What Up, Dog?

La follia resta invariata, anche se il cast di ospiti è meno rilevante (ma c’è Shadow & Jimmy co-firmata da Elvis Costello). In compenso, due singoli fortunati, Spy In The House Of Love e Walk The Dinosaur, che catapultano i Was nelle zone alte delle classifiche.

Walking With A Panther

Sex symbol con muscoli scolpiti dal pugilato e rapper dalla classe cristallina, Cool J deve fare i conti con le evoluzioni della scena, che a questo punto preme in direzione politica (Public Enemy) e gangster (N.W.A., Ice-T). Alla ricerca di una cifra sempre più personale, il rapper si produce da sé, e costruisce un buon disco, che poggia le proprie credenziali sulle efficaci Going Back To Cali e I’m That Type Of Guy, cui si aggiunge la poco cavalleresca Jingling Baby. Inatteso il messaggio sociale di Change Your Ways.

Worlds In Collision

Un ulteriore passo avanti nella definizione di un capriccioso e originalissimo art pop: è sufficiente ascoltare le prime due canzoni (Oh Catherine e I Hear They Smoke The Barbecue) per rendersi conto di quanto bizzarre siano le idee compositive di Thomas. Cutler se n’è andato, il tastierista Eric Drew Feldman ha preso il posto di Ravenstine.

WOVEN HAND: Woven Hand

È una creatività che non può esaurirsi nell’ambito del gruppo, quella di Edwards. Woven Hand diventa così la sigla dietro la quale si cela e lavora — a parte i contributi di Stephen Taylor alla chitarra elettrica e di Daniel McMahon al piano e all’organo — in assoluta solitudine. E quale cover di soul music potrebbe scegliere Edwards se non la malinconica Ain’t No Sunshine di Bill Withers?

Who Really Cares

Al banco di regia c’è stavolta Charlie Calello, l’uomo che in Eli and The Thirteenth Confession ha saputo tramutare in realtà le più inconfessabili fantasie di Laura Nyro. Qui la sua bacchetta magica non sortisce gli stessi effetti ma sono piacevoli le sue movimentate scenografie da musical rock (Love You More Than Yesterday, Do You Remember?), il blues macchiato latte di Time On My Hands, gli omaggi a Jimmy Webb (Galveston) e le atmosfere da luci basse di Orphan Of the Wind

 

WYCLEF JEAN: The Ecleftic: 2 Sides II A Book

Che sia eclettico, l’ex Fugees, non ci sono dubbi. Nei suoi alambicchi musicali mescola questa volta anche il vocione country di Kenny Rogers (alternato al rap di Pharoahe Monch) e un campionamento di O sole mio (dentro a Pullin’ Me). Ma fa di meglio quando duetta con Mary J. Blige (911, ballata intensa e d’umore malinconico) e con Youssou N’Dour (in Diallo, efficace pezzo di denuncia ispirato dallo stesso tragico episodio di cronaca che spinse Springsteen a scrivere American Skin).

Warren Zevon

In scia a Jackson Browne, suo primo mentore e produttore artistico, intorno a Zevon si raduna in studio la crema del pop rock losangeleno (Glenn Frey, Lindsey Buckingham, Carly Simon, Phil Everly, le chitarre di David Lindley e Waddy Wachtel, principale alter go musicale). La differenza la fanno però le canzoni, popolate da bari e pistole, disperazioni alcoliche ed eroinomani, raccontati da uno che dimostra di saperne qualcosa: un romanzo in musica a tinte forti con clamorose ballate western (Frank And Jesse James), r&b vintage (nel racconto ribaldo di Poor Pitiful Me), hard blues (I’ll Sleep When I’m Dead, un elogio alla vita spericolata), un’ode al potere salvifico del rock&roll (Mohammed’s Radio) e grandi ballate dal cuore sanguinante come Hasten Down The Wind, l’orchestrale Desperados Under The Eaves e Carmelita, indimenticabile ritratto di un “junkie” innamorato scandito a ritmo di tex mex.

White City — A Novel

Traccia sonora di un progetto video dallo stesso titolo, il nuovo album di studio conferma pregi e difetti del precedente: algido e inconcludente negli episodi più pop e “prodotti”, eccitante in quelli più vicini alle radici (il vigoroso rock blues di Secondhand Love). La palpitante Give Blood è un’aggiunta degna di nota al catalogo, Face The Face trascina irresistibilmente con il suo contrabbasso swing e una sezione fiati impazzita. Delude, invece, il rock insipido di White City Fighting, firmata a quattro mani con David Gilmour dei Pink Floyd.