Feudalist Tarts

Il primo vero album di Chilton (in realtà è un mini LP) dà solo alcune tracce del suo talento: la vena è essenzialmente rock & roll e rhythm & blues, quel che lo rende interessante è l’originale rilettura, un po’ grezza, con un minimo lavoro di produzione, la grande ecletticità del musicista e una velata ironia di fondo.

Ristampato su CD dalla Razor & Tie (con i brani dell’EP No Sex) e dalla New Rose francese (Stuff) con 10 bonus.

Phantasmagoria

Captain Sensible lascia dopo un po’ di baruffa, e il chitarrista Roman Jugg, pur entrato da poco, prende il comando. Il nome dei Damned, per quanto indissolubilmente legato al punk, continua a essere interessante per le majors in pieni anni ’80: la MCA li ingaggia e loro rispondono con il più improbabile dei successi: una cover della melodrammatica Eloise di Barry Ryan (assente nella versione in vinile e in diverse edizioni del CD).

The Beach Boys

La produzione della loro etichetta Caribou segna il periodo più infelice nella storia dei Beach Boys, che non riescono a rinnovarsi e neppure a trovare un giusto equilibio con il passato.

Molti brani sono scarti di studio, recuperati in mancanza di meglio, e anche quando ritornano certe sonorità del passato, come in questo album, le canzoni mancano di consistenza.

Frankenchrist

Il quartetto è appena stato fermo tre anni per controversie giudiziarie quando scoppia il nuovo caso. La pietra dello scandalo è l’inclusione nel disco di un poster dell’artista svizzero H.R. Giger, dal titolo "Penis Landscape".

Jello Biafra è incriminato per oscenità e finisce in carcere. Musicalmente, Frankenchrist segue una linea più moderata, aggettivo che non si addice certo alle liriche. Valgano per tutte Stars And Stripes Of Corruption e MTV Get Off The Air.

7800 Fahrenheit

Nome di punta di uno stile musicale, l’AOR/class metal, che ha invaso le classifiche americane, i Bon Jovi pubblicano un secondo album non all’altezza del suo frizzante predecessore, ma il pubblico non sembra accorgersene e lo premia lusinghieri piazzamenti di classifica.

I rock vibranti di In And Out Of Love e King Of The Mountain, parallelamente alle melodie di Hardest Art Is The Night e Silent Night, sono i nuovi successi del gruppo, che dedica l’accattivante Tokyo Road ai fan giapponesi, da subito generosi con la giovane band.

Silvertone

Amori impossibili e sfortunati, il romanticismo dei giovani ribelli senza causa degli anni ’50, una voce che ricorda il meglio di Roy Orbison e di Elvis Presley, l’aspetto affascinante di un divo hollywoodiano: ecco gli elementi che caratterizzano l’esordio del californiano Chris Isaak (1956). Scoperto e prodotto da Erik Jacobsen, già artefice del successo dei Lovin’ Spoonful, Isaak ha dalla sua una scrittura matura e consapevole, e soprattutto un chitarrista del calibro di James Calvin Wilsey, che riecheggia nel suo stile Hank B. Marvin degli Shadows e le colonne sonore dei western di Ennio Morricone. Particolarmente suggestive Talk To Me, Back On Your Side e Funeral In the Rain. Un esordio di tutto rispetto.

 

Cuori agitati

Quando esce l’album, il ragazzo è già una star. Già prima del suo debutto a Sanremo 1984 la sua Terra promessa è data come vincitrice annunciata nella sezione Giovani. Con il suo primo disco il pop italiano si dà una decisa riverniciata: Ramazzotti ha gli stessi limiti vocali di Baglioni e la stessa sofferenza patinata, ma nelle astute ingenuità “ggiovani” degli inni Terra promessa e Una storia importante e nei sintetizzatori zuccherosi c’è uno studio feroce.

Nonostante l’immagine borgatara, per tutta la sua carriera Eros si muoverà come una corazzata verso il successo, senza lasciare niente al caso.

Talking With The Taxman About Poetry

La ricerca di una terza via politica (tra contrapposti imperialismi) e musicale (tra folk e punk) conduce il cantautore sulle strade del suo disco a tutt’oggi più godibile e riuscito. Con il corredo, per la prima volta, di arrangiamenti discreti ma ben calibrati (nei crediti anche Johnny Marr degli Smiths), Bragg scandaglia e racconta con tocchi lievi e vivaci miserie e splendori quotidiani della classe lavoratrice britannica, e non solo: come fosse un Ken Loach o un Mike Leigh con la chitarra al posto della macchina da presa.

Vibrante nelle canzoni di "protesta" (There Is Power In A Union), Bragg brilla ancor di più nella descrizione, poetica e al tempo stesso realista, dei rapporti interpersonali (la deliziosa Greetings To The New Brunette, la drammatica Levi Stubbs’ Tears: ad oggi il pezzo più coinvolgente ed ispirato del suo intero catalogo).

This Is Big Audio Dynamite

Dopo una serie di audizioni, la formazione si assesta e debutta con il singolo The Bottom Line. L’accoglienza della critica e ottima, mentre il pubblico impiega mesi per metabolizzare questa nuova dimensione artistica dell’ex punk Mick Jones, in quale dimostra più coraggio dei suoi vecchi compagni Joe Strummer e Paul Simonon.

Medicine Show, la bizzarra E=MC2 e l’incalzante A Party i momenti migliori di un disco, che in parte anticipa e delinea la nuova strada della musica da ballo britannica.

The Head On The Door

Stavolta Robert Smith ha ritrovato una vera band con due cavalli di ritorno, Gallup e Porl Thompson (era chitarra solista in una delle prime versioni dei Cure), e il nuovo batterista Boris Williams. Ancora le canzoni sono singoli episodi, volutamente senza filo conduttore. Close To Me e Inbetween Days non possono mancare da nessuna antologia.

Per quanto non più dark in senso stretto, i Cure hanno definito adesso il loro look da icone con ampi vestiti scuri, cespugli corvini e rossetto sbavato. L’immagine si appoggia ai videoclip del regista Tim Pope. Il più popolare è proprio Close To Me, in cui Pope riprende i musicisti chiusi in un armadio.

She’s The Boss

Soltanto nel 1985 arriva il suo primo LP, che pare tuttavia poco più di un passatempo, e che soprattutto non aggiunge nulla a un mito consolidato, ma anche un po’ logoro. Pop rock di tendenza, un po’ più sofisticato di quello dei Rolling, qualche momento romantico, il solito hit single (Just Another Night), ospiti di spicco un po’ sprecati (Pete Townshend, Jeff Beck, persino Herbie Hancock) e nulla di straordinario. 

 

Live After Death

Supportati sin dagli esordi da una grafica fumettistica e con Eddie, un personaggio/mummia creato da Steve Harris, che non manca di apparire nelle copertine e in concerto, gli Iron Maiden, dimostrano di saper colpire l’immaginario dei teen ager di tutto il mondo. Il loro heavy metal d’impatto e melodico, conquista nuovi mercati e la band non si risparmia, suonando ovunque, raccogliendo consensi e l’entusiasmo di tutti. Tutto documentato in questo faraonico doppio dal vivo, che conferma l’incredibile forza d’urto sul palco dei cinque musicisti, aiutati da un impianto scenico e da un gioco di luci colossale.

Tonight

Ogni quando Bowie riguadagna il trono, ne scivola picchiando il sedere. Come dopo Ziggy Stardust, fa seguire a un best-seller un lavoro sfocato. Per sedurre la Mtv generation arruola Julien Temple e gira un pallosissimo video per Blue Jean. Per rassicurare i fan si appoggia più che può a Iggy Pop. Pare più preoccupato di proporsi come camaleonte che non di fare buoni dischi.

Tant’è che ha un certo successo con operazioni collaterali: This is not America con Pat Metheny, Dancing in the Street con Mick Jagger, le colonne sonore di When The Wind Blows, Absolute Beginners, Labyrinth (in questi ultimi è anche attore).

Brothers In Arms

Il disco della consacrazione commerciale, primo nelle classifiche di mezzo mondo rock (con oltre 20 milioni di copie vendute), grazie a una spruzzata di pop un po’ dovunque.

Aiutano non poco i quattro Hit Singles (So Far Away, Money For Nothing, Brother In Arms, Walk Of Life) e un’imponente campagna promozionale. Non è il disco più bello del gruppo ma è il più impeccabile.