G N’R Lies

Incapace di canalizzare le proprie energie, sommersa dalle polemiche e dalle faide interne, la band non riesce a concentrarsi su un nuovo album. Nasce così l’idea di questo album che su un lato ripropone il raro mini LP d’esordio e sull’altro quattro nuove canzoni acustiche tra le quali il singolo Patience e One In A Million conquistano subito le simpatie dei fan e delle radio. La popolarità del gruppo è alle stelle e non stupisce che le tante uscite nel formato 45 giri e 12″, pur proponendo spesso le stesse canzoni, siano comunque un successo.

G.N.

Il sogno e la disillusione americana sono alle spalle, e anche la stagione del rock a stelle e strisce sta declinando. La Nannini si mette alla ricerca di un sound nuovo, più europeo, insieme a Roberto Cacciapaglia. Incontra più i gusti del pubblico germanico che di quello italiano, forse anche a causa della debolezza del singolo, la comunque non disprezzabile Vieni ragazzo.

G.O.A.T. Featuring James T. Smith The Greatest Of All Time

Un diluvio di ospiti, distribuiti in ben 10 dei 18 titoli complessivi, distrae dall’alterna consistenza dell’album. Il meglio si concentra nel singolo Imagine That, commerciale ma non certo banale, nella jam senza rete combattuta con DMX, Method Man e Redman (Canibus è ora diventato un nemico in seguito a una rissosa disputa incrociata) in Fuhgidabowdit e nell’aspro ritorno hardcore di Homicide.

G3: Live In Concert

Parallelamente alla carriera solistica, Vai gira il mondo con Joe Satriani ed Eric Johnson con la sigla G 3, in una pirotecnica festa dell’ultrachitarra. Non è una gran compagnia, Steve ogni tanto pare Pinocchio con il Gatto e la Volpe; delirio del pubblico generalista ma i fan della prima ora storcono la bocca, per via di certi passaggi troppo plateali e patacca.

G3: Live Rockin’ In The Free World

Tornano i G3, questa volta con Yingwie Malmsteen al posto di Johnson. Live a Kansas City, ottobre 2003: un mucchio selvaggio di virtuosismi e trucchi plateali, supertecnologia e ABC della chitarra rock, nel segno di una musica vistosamente truccata e palestrata. Il primo CD è un sunto dei tre set individuali, il secondo una torrenziale G3 Jam, con il quartetto di Satriani più Vai e Malmsteen. Si va sul sicuro: Voodoo Chile, Little Wing, il Neil Young populista di Rockin’ In The Free World, tutti gonfiati come bolle e fatti esplodere per sfinimento. Pubblico in delirio, Odino for president.

Gabriel Peter

Lasciati nel 1975 i Genesis, di cui era cantante e leader, Peter Gabriel (1950) si dedica alla carriera solista debuttando nel 1977 con il primo di ben quattro album omonimi (il quarto, ribattezzato Security negli Stati Uniti, contiene il fortunato singolo Shock the Monkey). 

Gabriel pubblica il capolavoro So nel 1986: trascinato dal singolo Sledgehammer e dal brillante videoclip, l’album raggiunge la vetta delle classifiche britanniche e il numero 2 di quelle statunitensi, sviluppando al meglio l’interesse per l’elettronica e la musica etnica. Promotore del WOMAD, un festival internazionale di musica e danza, Gabriel crea una propria etichetta, la Real World. Anche il successivo Us (1992) non tradisce le  aspettative, approfondendo gli spunti di ricerca di una pop music sempre più complessa e raffinata.  

Impegnato da tempo in ambito umanitario, Peter Gabriel è anche uno sperimentatore nel campo della tecnologia, tra i primi a esplorare le possibilità di un medium come il CD-rom e a creare una piattaforma per il download di brani musicali.