Yankee Hotel Foxtrot

Respinto al mittente dalla Reprise e fatto circolare a lungo dal gruppo attraverso il suo sito Internet, l’album diventa subito un oggetto di culto. Merito anche dei contenuti, spericolatamente in bilico sul filo di un rock post moderno, destrutturato e raffinato che non conserva quasi più nulla delle radici della band di Cicago: si ascoltino, per conferma, l’ipnotico puzzle musicale di I Am Trying To Break Your Heart e la conclusiva Reservations, oltre 7 minuti di rarefazione sonora. Kamera, War On War e la scanzonata Heavy Metal Drummer indulgono al pop intellettuale, Ashes Of American Flags è il vertice poetico della raccolta, I’m The Man Who Loves You sa di psichedelia e Radio Cure di Radiohead.

Ye Skellington Chronicles

Il vecchio Skellington sta evidentemente a cuore al musicista, che lo ripubblica nella sua forma originale accoppiandolo ad un “sequel” inciso tre anni dopo. “Nastri del bivacco acido”, li definisce l’autore con linguaggio colorito: e in effetti un certo retrogusto americano affiora nel folk-pop di London Underground (con banjo in sottofondo) e negli arrangiamenti acustici di Electrical Stormgirl.

Yeah

Sempre uguali e scanzonati, ma stavolta non vanno molto in là con il singolo Olanda, rappresentativa di un album che invoca la liberalizzazione delle droghe leggere (beh, tipico). Tra tante canzoni indignate su Tangentopoli che fioriscono nel periodo, Afarista è una delle poche divertenti.

Yeah In Dub

Gemello dub dell’album “normale”, realizzato insieme a Peter Mash, rubato agli Aswad. Non male l’inedita Crudele, ma forse l’operazione presume più fan di quanti il gruppo ne abbia al momento.