…And Out Come The Wolves

L’album è un successo, vende appena meno dei bestseller di Green Day e Offspring (a cui però, musicalmente, è superiore), e fa dei Rancid la terza forza del punk mainstream americano dei ’90. Sembrano tornati i rude boys di una volta: li vediamo tirare di nuovo i mattoni a ogni coro di Maxwell Murder, arrampicarsi sulle barricate con Roots Radicals, fare ladri e polizia in Ruby Soho, giocare con uno ska al plastico, Time Bomb. Anche se questa è solo una pia illusione. Fatte le proporzioni dovute, il London Calling dei Rancid.

Indestructible

A questo punto i Clash ridotti a metà sfornavano Cut The Crap; i Rancid decidono che non è ancora il momento. Frederisken e Armstrong si sono avventurati in percorsi paralleli, Lars accompagnato dai The Bastards e Tim con il punk reggae dei Transaplants. Indestructible e Born Frustrated sono abbastanza per capire di che pasta sono fatti i Rancid. Tanti gli spunti che riconducono a Life Won’t Wait, …And Out Come The Wolves e allo spirito di contaminazione che li ha generati.

Let’s Go

Se vogliamo, i Rancid potrebbero stare in mezzo tra il power pop dei Green Day e l’hardcore melodico alla californiana degli Offspring, essendo inoltre passati per le etichette di entrambi. A distinguere Armstrong e gli altri è la matrice settantasettina, proletaria e specialmente britannica del loro punk rock moderno; che viene soprattutto dai Clash, emulati anche nella nuova formazione a quattro. Il secondo chitarrista (e cantante) è Lars Frederiksen, ex UK Subs. Ventitré episodi incisivi: spiccano Nihilism e Salvation.

Life Won’t Wait

Life Won’t Wait, di conseguenza, è il loro Sandinista!. Non tutti apprezzano la produzione composita e abbiente (in quanto a strumenti e ospiti); in ogni caso si tratta di un’opera ambiziosa, multicolore, con l’eclettismo come bandiera. Bloodclot, tutta cuore, muscoli e cori, è la punta acuminata. Tra gli altri brani si segnalano Life Won’t Wait, Hooligans, Cash Culture And Violence, Leicester Square, Corazon De Oro.

Rancid

Dal punk-ska del loro gruppo precedente, gli Operation Ivy (due EP e un album su Lookout), ai Rancid, il passo per Tim Armstrong (voce, chitarra) e Matt Freeman (basso) contempla anche un cambio significativo di etichetta, con approdo alla Epitaph. Primo album: brani randagi tra punk originale e hardcore, come Rats In The Hallway e Rejected. Alla batteria siede Brett Reed, terzo membro “storico”.

Rancid

Ritorno alle origini con un disco da combattimento. La Hellcat è la casa discografica di Armstrong e Frederiksen. Molto distante da Life Won’t Wait, è il disco del quartetto californiano che più contiguità ha con i domini dell’hardcore. Il loro Combat Rock? L’Omonimo dei Rancid. Vorrà pur dire qualcosa.