Wah Wah

Durante la realizzazione Laid, i James e Brian Eno decisero di registrare anche le numerose sessioni di improvvisazione che ebbero luogo in sala d’incisione. Il risultato è un album complementare al suo predecessore, di cui condivide la pacatezza e dal quale si differenzia per la massiccia presenza di episodi lontani dalla forma-canzone.

Waiting For Columbus

Dal vivo i Little Feat sono una invincibile armata, e il disco che ne documenta l’ultimo tour con George (registrato a Londra e a Washington nel ’77) diventa uno dei doppi live classici del rock americano, dopo il Live Dead dei Grateful Dead e il Live At Fillmore East degli Allman Brothers. La slide di Lowell inanella glissando da vertigine e ingaggia duelli avvincenti con la seconda chitarra di Barrère, la band tutta gira a mille riverniciando in colori squillanti il back catalog e regalando versioni da applauso di Willin’ e Dixie Chicken (inarrivabile l’assolo al pianoforte di Payne e delizioso l’intermezzo orchestrale in stile dixieland della Tower Of Power Horn Section). L’edizione rimasterizzata pubblicata nel 2002 dalla Rhino (2 CD invece di uno) ripristina finalmente la scaletta originale, monca nella prima edizione in digitale, con la breve ripresa di Don’t Bogart That Joint dalla colonna sonora di Easy Rider (la band di George si chiamava allora Fraternity Of Men). In aggiunta, sette tracce dalla stessa serie di concerti, con eccellenti versioni di Rock And Roll Doctor e On Your Way Down, la lunga jam di Day At The Dog Races e brani meno noti come One Love Stand e Walkin’ All Night.

Waiting For Herb

Senza McGowan, sostituito alle parti vocali da Spider Stacy, i Pogues perdono tutta l’originalità e rimangono una normale folk band, bravi nelle parti strumentali ma senza quei picchi di geniale follia e visionaria poesia ubriaca che McGowan portava, a volte inconsapevolmente. Dopo essere stato dato per disperso, il cantante riappare a sorpresa alla guida dei Popes, con spirito immutato.

Waiting For The Sun

Una piccola delusione. I Doors offrono un ondivago repertorio purtroppo lontano delle smanie psico blues delle origini. Hello’ I Love You è un buon successo ma sposta la band verso il pop radiofonico, con dispetto dei fan; The Unknown Soldier è invece un granchio, goffo tentativo di teatro/musica antimilitarista negli anni del Viet Nam.