Birdland

Sulla carta sembra una cosa triste; una reunion 35 anni dopo e con due soli membri originali, per giunta i più deboli (Dreja e McCarty). Poi però un’idea illumina il progetto; l’intervento di una serie di grandi e/o famosi chitarristi del nostro tempo, che con i loro cameo rendono omaggio ai tre formidabili assi che militarono negli Yardbirds originali. Così il disco sta in piedi, e abbastanza bene. Quindici brani, metà originali e metà dal catalogo, con classici immancabili e travolgente energia. Gli ospiti sono Brian May, Satriani, Lukather, Slash, tutti presi dal gioco; il più contento sembra il padrone di casa, Steve Vai, che incide una deliziosa miniatura di Shapes Of Things. La stella però non è lui ma Jeff Beck, alle prese con un pezzo nuovo, My Blind Life.

Cumular Limit

Una raccolta ai confini della legalità con versioni alternate, registrazioni live a Dortmund, Germania, marzo 1967, inediti registrati a New York nel 1968 e un brano dalla TV francese, marzo 1968. Secondo CD con 4 tracce audio e video.

Five Live Yardbirds

Nei giorni cruciali del beat, 1963, cinque ragazzi londinesi si mettono insieme con una buffa sigla che in realtà vuole onorare i musicisti itineranti della tradizione folk e blues (non quindi “animali da cortile” o “gallinacci”, come li definirà Mike Bongiorno sul palco del festival di Sanremo, ma qualcosa come “hobos”). Sono Keith Relf, voce e armonica, Chris Dreja e Anthony “Top” Topham, chitarre, Paul Saamwell Smith, basso, Jim mcCarty, batteria. Topham se ne va prestissimo, sostituito dal giovane promettente Eric Clapton, che guida bene la band nei meandri del beat blues più nero. Acerbi, ingenui ma grintosi, ed efficaci, i cinque debuttano con un (raro per l’epoca) live sulla pedana del Crawdaddy Club, il locale di Richmond che già aveva fatto la fortuna dei giovani Rolling Stones — il talent scout è sempre lo stesso, Giorgio Gomelsky. Una scaletta di sole cover, eseguite con la schiuma alla bocca e infinito amore: John Lee Hooker, Howlin’ Wolf, tre Bo Diddley schiumanti, Too Much Monkey Business di Chuck Berry — da sgrezzare ma già molto interessanti. La discografia Yardbirds è un pasticcio monumentale, seconda solo, in questo, a quella di Hendrix. Gli album sono stati più e più volte ristampati, in vinile e CD, con modifiche e sovrapposizioni oltre a periodiche apparizioni di inediti. Da qualche tempo la Repertoire ha sistemato i nastri in quella che vogliamo considerare l’edizione “definitiva”. In questa versione, il CD di Five Live aggiunge ai dieci brani originali sei altre tracce dal Crawdaddy Club ’65 e due invece da una data in Germania 1967.

For Your Love

Quando esce Five Live (febbraio 1965) gli Yardbirds sono già un gruppo sotto la lente, grazie a un paio di 45 giri sempre ingenui, sempre derivativi, ma carichi di fiammeggiante energia che hanno scottato il pubblico britannico. Niente però di paragonabile a For Your Love, la travolgente canzoncina beat che nella primavera di quello stesso anno invade le classifiche britanniche e sorprendentemente si impone anche negli USA. Grande entusiasmo ma anche seri problemi, perché Clapton rifiuta sdegnato di seguire i compagni verso la perdizione pop e alla fine dell’anno abbandona. Lo sostituisce per fortuna Jeff Beck, grande chitarrista anch’egli e più elastico del giovane “Slowhand”, disposto a uscire dal blues in senso stretto per avventure nel mondo dei nuovi suoni. Sull’onda del successo, i discografici inglesi approntano un album che, come spesso accade in quei giorni, è una eterogenea compilation di facciate A, B e brani nuovi, dove Clapton fa la parte del leone ma compare anche Beck. L’edizione CD della Repertoire aggiunge alle 11 canzoni del For Your Love originale altri 13 brani, con alcune rarità: per esempio una alternate take di Heart Full Of Soul con il sitar e il 45 giri con i due brani, Questa Volta e Paff Bummm che gli Yardbirds eseguirono al festival di Sanremo 1966.

Having A Rave Up With The Yardbirds

Clapton è uscito di scena ma gli Yardbirds non demordono, anzi vivono il periodo migliore. Con il pirotecnico Jeff Beck ritrovano il successo con Heart Full Of Soul (scritta come For Your Love da Graham Gouldman), Evil Hearted You, I’m A Man, Shapes Of Things, riuscendo a coniugare semplicità pop e idee brillanti. La loro resta una storia discografica basata sui singoli ma in America la Epic azzarda una buona raccolta, con alcuni hit del momento e qualche intrigante novità (Mr. You’re A Better Man Than I). La Repertoire l’ha recuperata ed estesa, portando i brani da 10 a 21 e includendo una serie di brani sparsi e rari con impronta marcatamente blues. In questa edizione “espansa” anche Stroll On, riscrittura di un vecchio brano di Tiny Bradshaw, Train Kept A Rollin’, eseguito dalla band in una scena di Blow Up di Michelangelo Antonioni (Jimmy Page al basso).

Little Games

Anche Beck se ne va e il gruppo è allo sbando, nelle mani oltretutto di un manager disinvolto (Simon Napier-Bell) che sceglie un produttore furbetto (Mickie Most). Così nell’anno più bello e radioso del rock, il 1967, gli Yardbirds sono capaci solo di balbettare una serie di incoerenti canzoni indegne del glorioso passato e per nulla anticipatrici di quanto farà di lì a poco Page, diventato prima chitarra e leader della formazione. Si esce dal beat per non sapere dove andare, con suggestioni oriental-psichedeliche (White Summer, Puzzles), ballate folk rock anche di pregio (Only The Black Rose), blues di seconda mano, filastrocche da tapparsi le orecchie. Un disco che fallisce anche commercialmente ma con il tempo diventerà un oggetto ricercato dai collezionisti. Nel 1992 la EMI lo riedita in un doppio CD che aggiunge un disco intero di varianti e rarità (Little Games Sessions & More). Nel 2003 un’altra edizione, sempre per la EMI, singola; sono rimasti i 10 originali, le aggiunte in studio si riducono a 7, in più sono state inserite 8 registrazioni BBC dello stesso periodo (’67-’68), in larga parte già note. Le chicche sono le ultime due: una White Summer e una Dazed And Confused ufficialmente inedite ma con una qualità audio imbarazzante.

Live Yardbirds Featuring Jimmy Page

Gli Yardbirds si sciolgono a metà del 1968, poi Page fa tesoro di quella lezione e fonda i Led Zeppelin (che nei loro primissimi show si presentano per motivi contrattuali come New Yardbirds). Questo live all’Anderson Theatre di New York, 30 marzo 1968, è l’anello di collegamento fra le due esperienze; un album che mescola vecchio e nuovo, blues e visioni del nuovo mondo sonoro, Train Kept A-Rollin’, White Summer e un embrione di Dazed & Confused (si chiama I’m Confused). Purtroppo il disco resta in catalogo poche settimane e viene poi ritirato dal mercato su richiesta, pare, di Jimmy Page. Mai edito ufficialmente in CD — una perla rara in tutti i sensi, con le note del giovane Lenny Kaye.

Over, Under, Sideways, Down

Finisce il beat e si cercano nuove strade, ma gli Yardbirds paiono stanchi e un po’ svogliati. Vanno in studio a registrare per la prima volta un album ma se ne escono con una disordinata raccolta di stranezze e beat blues già masticati, che frutta solo un hit minore (la title track) oltre una serie di esotismi e smunte visioni sulla via psichedelica (Ever Since The World Began, Hot House Of Omagarashid). Samwell-Smith coproduce e si trova così bene da abbandonare il posto di bassista; lo sostituisce Jimmy Page, che in realtà non ha alcuna intenzione di rimanere ai margini e va a cozzare contro la chitarra solista di Beck. La città non è grande abbastanza per i due, che in effetti resistono pochi mesi insieme: il tempo di registrare peraltro un meraviglioso 45 giri, Happening Ten Years Time Ago/Psycho Daisies, tra i più bei frutti della psichedelia britannica originale. L’edizione britannica originale è famosa per i disegni di Chris Dreja, specie la caricatura mostruosa in copertina di “Roger The Engineer” (nel gergo degli appassionati l’album si è sempre chiamato così). Negli USA, invece, il disco uscì con una colorata foto del gruppo e il titolo preso dal loro ultimo successo. L’edizione Repertoire accoppia i due titoli e presenta dieci brani in più rispetto ai 12 dell’originale; cinque sono a nome Keith Relf, i quattro pezzi dei suoi due singoli più una alternate di Shapes In My Mind.

Shapes Of Things

Box con l’integrale del periodo classico del gruppo, poi riedito e ampliato. La versione “definitiva” è Train Kept A-Rollin’ — The Complete Giorgio Gomelsky Productions, Charly, 1993, box di 4CD.

Sonny Boy Williamson & The Yardbirds

Eric Clapton riappare in puro blues & mano lenta in queste registrazioni del dicembre 1965 al Crawdaddy, fra le sue ultime con gli Yardbirds, pubblicate qualche mese più tardi quando la musica della band ha preso tutt’altra direzione. Williamson è un glorioso armonicista ricco di carisma che però finisce per ipnotizzare la band, troppo timida al suo fianco in una carrellata di brani quasi tutti del vecchio maestro (solo 23 Hours Too Long porta la firma di Eddie Boyd). Nove brani nel disco originale, 16 nella ristampa CD “Repertoire.

Ultimate!

Dopo tante antologie parziali, con il primo periodo separato nettamente dall’ultimo, ecco finalmente una raccolta completa: 52 brani divisi in una “Giorgio Gomelsky Era” e una “Simon Napier-Bell Era”. In chiusura anche tre brani “solo” di Keith Relf.