di session radiofoniche alla BBC (compresi i sei pezzi apparsi sul mini album del 1987). Il repertorio per voce e chitarra non offre naturalmente grosse variazioni rispetto agli originali. Ma il disco è una buona occasione per ascoltare Bragg in diretta e alle prese con canzoni di John Cale e degli amati Smiths.

Mighty Like A Rose

Con l’inventivo (fin troppo, secondo alcuni) Mitchell Froom alla console, Elvis osa ancora di più e realizza il suo kolossal: una composita giostra musicale dove però si smarrisce sovente il filo narrativo.

Non mancano le "highlights": soprattutto la ballata So Like Candy, scritta a quattro mani ancora con McCartney, e la malinconica marcetta di chiu"sura, Couldn’t Call It Unexpected No.4, contraddistinta da una levità di tocco che manca al resto dell’album.

Live

Album dal vivo registrato durante il tour seguito alla pubblicazione di Pills’n’Thrills’n’Bellyaches. La dimensione live non è certo la più congeniale al gruppo, che sul palco mostra tutti i propri limiti tecnici. La scaletta, in compenso, può contare su tutti i brani migliori della carriera della band, da Loose Fit a Rave On, da God’s Cop a Wrote For Luck. La versione su singolo CD ha un brano in meno.

De La Soul Is Dead

Un vaso di fiori in frantumi simboleggia in copertina il momento difficile del gruppo, su cui l’esigenza di bissare il trionfo del disco precedente pesa come un macigno. Benché il sovraccarico di inserti televisivi e citazioni in libertà suoni alla lunga dispersivo, alcuni episodi sono eccellenti: il singolo Ring Ring Ring (Ha Ha Hey) è spigliato e orecchiabile, Millie Pulled A Pistol On Santa affronta l’insolito tema dell’abuso sessuale, la verve di una A Roller Skating Jam Named "Saturdays" costruita sul suono degli Chic è quella dei tempi migliori.