JOHN LENNON & YOKO ONO: Double Fantasy

La rentrèe discografica vorrebbe anche essere l’inizio di una nuova stagione artistica, e la cointestazione con Yoko ha quindi molti significati, non ultimo quello di ribadire i vecchi legami artistico/affettivi. L’enorme attesa di quasi tutto il mondo rock è però subito diluita da un album dai toni eccessivamente melodici e romantici (Woman, per esempio), sovrarrangiato, con qualche scivolata al patetico. Le canzoni narrano quasi tutte degli anni trascorsi in famiglia ma non lascerebbero traccia se poco tempo dopo Lennon non venisse “ucciso.

Joe Jackson’s Jumpin’ Jive

La prima delle (tante) mosse spiazzanti di uno dei talenti più imprendibili e imprevedibili del dopo punk. In anticipo di un decennio sul revival a venire, Jackson smette il parkas per lo smoking, assembla una big band fiatistica e confeziona un frizzantissimo omaggio allo swing e alla musica di Duke Ellington e Louis Jordan. In molti ne seguiranno l’esempio.

 

Jimi Hendrix

Non Disponibile

La discografia di Jimi Hendrix (1942-1970) è uno dei puzzle più complicati della storia rock, con centinaia di album, disordinati e sovrapposti, a fronte di soli quattro dischi più una compilation ufficiale editi durante la sua vita. Dopo la morte di Jimi, il materiale è stato a lungo curato da Alan Douglas, un produttore che lo aveva conosciuto negli ultimi anni di carriera, per conto di una misteriosa società con sede nei Caraibi. Negli anni ’90 però, dopo una strenua battaglia giudiziaria, il patrimonio è tornato agli eredi Hendrix, cioè al padre Al e ai suoi collaboratori, che hanno restaurato radicalmente il catalogo. Qui di seguito vengono considerati non solo questi album alla fine “ufficiali” ma anche i pezzi più importanti usciti negli anni ’70 e ’80, sebbene oggi fuori stock.

Just One Night

Una serata da favola al Budokan di Tokyo, dicembre 1979, in quintetto con Henry Spinetti, Chris Stainton, Dave Markee e un ottimo Albert Lee, che fa da seconda chitarra e occasionalmente canta.

Il primo disco illustra il Clapton più ammiccante e pop, da After Midnight a Wonderful Tonight, il secondo è un’emozionante immersione nei fondali blues della sua giovinezza — Robert Johnson e Otis Rush, Ramblin On My Mind e Double Trouble.

JOHN PARISH & POLLY JOAN HARLEY: Dance Hall At Louse Point

In To Bring You My Love PJ Harvey tornava a collaborare con il chitarrista John Parish, assieme al quale militò, giovanissima, negli Automatic Dlamini. Nel successivo progetto, accreditato a entrambi, le musiche sono di Parish e la Harvey si “limita” a scrivere i testi e cantare, provando nuove alchimie vocali. Convivono brani ostici (City Of No Sun, Taut) e canzoni di spessore (That Was My Veil).

J. Henry Burnett With The B-52 Band & The Fabulous Skylarks

Texano di adozione, Burnett (già nella Alpha Band) ha una predisposizione naturale per i toni rustici della musica tradizionale americana: il primo album a suo nome, però, non mette ancora bene a fuoco l’obiettivo, nonostante qualche bel soul-rock in stile Band e i primi esercizi nel suo inconfondibile tratto cantautorale (Now I Don’t Mind No Light “Sermon).

J-Ax

J-Ax, pseudonimo di Alessandro Aleotti (Milano, 5 agosto 1972), è un rapper e cantautore italiano.

È stato la voce solista del gruppo hip hop-crossover Articolo 31, fondato insieme a Vito Perrini, in arte DJ Jad, nei primi anni novanta. È il fratello maggiore di Luca Aleotti, in arte Grido, membro dei Gemelli DiVersi. Per alcuni mesi ha preso parte al progetto Due di Picche, poi accantonato, assieme a Neffa. Attualmente prosegue la sua carriera da solista.