…Beautiful Lies You Could Live In

Chiusa la parentesi nashvilliana, Rapp riprende il filo della sua visione musicale da These Things Too. I musicisti e il produttore, Peter H. Edmiston, sono diversi, ma il suono che nasce da queste session è essenzialmente opera dello stesso Rapp. C’è anche un altro omaggio a Leonard Cohen con Bird On A Wire.

A Journal Of The Plague Year

Divenuto un artista di culto, Rapp diventa oggetto di un album tributo, For The Dead In Space (Magic Eye Singles, 1997), cui partecipa lui stesso con Flying Saucer Attack, Alchemysts e Bevis Frond, tra gli altri. Ed è proprio quest’ultimo a convincerlo a tornare sulle scene e a incidere un nuovo disco. Prodotto dall’ex Galaxie 500 Damon Krukowski a Cambridge, culla del folk boom degli anni ’60, il disco è tra le cose più belle incise da Rapp. Con Krukowski e Naomi Yang (anche lei ex Galaxie 500 e con Krukowski nel duo Damon & Naomi), partecipa alle session anche Bevis Frond (col suo vero nome: Nick Saloman).

Balaklava

Il disco si apre con la registrazione della voce e della tromba di uno dei sopravvissuti della famosa carica dei 600 cavalleggeri inglesi a Balaklava, durante la guerra di Crimea. All’assurdità della guerra, Rapp oppone una musica dalla dolcezza inebriante. La formazione dei PBS è identica, con l’eccezione del transfuga Crissinger, sostituito da Jim Bohannon. Molto sentita la cover di Suzanne di Leonard Cohen, che si affaccia alla ribalta della discografia proprio in quegli anni. In copertina questa volta c’è un particolare dal Trionfo della morte di Brueghel il Vecchio, mentre sul retro Rapp fa inserire sette disegni di Jean Cocteau e tra i crediti una lapidaria frase di George Santayana: “Soltanto i morti hanno visto la fine della guerra”.

City Of Gold

Il gruppo che compare sulla copertina non è quello impegnato nelle session del disco, che si tengono ancora a Nashville e sono molto più segnate dal country di quelle di The Use Of Ashes. La squadra dei sessionmen, del resto, è in pratica la stessa di John Wesley Harding di Bob Dylan e di Blue River di Eric Andersen, capolavori della canzone d’autore americana. Oltre a scrivere e a cantare le sue canzoni, prima fra tutte City Of Gold, Rapp riprende Nancy di Leonard Cohen, My Father di Judy Collins e la versione di Rod McKuen di una canzone di Jacques Brel, Seasons In The Sun. Solo a lui può riuscire il piccolo miracolo di mettere insieme cose tanto diverse con risultati così convincenti.

One Nation Underground

Pare che Tom Rapp abbia scritto canzoni da sempre ed è quindi difficile capire perché sia arrivato a inciderle con i Pearls Before Swine soltanto nel 1967, sull’onda ancora crescente del folk rock americano. Questo è infatti lo stile da lui prediletto, anche se fin da subito lo elabora con una delicatezza che lo rende differente dagli altri cantautori di questo periodo. Non è un caso che l’unico cantautore cui è possibile paragonarlo sia Randy Burns, suo compagno d’etichetta alla ESP. La band che accompagna Rapp (voce, chitarra) è costituita da Wayne Harley (autoharp, banjo, mandolino), Lane Lederer (basso) e Roger Crissinger (tastiere). La critica parla di “folk acido”, una ideale colonna sonora per il particolare dal Giardino delle delizie di Hyeronimus Bosch, che Rapp mette in copertina, ma come sempre le definizioni lasciano il tempo che trovano. Si tratta in ogni caso di uno dei dischi più originali e affascinanti del rock americano degli anni ’60.

The Use Of Ashes

Ferma restando la presenza di Elisabeth Rapp i PBS si dissolvono per lasciare spazio a sessionmen come Charlie McCoy, Norbert Putnam, Kenny Buttrey, Buddy Spicher, Mac Gayden e David Briggs, ovvero all’elite dei musicisti di Nashville. Nonostante questo, Rapp non modifica più di tanto la sua visione musicale. Il rock si muove verso l’elettrificazione più spinta e lui, anche quando si ispira a un racconto di Ray Bradbury per scrivere Rocket Man, preferisce i toni pastello degli strumenti acustici. L’immagine in copertina è tratta da un arazzo del XV secolo che ritrae La caccia dell’Unicorno.

These Things Too

Il passaggio dalla ESP alla Reprise segna anche un riassetto della formazione, che accanto al leader vede Wayne Harley, la moglie Elisabeth Rapp (voce) e Jim Fairs (chitarra). Il suono si fa appena più curato, ma il produttore è Richard Alderson, lo stesso di One Nation Underground. Tra i sessionmen compaiono due star del circuito folk rock come Richard Greene ed Eric Weissberg. Difficile riafferrare la magia dei primi due album, ma Rapp ci riesce anche quando riprende a modo suo I Shall Be Released di Bob Dylan. Sulla copertina compare un Cristo di Bellini del XVI secolo.

TOM RAPP: Familiar Songs

Quando la Reprise gli propone un’antologia dei PBS, Rapp risponde con Familiar Songs, in cui registra nuove versioni di classici del suo repertorio. La band che lo accompagna è formata da Robbie Merkin (piano), David Wolfert (chitarra) e Morrie Brown (basso)e fa un po’ rimpiangere gli arrangiamenti barocchi degli originali.