…Nothing Like The Sun

Sulla misura di due LP, il cantante/bassista di Newcastle perde un po’ il ritmo delle prove precedenti. Il funk tecnologico di We’ll Be Together e la deliziosa Englishman In New York conservano la leggerezza del debutto, mentre il resto della raccolta sfoggia nuove ambizioni musicali (i colori sudamericani di Fragile, l’arrangiamento orchestrale di Gil Evans per l’hendrixiana Little Wing) e liriche (They Dance Alone, dedicata al dramma dei desaparecidos argentini). Un EP dell’anno successivo, Nada Como El Sol (A&M, 1988), rielabora cinque canzoni per il mercato latino-americano (quattro in spagnolo e una in portoghese).

All This Time

È il giorno del massacro terroristico dell’11 settembre, e questa registrazione casalinga (effettuata nella residenza toscana di Sting) risente del clima psicologico del momento: esecuzioni raccolte, in punta di dita e, per una volta, più “calde” del consueto. C’è spazio anche per Don’t Stand So Close To Me, Roxanne e Every Breath You Take. Ma l’esuberanza dei Police è un ricordo, soprattutto in una sera come questa.

Brand New Day

La perizia dei musicisti e la sapienza da primo della classe di Sting non si discutono: ma più va avanti col tempo, più l’inglese giramondo sembra ingessato (almeno in studio) e distratto da altri interessi: qui, tra ospitate di James Taylor e Stevie Wonder, si salvano i singoli, il pop-blues che dà il titolo al disco e il pastiche rai di Desert Rose, con la voce di Cheb Mami.

Bring On The Night

Il grande successo del tour di Turtles e le pirotecniche esibizioni del suo ensemble giustificano la pubblicazione dell’album dal vivo (doppio, nella versione originale in vinile): in scaletta diverse medley, fluide versioni fusion del repertorio Police (Driven To Tears, Tea In The Sahara,la pulsante title-track), blues e primi esercizi solistici (I Burn For You, dalla colonna sonora del film Brimston And Treacle).

Mercury Falling

Stella consacrata del jet set mondiale, l’ex Police si adegua internazionalizzando vieppiù il suo vocabolario musicale (qui canta anche in francese). Tra gli ospiti i Memphis Horns, tra le canzoni migliori il quieto gospel Let Your Soul Be Your Pilot: ma il disco non lascia il segno.

Sacred Love

Mai così svogliato, l’inglese di Toscana, che in questo album si accomoda su una formula prevedibile e alla lunga inconcludente di pop venato di soffice elettronica. Qualche debole bagliore emana dalle chitarre acustiche di Inside e dalla ruvida elettricità di This War, il singolo Send Your Love sfoggia ancora sonorità mediorientali mentre il “nu r&b” di Whenever I Say Your Name propone uno stucchevole duetto con Mary J. Blige. A seconda del paese d’origine, il programma è arricchito da una diversa selezione di remix e di brani di catalogo reincisi.

STING AND THE RADIOACTORS: Nuclear Waste

Con due brani registrati da Sting insieme a Harry Williamson, a Steve Hillage e Mike Howlett dei Gong e a Nik Turner degli Hawkwind nell’estate 1977; più altri due brani di Williamson registrati in Australia nel 1994 e una differente versione del brano antinucleare Nuclear Waste.

Ten Summoner’s Tales

La produzione è fin troppo levigata, per tener fede alle ambizioni commerciali del progetto. Ma le canzoni buone non mancano: dal singolo If I Ever Lose My Faith In You (bella progressione e armonica blues) alle statuarie sculture pop-folk di Fields Of Gold e Shape Of My Heart, dall’elegante balletto d’archi di Seven Days al samba/cool jazz di It’s Probably Me.

The Dream Of The Blue Turtles

Con il debutto in proprio Sting (vero nome Gordon Sumner, classe 1951) lascia subito intendere che per lui la fine dei Police non rappresenta un trauma: le sue nuove, scintillanti canzoni rivelano gusto, buone letture, classe e competenza strumentale, merito anche di una band da sogno pescata dal meglio del new jazz afroamericano (Branford Marsalis, Kenny Kirkland, Darryl Jones, Omar Hakim). Gospel/R&B elettrico (If You Love Somebody Set Them Free), pop sinfonico e “pensante” (Russians), reggae (Love Is The Seventh Wave), ballata notturna in stile New Orleans (Moon Over Bourbon Street): ad un passo dal capolavoro, non fosse per quell’aura algida che il musicista non si toglierà mai più di dosso.

The Soul Cages

Il disco più folk, pastorale ed intimista di Sting si apre con le cornamuse del Northumberland di Kathryn Tickell. Manca però la scintilla vitale del suo repertorio migliore, nel pop tardo-Police di All This Time come nella malinconica ballad Mad About You (Muoio per te, nella versione italiana successivamente tradotta da Zucchero).