Angeli della strada

Desideroso di cambiare e appagato dal successo, Sorrenti cerca nuove strade e scivola: pubblico e critica gliela fanno pagare carissima. Nel 1981 il singolo La strada brucia aveva sconcertato anche i fan, e il cantante, entrato in una fase di deriva personale, aveva pensato di prendersi una vacanza dalla musica. Quando torna, con un disco di elettro-pop né carne né pesce, è chiaro per tutti che nell’era dei Duran Duran non c’è spazio per un idolo delle teenagers di ieri.

Punch The Clock

Due produttori di grido, Clive Langer e Alan Winstanley (Madness, Dexy’s, ecc.), cercano di riportare il maturo Elvis in cima alle classifiche.

Everyday I Write The Book rimane ad oggi uno dei pezzi più accessibili del suo catalogo, ma in una sequenza di vivaci, scattanti r&b e pub rock farciti da sezioni fiati e voci di contorno la vera anima di Costello affiora nelle canzoni "politiche" e più ombrose: la minacciosa sci-fiction per pianoforte e voce di Pills And Soap e la stupenda ballata Shipbuilding, dolente commento d’attualità sulla guerra da operetta delle Falklands incorniciato dall’inarrivabile "spleen" della tromba di Chet Baker.

Whammy!

Un po’ più di leggerezza ma anche un po’ più di elettronica: il sound anni ’50 è accantonato in favore di un sound in grado di rivaleggiare coi sintetizzatori della "British invasion" che domina le charts Usa nei primi anni ’80. Song For A Future Generation riapre la porta ai dialoghi deliranti tra i tre vocalist che avevano sconcertato e deliziato gli ascoltatori all’esordio.

Money And Cigarettes

E.C. passa alla Warner e per l’occasione torna ad affidarsi al vecchio e saggio Tom Dowd. Ne viene un divertente album di blues rockabilly moderno, con un mix di brani originali e vecchi standard (Everybody Oughta Make A Change è di Sleepy John Estes, Crazy Country Hop di Johnny Otis).

A fianco di Clapton una grande band radunata per l’occasione, con Albert Lee, Donald Dunn e Ry Cooder.

Strip

Così come è diventato di moda, il cantante va fuori moda. All’improvviso, Duran Duran, Spandau Ballet e Depeche Mode dominano la scena, e Adam, nonostante lo spogliarello per la copertina e una collaborazione con Phil Collins, sembra un residuo degli anni ’70. I fan sostengono le vendite dell’album, ma il n.1 in classifica rimane lontano.

Live In London

Album dal vivo registrato a Londra nel 1980 con la sezione ritmica dei Soft Boys (Matthew Seligman e Morris Windsor) e il chitarrista dei Vibrators, Knox.

Repertorio vario, che va indietro fino a Box Tops e Big Star (Bangkok, The Letter, Kanga Roo, September Gurls). Riedito su singolo CD con i brani di Like Flies On Sherbert.

Japanese Whispers

Mini album nato attorno ai singoli che danno una spallata all’immagine seriosa di Smith & Co: Let’s Go To Bed, The Walk (i Cure in discoteca, tra suoni funky e sintetici) e la deliziosa The Lovecats, canzonetta jazz leggera e umoristica con cui il leader rilancia le sue quotazioni pop, in attesa di un organico più stabile.

È arrivato un bastimento

Un’altra lunga pausa, nella quale riesce a portare in classifica due singoli del tutto inconsistenti (E invece no, Nisida), un’altra favola (il Pifferaio di Hamelin) e un altro album doppio o quasi: al Long Playing è allegato un mix.

Ma stavolta qualcosa non funziona: la formula mostra la corda, Bennato non riesce a stupire né a illuminare, e il suo album rimane, a sorpresa, invenduto nei negozi dove Vasco Rossi, Battiato e il Titanic di De Gregori testimoniano il momento d’oro per i cantautori. Forse il Pifferaio ha preteso troppo dal proprio pubblico, e deve cambiare strada.

Smell Of Female

Inciso dal vivo a New York, ma tutti i brani sono inediti (il gruppo non poteva fare un vero disco in studio perché bloccato da una causa con la IRS). Annovera le versioni di Psychotic Reaction dei Count Five e Faster Pussycat dei Boss Tweeds, colonna sonora del film omonimo di Russ Meyer.

Oltre all’horror a basso costo l’altro motore dei Cramps è proprio l’erotismo, sprigionato sul palco e oggetto di allusioni sempre più mordaci e esplicite. Sei pezzi in origine su LP, nove nella ristampa in CD.

Let’s Dance

Nella pausa più lunga della sua carriera (dovuta anche ai succitati film) Bowie annusa l’aria degli anni ’80 e si prende una hit con, a sorpresa, i Queen (Under Pressure, completata in un clima di tensione con l’altra primadonna Mercury). Si compiace di una generazione di nuove popstar britanniche cresciute a pane e Duca Bianco: Human League, Gary Numan, Visage, Ultravox, Japan, il Nick Rhodes dei Duran Duran.

E dà agli anni ’80 il verbo che aspettavano, ovvero: Let’s Dance. Il chitarrista di riferimento stavolta è Nile Rodgers degli Chic, cui deve momenti briosi e ammalianti come Criminal World, Modern Love e la nuova versione di China Girl.

Uncle Wonderful

È un momento buio per l’artista, abbandonata da tutti se non dall’etichetta australiana che le aveva gettato un salvagente ai tempi di Stars. La copertina, che propone la Ian in improbabili vestiti trendy, fa presagire i contenuti. La sbornia disco non è smaltita, ma qui (Just A Girl, Body Slave), senza Moroder, i risultati sono molto più scadenti. Pochi i pezzi sui cui Janis lascia una impronta duratura: la canzone che intitola il disco (che tratta di abusi sessuali familiari) e Mechanical Telephone, un fusion blues sul tema della incomunicabilità in cui la musicista sperimenta con la allora rivoluzionaria batteria elettronica Linn.

Havana Moon

Per la prima volta il Santana "solo" esce dall’ambito jazz rock e colora di frivolo la sua esperienza. Il paesaggio qui è un rock & roll/R&B anni ’50, dichiarato esplicitamente dalle cover di Bo Diddley e Chuck Berry e ribadito anche dai brani originali.

Prodotto da Jerry Wexler e Barry Beckett, con ospiti come Booker T. & The Mg’s, Willie Nelson, i Fabulous Thunderbirds.

Infidels

A canzoni molto valide — da Jokerman (per cui viene realizzato anche un bel viedoclip) a Man Of Peace, da Sweetheart Like You a License To Kill — corrisponde una produzione adeguata, anche se Knopfler non riesce sempre a tenere a bada Dylan (la voce è più sgraziata che mai). Le canzoni sono di ottimo livello, ma i dylaniani continuano a chiedersi perché sia stata esclusa da questo album la straordinaria Blind Willie McTell.

A dare la sensazione di compattezza è senza dubbio la band di studio, composta da Knopfler, Mick Taylor (chitarra), Alan Clark (tastiere) e dalla inossidabile sezione ritmica di Sly Dunbar e Robbie Shakespeare.

Atmosfera

Disco normale per chiunque, ma eccentrico in un percorso discografico come quello dell’artista milanese: nessun singolo forte, nessun film che facciano da traino. È semplicemente un disco, con una sua coerenza stilistica e l’inatteso omaggio di Les feuilles mortes. Nessun pezzo sopra la media, ma se a quelli che chiamiamo album è assegnata anche la funzione di fare da autoritratto, questo fa bene il suo mestiere.

Burning From The Inside

In un quadriennio si è già consumata l’avventura dei Bauhaus. L’epilogo, registrato per buona parte senza Murphy, malato, ha i toni e i colori — il bianco e nero da cinema muto tedesco degli anni ’20, un po’ meno contrastato — dell’art rock teatrale che ha fatto del gruppo un vero culto. Murphy fonda i Dali’s Car con Mick Karn dei Japan, per poi proseguire da solo.

Gli altri tre partono con progetti propri per ritrovarsi poi nei Love And Rockets.