Then and Now! 1964-2004

Per chi non se la sente di affrontare la spesa del doppio CD della Ultimate Collection. I successi ci sono proprio tutti e a questi gli Who aggiungono due nuove registrazioni, le prime in studio dai tempi di It’s Hard. Real Good Looking Boy contiene una citazione di I Can’t Help Falling In Love, i cui autori sono regolarmente citati, mentre Old Red Wine è firmata da Pete Townshend. Nel primo brano al basso c’è Greg Lake, nel secondo Pino Palladino; alla batteria siede Zak Starkey, il figlio di Ringo Starr.

The Peel Sessions

John Peel non ha mai fatto mistero della sua passione per i Fall e li ha ospitati regolarmente nelle sue trasmissioni. Il chitarrista Steve Hanley seleziona materiale registrato in queste occasioni coprendo un arco di tempo che va dal 1977 al 1994.

Test For Echo

Inavvicinabile e statuario, l’inossidabile trio firma l’ennesima prova di rock mutante, privo di riferimenti e che nulla concede alla platea, ma che sa incantare masse devote, che infatti gli tributano l’ennesimo successo. Classe, concretezza ed eleganza tra i solchi di Driven, Half The World, Totem e Dog Years. Il chitarrista Lifeson si concede un progetto solista denominato Victor, con cui pubblica Victor (Atlantic, 1996, &Stelle=3;), dove spicca la voce di Edwin, cantante dei connazionali I Mother Earth. Geddy Lee invece pubblicherà My Favorite Headache (Atlantic, 2000, &Stelle=3;), con uno stile colto, ma più immediato rispetto alla sua band.

Turns Into Stone

La band sembrerebbe impaziente di dare alle stampe la sua opera seconda ma una lunga vertenza contrattuale la oppone alla sua casa discografica. Quest’ultima, nel frattempo, pubblica un’antologia che raccoglie i brani usciti su singolo e non contenuti nell’album d’esordio. Episodi come Elephant Stone e Standing Here, con le loro sognanti armonie e la voce angelica di Ian Brown (che dal vivo mostra però più di un limite) si ricollegano alla grande tradizione melodica del guitar pop britannico, mentre Fools Gold e One Love sono riuscitissimi tentativi di incrociare il rock alla dance.

The Journey

Tutti i protagonisti dell’intricata trama musicale degli Steeleye Span (manca solo Terry Woods) salgono sul palco del Forum di Londra, nel 1995, per un concerto flashback in cui la formazione cambia pelle e composizione per ben cinque volte, ripercorrendo fedelmente la cronologia. Tutto come ai vecchi tempi, tra la Calling On Song a cappella di apertura e i bis con Rave On. Tutti sono perfettamente nella parte, tra la leggiadria vocale di Dark-Eyed Sailor, il riff rockeggiante di Edward, una Lowlands Of Holland quasi country, una Wife Of The Soldier malinconica, gli echi arcani di Twa Corbies e le immancabili All Around My Hat e Thomas The Rhymer.

The X Factor

Tocca all’ex Wolfsbane, Blaze Bailey, il compito di far dimenticare il carismatico Dickinson ai fan. L’impresa non riesce perché l’album è fiacco e perché la sua voce è troppo diversa dal suo predecessore. Il singolo Man On The Edge illude, ma il resto si dimentica presto. Anche dal vivo il gruppo non ha la brillantezza dei tempi migliori.