ABC

Melodie orecchiabili, ritmi scoppiettanti e belle voci sono gli ingredienti dell’opera seconda dei fratelli Jackson, all’interno della quale spiccano la title track e The Love You Save, che mettono in mostra l’indubbio talento di Jackie, Tito, Jermaine, Marlon e Michael.

U

Sottotitolato “una parabola surreale in canzoni e danza”, il doppio album soffre, nella trasposizione dal palcoscenico teatrale al disco, la presenza di troppa “incidental music” riempitiva e la mancanza dell’elemento scenico: soprattutto nel materiale più leggero (Bad Sadie Lee, Robot Blues). Le qualità arcane delle ballate di Williamson emergono ancora in Juggler’s Song e nell’elegiaca Queen Of Love; Malcolm LeMaistre, direttore della compagnia teatrale che allestisce lo spettacolo, entrerà presto in pianta stabile nel gruppo come vocalist e polistrumentista.

I Looked Up

Un altro disco interlocutorio, segnato da un evidente appannamento creativo. Williamson si impegna ancora sulla lunga distanza con due epopee di impronta storica (Pictures In A Mirror) e autobiografica (When You Find Out Who You Are); Heron abbozza una prima versione della sua violinistica Black Jack Davy (non è il celebre traditional dallo stesso titolo) e un impacciato esperimento pop-rock (The Letter), con Rose Simpson al basso e la batteria di Dave Mattacks dei Fairport Convention.

Let It Be

Commiato in tono minore, e con molti strascichi polemici, con un controverso album dalla lavorazione lunga e tormentata e che alla fine non ha soddisfatto nessuno. Prodotto da Phil Spector, che è intervenuto pesantemente sui nastri originali, risente del periodo di scarsissima armonia interna e bassa pressione creativa.

Canzoni belle ma non bellissime: se è rimasto il ricordo di Across The Universe, Let It Be, The Long And Winding Road, Get Back, degli altri brani si è presto persa memoria (Two Of Us, Dig A Pony, Maggie Mae, I Me Mine, One After 909, la jam improvvisata Dig It), anche perché molti sono scarti recuperati dai cassetti o spunti incompiuti.

È l’album che ha definitivamente spaccato in due i Favolosi, Paul da una parte, i tre compagni dall’altra, e, forse per i vecchi attriti rimasti in sospeso, è anche l’unico disco dei Beatles che sia stato riveduto e corretto (vedi Let It Be…Naked), e già di per sé la notizia è straordinaria.

In Rock

È l’album che apre definitivamente l’epopea dell’hard rock. Un capitolo fondamentale di un periodo musicale di forti impulsi creativi e di irrefrenabili energie. La band è all’apice della forma e forgia canzoni memorabili, come Speed King, Living Wreck e Into The Fire. Gli acuti portentosi di Gillan confezionano l’eclettica Child In Time, rubata però dal repertorio degli It’s A Beautiful Day. Diventerà un marchio di fabbrica, la determinante produzione di Martin Birch.

Writer: Carole King

Abbandonate le inclinazioni hippie del disco precedente, Carole scopre una dimensione squisitamente cantautorale in un disco a cui partecipa il suo mentore James Taylor.

Child Of Mine, melodicamente impeccabile ma un po’ mielosa, ne svela pregi e difetti, ma è grazie agli hit firmati con Goffin che Carole si gioca le carte migliori: No Easy Way Down (Barbra Streisand, Linda Ronstadt, Dusty Springfield), Goin’ Back (ancora Byrds) e, soprattutto, Up On The Roof (Drifters), in versione "cameristica" per pianoforte e chitarra acustica, sono assi nella manica che assicurano la riuscita dell’operazione.

Gentle Giant

Con la famosa immagine del “gigante buono” in copertina, il primo LP dei Gentle Giant è uno dei grandi classici del progressive inglese. Suono pirotecnico, ricchissimo di funambolismi strumentali e vertiginosi intrecci vocali, troppo elaborato per avere successo. Funny Ways, Alucard e soprattutto Nothing At All sono tra le cose migliori del sestetto inglese e anche di tutto il periodo.

Concerto For Group And Orchestra With The Royal Philarmonic Orchestra

Si apre un nuovo capitolo della storia della band con l’ingresso del cantante Ian Gillan e del bassista Roger Glover, che debuttano con l’ambizioso progetto, fortemente voluto da Jon Lord, di fondere rock e musica classica. Disco prima osteggiato e poi rivalutato due decenni dopo, quando rock e classica hanno preso a flirtare, con riletture di molti gruppi da parte di famose orchestre.

The Man Who Sold The World

Con un processo di formazione artistica che oggi nessun discografico sarebbe disposto a tollerare, il giovane Jones raccoglie le idee in un disco che non dà brani storici in senso stretto, ma funge da palestra dove affinare stile e contenuti dei successivi anni di carriera.

Spalleggiato dallo straordinario chitarrista Mick Ronson, dal bassista e produttore Tony Visconti e dal nuovo manager Tony De Fries, Bowie inizia a spostarsi dall’area dei Beatles a quella dei Rolling Stones: nichilismo, ambiguità sessuale e chitarre ammiccanti pervadono The Supermen e The Width Of A Circle.

Daughter Of Time

Formazione rinnovata, con la chitarra di Clem Clempson e la voce di Chris Farlowe. Così sistemata la band perde in fantasia e acquista in impatto sonoro, lasciando indietro le innovazioni jazz e prog per avvicinarsi a una musica ai confini con l’hard.

Theme From An Imaginary Western (scritta da Jack Bruce e Pete Brown per i Mountain) vale però il disco.

Absolutely Live

Non è tutto oro quello che Morrison fa luccicare sul palco, anzi. È vero però che i Doors dal vivo sono speciali e nelle serate migliori riescono a incantare la platea con un conturbante mix di poesia e canzoni.

Qui una selezione da vari concerti americani del ’69-’70, con qualche brano famoso ma anche novità; per esempio una vibrante cover di Who Do You Love, di Bo Diddley, e una messa in scena di Celebration Of The Lizard, la lunga, allucinata poesia che Morrison avrebbe voluto incidere in Waiting For The Sun e invece aveva potuto solo stampare in copertina.

Valentyne Suite

Il capolavoro del gruppo, e anche uno dei dischi più importanti della musica inglese, che segna il passaggio tra il rock dei ’60 e il progressive dei ’70. Memorabile la suite in tre parti che dà il titolo al disco, innovative le interazioni tra tastiere e fiati, straordinari i tessuti ritmici di derivazione jazz.

The Byrds (Untitled)

Il disco migliore dell’ultimo periodo, un doppio album con registrazioni dal vivo e in studio, che avrebbe dovuto chiudere in bellezza la storia dei Byrds. Meglio le due facciate dal vivo (di cui una interamente occupata da Eight Miles High) ma tra i brani in studio c’è una delle più belle canzoni scritte da McGuinn, Chestnut Mare.

La nuova edizione Untitled/Unissued (Columbia 2000) è su doppio CD, con 14 brani aggiunti.

Mona Bone Jakon

Quando rientra in scena, Cat Stevens ha un nuovo contratto per la Island che gli dà maggior libertà artistica, e anche un produttore più in sintonia come Paul Samwell-Smith, ex-Yardbirds.

Il risultato è un disco di tutt’altro spessore, in cui canzoni come Lady D’Arbanville, Katmandu (con un giovane Peter Gabriel al flauto), Trouble, danno la misura del talento compositivo dell’artista, e della sua delicata vena interpretativa, di una dolce e delicata poesia che ricorda molto Donovan.