Album concerto

È un disco da attribuire anche ai Nomadi, non fosse altro per la decisiva presenza interpretativa di Augusto Daolio. Nove canzoni straconosciute (c’è anche Dio è morto) registrate tra amici a Pavana e Modena.

Amerigo

La canzone che dà il titolo al disco è una delle più belle scritte da Guccini, perchè lo contiene tutto (con l’aggiunta degli avi) e Eskimo è un brano tra quelli più caratteristici dell’autore. Per non parlare del manifesto di Libera nos domine, ma gli altri episodi sono meno convincenti.

Due anni dopo

Mentre Equipe 84 e, sopratutto, i Nomadi contribuiscono a fare conoscere le sue canzoni, Guccini realizza un secondo album meno folk dell’esordio, ma altrettanto efficace quanto a bontà delle composizioni. Da notare Primavera di Praga, Per quando e tardi e Giorno d’estate.

Folk Beat N. 1

Dopo un’infanzia tra Modena e Pavana, nell’appennino pistoiese, Francesco Guccini (1940) a metà degli anni sessanta alimenta con le sue prime canzoni la scena beat emiliana. Ama il folk americano e lo si sente perfettamente in questo bell’esordio nel quale compaiono titoli già memorabili come Noi non ci saremo, In morte di S.F. (nota anche come Canzone per un’amica), Auschwitz, Venerdì Santo e Il sociale e l’antisociale.

Guccini

Se Gli amici è sferzante come nella migliore tradizione, il tono generale dell’album, piuttosto misurato e scarno, trova migliore corrispondenza nell’altra bella canzone, Autogrill. Il resto è piuttosto banale se confrontato con la media dell’artista.

L’isola non trovata

Nel ritornare a una vena più ispirata ai maestri d’oltreoceano, l’autore si focalizza su alcuni temi che andrà poi a sviluppare nel resto della sua carriera. I punti salienti del disco sono Un altro giorno è andato, amara e crepuscolare, Il frate, primo ritratto a tutto tondo nella discografia gucciniana, Asia, dove la forza descrittiva del compositore si svela con tutta la potenza necessaria.

Metropolis

Un bel disco che mostra un autore a suo agio su tematiche assai varie. Lo spunto generale e quello delle città del mondo, ma l’attenzione è sempre rivolta alle vicende dell’uomo. Bisanzio ci mostra un Guccini magniloquente e storico, Venezia è una amara digressione sui destini delle persone e delle città che muoiono, Bologna rovista nella quotidianità con quella bonaria arguzia in cui l’autore è maestro. Collabora qua e là Giampiero Alloisio.

Opera Buffa

Dal vivo, con registrazioni effettuate a Roma e alla Osteria delle Dame di Bologna, l’album offre un Guccini quasi cabarettistico costituendo una gustosa eccezione nella produzione discografica estremamente lineare dell’autore emiliano. Spiccano un’esilarante Talkin’ sul sesso e Fantoni Cesira.

Parnassius Guccinii

Canzone per Silvia apre il disco rilanciando un Guccini politicamente esplicito che non si ascoltava da tempo. L’album prosegue poi con altri otto brani in perfetto stile gucciniano da anni ’90: con discreto mestiere e nessuna innovazione.

Quello che non…

Mentre con Croniche Epafaniche Guccini dà alle stampe il primo episodio di una fortunata serie di libri, sul fronte discografico la produzione prende la piega di una qualità media con pochi picchi verso l’alto. Da segnalare, in un album che vede una ricca collaborazione anche compositiva, con Juan Carlos Biondini, il riuscito quadretto di Le ragazze della notte.

Radici

È il capolavoro di Guccini, insicutibilmente il punto più alto della sua produzione. E anche uno dei dischi più rappresentativi della canzone d’autore nazionale che proprio in quegli anni, e anche grazie a questo disco, si costituisce nella sua forma stabile intorno a cantautori simbolo. Sette canzoni, tra le quali è impossibile trovare un passo falso. Eccole: Radici, La locomotiva, Piccola città, Incontro, Canzone dei dodici mesi, Canzone della bambina portoghese e Il vecchio e il bambino.

Stagioni

La canzone che dà il titolo all’album, dedicata a Che Guevara, è imbarazzante per la penna di un autore come Guccini. Il resto naviga con qualche riferimento letterario nell’anonimato e nel già sentito con la sola eccezione di E un giorno…

Stanze di vita quotidiana

Un album che in sei canzoni traccia i contorni di una tipica classicità gucciniana. Denso di descrizioni verbali, meno attento al versante musicale delle canzoni, il disco offre un paio di memorabili titoli, quali Canzone delle osterie di fuori porta e Canzone per Piero, e un elevato livello medio.

Via Paolo Fabbri 43

Ancora un capolavoro con Guccini che si divide tra una forte vena personale, tanto da comparire con l’indirizzo della sua casa bolognese sin dal titolo, e un’attenzione particolare alla cronaca in un’Italia spostata a sinistra. Nell’Avvelenata con sagacia mette a nudo certi tic d’epoca filtrandoli in una luce personale. Piccola storia ignobile è toccante e tagliente sul tema dell’aborto, Il pensionato è mesta e definitiva.