Déjà Voodoo

Trovato finalmente un nuovo assetto stabile (con Andy Hess al basso e Danny Louis alle tastiere), i Mule restano fedeli alla loro dottrina musicale: rock blues sincopati (Bad Man Walking, Perfect Shelter), riff hard rock (Lola Leave Your Light On), ballate chitarristiche dense (Little Toy Brain, About To Rage) o rarefatte (No Celebration, Separate Reality). Nessuna sorpresa, ma voce e sei corde elettrica di Haynes sono una garanzia di affidabilità.

Droolian

Album gemello del precedente, il nuovo capitolo “indipendente” di Cope scava ancora sul versante più intimo e sotterraneo del musicista, mettendo in sequenza altri bozzetti neo-psichedelici e dada-pop (Sqwubbsy), blip elettronici, dissonanze e rigurgiti anni ’60 (Unisex Cathedral, un po’ country e un po’ Shadows).

Dinosaur

Mini CD pubblicato solo in USA come ulteriore apripista per il successivo album; da quello sono tratti il brano omonimo e VROOOM. In più ci sono tre brani live che, dicono le note di copertina, saranno in seguito inclusi in B’BOOM. Ma uno di essi, il breve frippertronic Cloudscape, non sarà invece incluso nella scaletta di quel disco.

Don’t Tell The Band

Più durezza e meno improvvisazione, in un disco che soffoca un poco le qualità naturali del sestetto: Give e Sometimes (dei Firehose) sfiorano l’hard citando i Black Sabbath, Little Lilly sfoggia un ritornello a presa immediata, la title track torna al country mentre This Part Of Town conserva la liquidità di certe cose dei Phish. Meglio il secondo CD, 26 minuti dal vivo con la jam di Chilly Water&t ; e lo strumentale Action Man.

Down

È preceduto dall’EP Lash (Touch And Go, 1993, &Stelle=3;) e dal singolo Fly On The Wall. Down è impeccabile come tutta la tetralogia da Head compreso in poi. Sistema un quadro già noto in modo da completarne i ritocchi, è perfino più raffinato che irruente. Anche la violenza ha sempre qualcosa di cervellotico, e di malato. Low Rider è quasi avanguardia, Elegy ricorda fin dal titolo Pastoral. Best Parts è un serio tentativo di traghettare l’anima infernale di questo sound verso la forma della canzone.

Disco 3

Terzo capitolo della saga, con beat più sperimentali, qualche tributo ai New Order, ma anche l’ostinazione nel proporre questi album come dischi a tutto tondo e non raccolte di remix — prova ne sia la chiusura di London, accompagnata solo da un pianoforte.