Nina Simone Anthology: The Colpix Years

Per pagarsi le lezioni di piano classico, Eunice Kathleen Waymon (1933-2003), suona e canta in locali notturni e cambia il nome in Nina Simone. Ottiene un contratto con la Bethlehem e nel ’59 ottiene il suo primo hit con la gershwiniana I Loves You Porgy, passando poco dopo alla Colpix. Arrivano solo successi minori, Nobody Knows You When You’re Down And Out (Bessie Smith) e Trouble In Mind, ma l’attività discografica e concertistica è intensa e produce diversi album che contengono incisioni di rilievo, di vario stile. Tra queste Fine And Mellow (Billie Holiday), Porgy (non quella di Gershwin), il tradizionale Little Liza Jane, Work Song (del grande autore e interprete Oscar Brown Jr.), e la sua If I Knew.

Baltimore

Raffinatamente arrangiato e orchestrato, l’album del ’78 (per la CTI) la vede alle prese con Randy Newman (Baltimore), Judy Collins (My Father), temi pop (Music Foir Lovers) e tradizionali spiritual quali Balm In Gilead e If You Pray Right.

Sugar In My Bowl: The Very Best Of Nina Simone, 1967-1972

Passata alla RCA, si mantiene ad alto il livello, incidendo brani di ogni genere (anche cover di Dylan, Leonard Cohen, Randy Newman, George Harrison, Bee Gees, modellate in modo personalissimo), e consolidando l’impegno socio-razziale, con sue composizioni (To Be Young, Gifted And Black), Blues For Mama (scritta con Abbey Lincoln), l’adattamento di poemi quali Backlash Blues (Langston Hughes) e, infine, lo stimolante I Wish I Would How It Would Feel To Be Free.

To Love Somebody/Here Comes The Sun

Pubblicati nel ’69 e ’71. Nel primo, oltre alla sua Revolution, il repertorio di Cohen (una bellissima Suzanne), Dylan (grande versione di Just Like Tom Thumb’s Blues), Bee Ges (To Love Somebody). Nel secondo, oltre all’omonimo brano di George Harrison, Mr. Bojangles e Just Like A Woman.

Nina Simone At Newport/At The Village Gate And Elsewhere…

Registrati (non impeccabilmente) ai primi 60, mostrano che ormai la Simone ha confidenza col pubblico e lo conduce attraverso percorsi musicali variegati, dal blues Trouble In Mind, al folk Flo Me La, tradizionale, e dell’allora più famoso House Of The Rising Sun, al tema jazzato Nina’s Blues, all’afro Zungo, allo spiritual Children Go Where I Send You. Ristampa con sette inediti.

Four Women: The Nina Simone Philips Recordings

Il box raccoglie i sette album pubblicati fra il ’64 e il ’67 (ristampati a coppie nei 90), periodo in cui la Simone si impegna anche nelle testimonianze e proteste antirazziste, fino ad assumere posizioni politiche estreme. Nell’ordine In Concert &Stelle=4;, Broadway-Blues-Ballads &Stelle=3;, I Put A Spell On You &Stelle=3;, Pastel Blues &Stelle=5;. Let It All Out &Stelle=3;, Wild Is The Wind &Stelle=4;, High Priestess Of Soul &Stelle=4;. Scorrono piccoli e grandi capolavori: Don’t Smoke In Bed, Don’t Let Me Be Misunderstood (poi degli Animals), See-Line Woman, I Put A Spell On You, Ne Me Quitte Pas, Be My Husband, Strange Fruit, Mood Indigo, Don’t Explain, Lilac Wine (ripresa da Jeff Buckley), e le sue impegnate scritture Mississippi Goddam e Four Women,

Emergency Ward/It Is Finished/Black Gold

Rispettivamente del ’72, ’74 e ’70. Il primo inizia con un medley, la maratona spiritual (quasi 19′) My Sweet Lord (Harrison) e Today Is A Killer, e chiude con la pacata Isn’t It A Pity (ancora Harrison). Il secondo, più vario, va da The Pusher (Steppenwolf) a Let It Be Me (Becaud), allo spiritual Com’ By H’Yere–Good Lord, a brani afro. L’ultimo tocca temi quali Black Is The Color Of My True Love’s Hair, To Be Young Gifted And Black e l’incalzante The Assignment Sequence.

The Amazing Nina Simone/Nina Simone At Town Hall

Album d’esordio per la Colpix (’59 e ’60 rispettivamente), il secondo dal vivo, in cui la sua ecletticità si manifesta con standard pop, ballad, folk, swing e spiritual. Blue Prelude, Stompin’ At The Savoy, Willow Weep For Me e Children Go Where I Send You, orchestrati, per il primo; Black Is The Color Of My True Love’s Hair, Summertime, Fine And Mellow nell’ottimo concerto newyorkese, in trio.