Fun House

Uno dei grandi testi base per la rivoluzione hard e punk, il capolavoro degli Stooges, e il vertice interpretativo di Iggy Pop, un classico punker in grande anticipo sui tempi. Disco solido, aggressivo, senza pause, costruito su pochi riff di chitarra che si ripetono e un suono devastante, grezzo, senza neppure le minime limature del primo LP. Più che per le canzoni (che confluiscono una nell’altra) è un disco passato alla storia per il suono, sporco, rabbioso, per la voce urlata di Iggy, le sferzate chitarristiche di Ron Asheton, l’incalzante “ritmica ossessiva di Dave Alexander e Scott Asheton.

IGGY & THE STOOGES: Metallic K.O.

L’ultimo concerto della band, Detroit, 9 febbraio 1974. Ristampato su doppio CD (Jungle, 1998) con altri nastri dal vivo registrati nello stesso locale, quattro mesi prima. Belle esibizioni ma qualità approssimativa, tipica dei bootleg del periodo, e anche della maggior parte delle moltissime pubblicazioni semi legali affiorate nel corso degli anni.

The Stooges

Prodotto da John Cale, è il disco che rivela al mondo una delle più devastanti band di fine decennio, parenti stretti di gruppi come MC5, Blue Cheer, Amboy Dukes. La differenza con quelle band la fa la figura di Iggy Pop, cantante dal travolgente carisma interpretativo, figura debosciata e un po’ perversa ma capace di performance strabilianti per forza e impatto visivo. La musica è tutta energia rock, e nient’altro: No Fun, I Wanna Be Your Dog, i dieci minuti della minacciosa litania We Will Fall, con la viola di John Cale a ricordare certe cose dei Velvet, la quasi romantica Ann, che anticipa certi modi interpretativi dell’Iggy Pop solista.