The Beatles 1967-1970

Le prime antologie successive alla separazione sono anche le sole sopravvissute negli anni ed elevate a nobiltà compact. Con tutti i classici e anche parecchie canzoni originariamente lasciate fuori dagli LP inglesi.

Entrambe riedite su doppio CD. Sono invece scomparse tutte le altre raccolte di successi pubblicate negli anni (citiamo Rock & Roll Music, Love Songs, The Beatles’ Ballads, Reel Music, 20 Greatest Hits).

Fantasy

L’America post Vietnam e dei conflitti razziali vive un periodo tormentato, e la King risponde col suo disco più "politico". Un album concept e d’atmosfera, anche se gli episodi memorabili sono forse meno del solito: You’ve Been Around Too Long e Being At War With Each Other (poi cantata da Barbra Streisand) la confermano comunque regina del pop anni Settanta, e Coraz&Aelig;n è un irresistibile salsa funk che va a nozze con le frequenze FM e l’ascolto in auto.

Aladdin Sane

Bowie saluta Ziggy, produce Transformer di Lou Reed, regala All The Young Dudes ai Mott the Hoople, poi torna sulla Terra. E non si trova a suo agio: Panic In Detroit, The Jean Genie e Time non decollano e si perdono come era accaduto a Major Tom.

Il glam rock e la scena britannica ora gli vanno strette: comincia a guardare all’America e, con Let’s Spend The Night Together, all’amico Jagger, anche lui piuttosto incerto sul da farsi (per gli Stones è l’anno di Angie, peraltro dedicata, si dice, alla moglie di David).

Nel 2003 una 30th Anniversary Edition in doppio CD, con bonus.

Gira che ti rigira amore bello

Altro concept album, dedicato alla sua 2 Cv (primo esempio di una autoreferenzialità scrupolosamente coltivata). Capace di infilare un brano struggente (Io me ne andrei) a brani leggeri che ne evidenziano le radici popolari e stornelleggianti (Amore bello, Gira che ti rigira) diviene il più rassicurante e acqua e sapone dei musici italiani.

In seguito ne soffrirà, ma per ora ci si trova più che bene.

Non farti cadere le braccia

L’album sarà una scoperta tardiva dei fan di Bennato, che vi troveranno l’inizio di un discorso portato avanti per una vita. Non a caso contiene Una settimana un giorno, ripresa nel 2002 coi Velvet, il manifesto musicale (ma non solo) Rinnegato, e la mirabile Un giorno credi.

C’è ancora molta prudenza da parte del produttore Sandro Colombini nel lasciar scatenare l’anima più rock e pungente del suo protetto, circondato da una sorta di “cordone sanitario”: il fratello Eugenio, già al lavoro con la NCCP, la quale presta all’opera anche Patrizio Trampetti e Roberto De Simone.

Desperado

La notorietà subisce un balzo in su con un concept album dedicato ai temi del vecchio West, confezionato con cura e astuzia, con canzoni destinate a gloria sempiterna o quasi (Tequila Sunrise, Desperado, Outlaw Man, Saturday Man), belle armonie vocali, ballate d’effetto, qualche rock misurato. Venderà meno del primo album ma sarà molto più famoso.

Dylan

Dylan passa alla Asylum di David Geffen e accenna in qualche intervista alla fondazione di una propria etichetta discografica. La Columbia minaccia di svuotare i suoi archivi senza la sua autorizzazione e di mettere sul mercato altri dischi così.

Dylan è fatto in gran parte con gli scarti di Self-Portrait, il che è tutto dire! Vale comunque la pena segnalare la cover di Ballad Of Ira Heyes del cantautore di origine indiana Peter La Farge. Abbastanza sgangherate le versioni di Mr. Bojangles di Jerry Jeff Walker e di Big Yeallow Taxi di Joni Mitchell.

Greetings From Asbury Park, NJ

John Hammond, scopritore di talenti, fa firmare agli inizi degli anni ’60 il primo contratto discografico a Bob Dylan e poco più di dieci anni dopo a Bruce Springsteen.

L’esordio è un disco raffinato di canzoni folk/rock, molto apprezzato dalla critica musicale ma non dal pubblico. Etichettato come "il nuovo Dylan", Springsteen sembra frenato nella creatività e soprattutto nel sentirsi libero di osare di più. Un esordio acerbo con qualche perla: For You, Growin’ Up e Spirit In The Night.

Foreigner

Con molti sapori caraibici e l’intera facciata occupata dalla Foreigner Suite, Cat Stevens effettua un’ampia virata stilistica, verso un suono più R&B e tastieristico: vuole liberarsi dell’etichetta di folksinger e scrivere testi più profondi, ispirati a motivi religiosi e filosofici.

Nel frattempo si è trasferito in Brasile e lavora per l’Unesco.

CARLOS SANTANA & JOHN McLAUGHLIN: Love Devotion Surrender

Santana scopre il misticimo orientale e si lega al guru Sri Chinmoy, lo stesso di cui è discepolo John McLaughlin. Nella nuova vita i due vengono ribattezzati Devadip e Mahavishnu e con quei nomi si propongono in un album molto atteso che viene accolto peraltro con delusione.

I loro intrecci di estatica chitarra, i loro voli radiosi verso "la casa del Signore" sono giudicati con sufficienza; e con sospetto vengono guardate le nobili cover dell’album, Naima e A Love Supreme, dal sancta sanctorum del repertorio di Coltrane.

Trent’anni dopo, venuta meno certa urgenza polemica, è un album che si può onestamente rivalutare.

Rainbow Concert

Non è solo una questione di incerta identità musicale, ci sono anche gravi problemi di vita. Clapton è tossicodipendente e perde un anno almeno di carriera nella sua lotta contro la droga.

Questa è la testimonianza del suo ritorno sul scene, con un acclamato concerto londinese che lo vede al fianco di illustri amici (fra gli altri Townshend, Ron Wood, Stevie Winwood). In repertorio un classico Cream come Badge e cose più nuove (Presence Of The Lord, Little Wing, anche Pearly Queen dei Traffic).

Arbeit Macht Frei

Gli Area si presentano con un disco che offre sonorità etniche, rock e jazz su un impianto progressive. Alcuni dei brani, composti su testi di Gianni Sassi (in arte Frankenstein), boss della etichetta Cramps, fanno subito epoca, da Luglio, agosto, settembre (nero) a L’abbattimento dello Zeppelin.

Le musiche sono di Patrizio Fariselli, tastierista, accanto al quale suonano artisti provenienti dalle più diverse esperienze (dal jazz al beat dei Califfi o dei Ribelli di Celentano): Patrick Djivas (basso), Giulio Capiozzo (batteria), Victor Edouard Busnello (sax), Paolo Tofani (chitarra) e Demetrio Stratos, cantante. Quest’ultimo in particolare suona la propria voce come uno strumento, utilizzando acrobatiche tecniche di avanguardia.

No Ruinous Feud

La parabola discendente della Incredible String Band proseguiva inesorabile da tempo, ma era difficile pronosticare un approdo disastroso come questo: dove la band un tempo più eccentrica e imprevedibile d’Inghilterra suona come un dozzinale gruppo californiano da radio FM (Explorer) e insegue improbabili chimere di successo mainstream (Saturday Maybe): e non bastano le gighe tradizionali e folk-rock come Old Buccaneer a indorare la pillola.

The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle

Anche il secondo disco contiene composizioni di buona fattura ma The Boss deve ancora dimostrare il suo vero talento componendo brani che possano durare nel tempo. A parte Rosalita, piccolo gioiello, che diventerà un inno d’amore alla sua band durante i futuri tour, l’album non riesce a decollare.

Buffalo Springfield

Vecchie e obsolete entrambe le antologie dedicate al gruppo, peraltro le sole mai pubblicate in oltre trent’anni.

La prima è rimasta comunque in catalogo per lungo tempo, ristampata anche su CD. La seconda, più esauriente e meglio confezionata, è stata appetita a lungo dai fan per la presenza di un brano tuttora inedito, una versione di 9 minuti di Bluebird, esclusa anche dal cofanetto del 2001 per una presunta ripulsa di Young a quella "estensione".

Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto

Una aperta ma meno brillante replica del disco precedente, perché la casa discografica sospetta che Alan Sorrenti possa giocarsela coi grandi: il cantante è invitato a incidere il disco a Londra con Dave Jackson dei Van der Graaf Generator ("rubato" a uno dei suoi punti di riferimento, Peter Hammill), Francis Monkman dei Curved Air e Tony Esposito.

Nostalrock

Il titolo è impeccabile: la patente di ribelle sta scadendo, e Celentano si aggrappa all’ente che gliel’ha attribuita in prima istanza, ovvero il rock’n’roll dei pionieri, riletto proprio nel momento di massima stanchezza del genere, ormai consegnato al revival. Ma nel tutto brilla Prisencolinensinanciusol, originalissima premonizione dance-rap cantata in un gramlot sonoro del tutto inventato che gli porterà fortuna anche in seguito.

Byrds

I Byrds si sciolgono ufficialmente nel 1973; stupisce quindi l’immediata e inattesa reunion del quintetto originario, operazione nostalgica e frettolosa che tuttavia produce un disco ben fatto, tra cover scelte con cura (Neil Young, Joni Mitchell) e gradevoli originali.

Pin Ups

I fan reclamano materiale, e il cantante ha la brillante idea di realizzare un album di brani amati in gioventù: sfilano soprattutto il beat e l’acerba psichedelia inglese; vengono scelti, dei nomi eclatanti (Pink Floyd e Who), episodi meno celebrati.

Il tutto risulta gradevole ma decisamente non all’altezza degli album precedenti. In ogni caso, l’intera operazione porterà ogni successivo album di cover realizzato da chicchessia ad essere accostato alla trovata dell’ex Ziggy.

Nel 2004 una 30th Anniversary Edition in doppio CD, con bonus.