…And A Time To Dance

I “lupi del barrio” sono già molto cresciuti, e infiammano le piste da ballo dei locali di frontiera con queste esilaranti sette tracce premiate con un Grammy: fisarmoniche e chitarre elettriche, tex mex e rock and roll anni ’50 accanto alle prime, convincenti composizioni originali (Let’s Say Goodnight, How Much Can I Do?), omaggi alla tradizione (irresistibili Anselma e Ay Te Dejo En San Antonio) e all’icona del rock chicano Ritchie Valens (Come On Let’s Go).

By The Light Of The Moon

I Lupi si confermano uno dei punti di forza del nuovo rock americano: validissimi strumentisti, dotati di un vocabolario musicale ricco e raffinato, sono anche gran scrittori di canzoni. Mentre Rosas si incarica di presidiare il versante rock blues/rock and roll (Shakin’ Shakin’ Shakes, My Baby’s Gone) e quello tradizionale (Prenda Del Alma), è Hidalgo (in coppia col batterista Peréz) a scrivere le cose migliori, tra il gospel soul di Tears Of God, l’r&b di Is This All There Is?, il folk di River Of Fools e il rock “blue collar” di One Time One Night, degna di John Fogerty e dei Creedence.

Colossal Head

Il capitolo post-moderno e sperimentale degli ex revivalisti americano-messicani si apre con un disco a tratti ostico ma suggestivo che risente molto del rumorismo pop dei Latin Playboys, formazione parallela che vede Hidalgo e Peréz al fianco di Mitchell Froom e dell’ingegnere del suono Tchad Blake: percussioni ossute, distorsioni, sonorità lo-fi e tastierine giocattolo (in classico stile Froom) interferiscono con le trame funk blues di Revolution e Can’t Stop The Rain, l’arrangiamento blaxploitation di Little Japan, il ritmo caraibico “vintage” di Maricela e il latin rock di Mas Y Mas.

El Cancionero — Mas Y Mas

Il box retrospettivo (con splendida copertina in stile Hollywood chicana) mantiene le promesse, sfornando un’altra bella quantità di inediti e curiosità. Oltre alle selezioni dagli album ufficiali, ci sono quelle estratte dal progetto neo-lounge-rumorista dei Latin Playboys (due i dischi pubblicati: Latin Playboys, Slash/WB, 1994, &Stelle=3;; Dose, Atlantic, 1999, &Stelle=2;), dal catalogo dei Los Superseven, ensemble neotradizionalista con la partecipazione di Joe Ely, Flaco Jimenez e Raul Malo dei Mavericks (altri due dischi: Los Superseven, RCA, 1998, &Stelle=4;; Canto, Sony/Legacy, 2001, &Stelle=3;), nonché dall’album solo di Cesar Rosas Soul Disguise (Ryko, 1998, &Stelle=2;). E ancora: una miriade di tracce disseminate su compilation, album-tributo (a Beatles, Doc Pomus, Buddy Holly, Johnny Thunders, Richard Thompson, Grateful Dead: eccellente la versione di Bertha), colonne sonore come Desperado, The End Of Violence e Alamo Bay e, per finire, altre registrazioni da concerto: tra cui figura, stavolta, una nuova versione di What’s Going On interpretata insieme a Sheryl Crow nel ’97.

Good Morning Aztl&Aulm;n

La band losangelena traccia un’ideale linea di congiunzione tra le sue origini ruspanti e l’approccio esplorativo delle ultime produzioni: facendo centro ancora una volta, a dispetto di qualche momento déjà vu. Rock blues ad alto voltaggio (Done Gone Blue), vibrante r&b chitarristico (Hearts Of Stone), soul socialmente consapevole alla Marvin Gaye (The Word), Latino America tradizionale (Maria Christina, Luz De Mi Vida) e “progressiva” (Malaqué), rock elettrico (Good Morning Aztl&Aulm;n) e psichedelia (i riff circolari di Round & Round), immagini imbrunite alla Buena Vista e sole accecante di East L.A.: Good Morning Aztl&Aulm;n è il disco della piena maturità. L’edizione limitata include un secondo CD “enhanced” con due brani dal vivo (solo in audio) e un documentario sulla realizzazione del disco.

How Will The Wolf Survive?

I riff e gli assoli di Don’t Worry Baby, micidiale rock blues d’apertura, danno il segnale: i Los Lobos hanno alzato il volume delle chitarre (due: le suonano, incrociandosi spesso, Hidalgo e Rosas). Tex mex (Serenata Norten¬a, Corrido #1) e ballabili (I Got Loaded, Evangeline) fanno la loro ottima figura, ma sono le ballate autografe a dar conto della statura della band, rinforzata dai sax tonanti del nuovo arrivato, ed ex Blasters, Steve Berlin (anche coproduttore, accanto a T-Bone Burnett): A Matter Of Time profuma di country e di bar di provincia, Will The Wolf Survive ha il piglio epico e il respiro melodico del miglior rock cantautorale d’epoca.

Just Another Band From East L.A.: A Collection

La prima antologia dei Los Lobos sembra destinata più ai fan che ai neofiti, considerata la qualità e l’abbondanza di materiale inedito: accanto a selezioni dall’allora rarissimo primo album di musica tradizionale, la I Wan’na Be Like You (The Monkey Song) del Libro della giungla apparsa fino ad allora solo su &quad;Stay Awake (A&M, 1988), antologia di canzoni disneyane curata da Hal Willner; e poi un pezzo dalla colonna sonora di Mambo Kings outtakes, inediti e diversi brani familiari al pubblico dei concerti: la ballatona tex mex Volver Volver e il traditional Carabina 30:30, una rocciosa Politician (Cream) e una versione da applausi della What’s Going On di Marvin Gaye.

Kiko

Con la complicità di Mitchell Froom, produttore discusso ma indubbiamente creativo, i Lobos mettono in gioco la loro identità tradizionalista con il disco più riuscito della loro produzione. Blues, folk, tex mex e rock and roll forniscono ancora la materia prima, assemblata però in maniera inusitata tra i poliritmi sghembi di Dream In Blue e Angels With Dirty Faces, l’immaginario cinematografico in bianco e nero di Kiko And The Lavender Moon, il boogie effettato di That Train Don’t Stop Here e le rifrazioni Delta blues di Wicked Rain. Stupendi anche gli episodi più tradizionali, tra i sapori messicani di Saint Behind The Glass, la ballata folk di When The Circus Comes e il rock blues acustico di Peace.

La Bamba: Original Motion Picture Soundtrack

La cine-biografia di Ritchie Valens non poteva affidare che ai Los Lobos il suo commento musicale. Nella colonna sonora, in realtà, ci sono anche altri (Bo Diddley, Brian Setzer, Marshall Crenshaw), ma è la band californiana a rubare la scena, tra cover blues (Framed) e rock and roll (Ooh My Head) e i numerosi tributi al protagonista della pellicola: una Come On Let’s Go reincisa per l’occasione, la sentimentale Donna e La Bamba, già da tempo immancabile bis nei concerti (in versioni molto più esuberanti di questa): diventerà il loro unico hit da classifica.

La Pistola Y El Corazon

I cinque di East Los Angeles dimostrano encomiabile rigore professionale, rispondendo all’improvvisa popolarità con un disco acustico e filologico, che scava nelle radici della musica latinoamericana esplorando i ritmi del son, del huapango, del jarabe, della ranchera e del valzer. In tema anche i brani originali, la melodia di frontiera Estoy Sentado Aquì e la dinamica title track.

Los Lobos Del Este De Los Angeles (Just Another Band From East L. A.)

Dai matrimoni e i barbecue di East Los Angeles, quartiere chicano della metropoli californiana, David Hidalgo, Cesar Rosas, Conrad Lozano e Louie Pérez approdano allo studio di registrazione con il loro carico di guitarron, cuatros, charangos, vihuelas, chitarre acustiche e mandolini e un repertorio zeppo di corridos, rancheras e norteŒas tradizionali. Si rivelano, per ora, come un’eccellente party band, che riprende con freschezza classici assai noti anche alle nostre latitudini come Sabor A Mi, Cielito Lindo e Guantanamera. Introvabile per anni, il disco è stato ristampato in CD nel 2000 dalla Hollywood.

LOS LOBOS/LALO GUERRERO: Papa’s Dream

Un disco per bambini, registrato in gran parte a casa di Rosas, con la voce (anche recitante) dell’allora settantasettenne Lalo Guerrero, pezzi a tema e (naturalmente) molta musica tradizionale. Ma il gruppo ne approfitta anche per rispolverare La Bamba (in due versioni, lenta e veloce) e il rock and roll degli “happy days” (Wooly Bully, anche in curiosa edizione per banda mariachi).

Ride This — The Covers EP

Sei pezzi incisi in studio come omaggio musicale agli ospiti di The Ride: in scaletta ruggenti versioni di Jockey Full Of Bourbon (Waits), Uncomplicated (Costello), Shoot Out The Lights (Thompson) e titoli di Womack, Blades, Willie G and Thee Midniters. Il settimo pezzo, Marie Marie dei Blasters di Dave Alvin, è recuperato da un concerto a Portland del ’99.

The Neighborhood

Hidalgo, Rosas & Co. tornano al rock con un disco di impianto solido e robusto: spiccano, sul versante elettrico, Down On The Riverbed e The Neighborhood (tra Muddy Waters e John Cougar Mellencamp) e il fragoroso rockabilly Georgia Slop; su quello acustico, il folk di Emily e Little John Of God, l’ipnotica Angel Dance e la splendida melodia di Be Still, in odor di tradizione tra violino e ritmi al sapor latino.

The Ride

Per celebrare trent’anni di onorata carriera, i cinque di East Los Angeles si circondano di anime affini (Dave Alvin e Little Willie G., pioniere del rock chicano), pezzi da novanta della scena rock (Tom Waits, Elvis Costello, Richard Thompson) e soul (Bobby Womack, Mavis Staples), eroi vecchi e nuovi del sueŒo latino (Rubén Blades, i messicani Café Tacuba), alternando brani freschi di firma a rivisitazioni del vecchio repertorio. Schiacciati da presenze così ingombranti, perdono un briciolo di originalità ma non il bandolo, spesso e robusto, della loro musica: la patchanka sonora di La Venganza De Los Pelados, il blues di Chains Of Love, lo charme melodico di Rita, il folk rock ipnotico di Wreck Of The Carlos Rey e la nuova versione di Matter Of Time danno loro ragione ancora una volta.

This Time

Non piacciono a tutti, i Lobos pilotati in studio da Froom, ma il loro progetto di “modernariato” musicale resta innovativo e stuzzicante: qui si parte bene con le rielaborazioni elettroniche del gospel blues This Time e dello spettrale jazz funk Oh Yeah, e si prosegue in modo convincente con il tropicalismo rivisitato di Cumbia Raza e Corazon; altrove però (nella cocktail music elettronica di La Playa, per esempio) la ricerca del “vestito” sonoro prevale sulla stoffa delle canzoni.