Brave New World

La stagione migliore termina subito, con la defezione di Scaggs e Peterman, che vorrebbero un suono più compatto e meno furbo. Miller invece ha intravisto bagliori di classifica e cerca di assecondare i gusti del pubblico con un disco di passaggio, di mestiere, senza momenti particolarmente indovinati, che si segnala solo per la presenza di Nicky Hopkins e Ben Sidran (più Paul McCartney in incognito).

Let It Bleed

Con il giovanissimo e imberbe Mick Taylor a suonare la chitarra (benissimo, va detto subito, anche se rimarrà figura di puro contorno), gli Stones cercano la continuità e ci riescono. Let It Bleed piace ancor di più a molti fan per il taglio più diretto, essenziale, rock: la title track, Gimmie Shelter, Midnight Rambler, You Got The Silver, la seconda parte di Honky Tonk Women, la famosissima rilettura di Love In Vain, da Robert Johnson, e per finire il sommo cantico di You Can’t Always Get What You Want, degna chiusura di un decennio che ha fatto storia. E se Taylor suona con riguardo quasi reverenziale, si notano le presenze di Ry Cooder, Nicky Hopkins, Al Kooper.

(Refugee Camp) Bootleg Series EP

Otto tracce estratte dai due dischi precedenti e remixate ad uso e consumo dei fan più accaniti. Un prodotto da club, e quindi di “nicchia”, che recupera le radici rap più genuine del gruppo prima del repentino scioglimento e delle successive prove soliste.

Then and Now! 1964-2004

Per chi non se la sente di affrontare la spesa del doppio CD della Ultimate Collection. I successi ci sono proprio tutti e a questi gli Who aggiungono due nuove registrazioni, le prime in studio dai tempi di It’s Hard. Real Good Looking Boy contiene una citazione di I Can’t Help Falling In Love, i cui autori sono regolarmente citati, mentre Old Red Wine è firmata da Pete Townshend. Nel primo brano al basso c’è Greg Lake, nel secondo Pino Palladino; alla batteria siede Zak Starkey, il figlio di Ringo Starr.

Sandinista!

A cavallo del decennio, i Clash sono per molti "l’unica rock band che conta". Loro se ne assumono la responsabilità, pubblicando un monumentale triplo LP (poi reimpacchettato in due cd) che allarga a dismisura il punto d’osservazione sul turbolento mondo circostante.

La musica è, coerentemente, un melting pot: oltre alla consueta playlist a base di rock, reggae e dub (celebrato con un’intera facciata) le antenne di Radio Clash captano stavolta valzer ribelli, ritmi disco, carnevali antillani, invocazioni gospel e i nascenti fermenti dell’hip-hop nero-americano (l’iniziale The Magnificent Seven).

Sicuramente ridondante, eccessivo e imperfetto: ma la miriade di epigoni successivi, nel mondo (Manu Chao, Rancid, Billy Bragg) e in Italia (Gang), dimostrerà negli anni la lungimiranza della sua visione "no global" e senza frontiere.

The Peel Sessions

John Peel non ha mai fatto mistero della sua passione per i Fall e li ha ospitati regolarmente nelle sue trasmissioni. Il chitarrista Steve Hanley seleziona materiale registrato in queste occasioni coprendo un arco di tempo che va dal 1977 al 1994.

My Girl Josephine

A fronte dei pochissimi album registrati in studio dal 1965 agli anni ’80, sono invece innumerevoli quelli live, su Mercury (1965), Atlantic (1973), Philips (1976), Liberty (1977), Delta (1983), MCA (1986), Silver Eagle (1986) e Tomato (1990), molti dei quali ancora inediti su CD. I tre dischi qui citati sono una scelta di varie registrazioni live che bene riassumono la trascinante presenza scenica di Domino, abitualmente ben supportata dall’orchestra di Dave Bartholomew ed i suoi incredibili musicisti di New Orleans.

Under The Table And Dreaming

Al debutto con una vera casa discografica sono già delle celebrità, e il pubblico adotta What You Would Say facendolo diventare un piccolo inno "alternativo", anche se il cavallo da battaglia del disco si rivelerà poi, nei concerti, Ants marching. Li produce l’insigne Steve Lillywhite, che controlla la loro tendenza a dilagare e ne fa il trionfo del genere "adult-oriented", privo di qualsiasi appeal per i teenagers.

Senza video e diffusione radiofonica, in Europa non gli si fa neppure caso, nonostante 4 milioni di copie vendute in USA.

Open

Il disco più energico e psichedelico dei canadesi, magmatico, tenebroso e zeppo di chitarre acide (Dragging Hooks, Dark Hole Again, già offerta in anteprima in concerto). Ma ci sono anche ballate maestose (Bread And Wine) e celestiali (Beneath The Gate), e un sorprendente riff rubato agli Allman Brothers (I’m So Open).

Molly Hatchet

Arrivano da Jacksonville in Florida, la stessa città dei Lynyrd Skynyrd, si formano nel 1971, ma ci vogliono cinque anni per firmare per la Epic. Spinto da tre chitarre e dalla voce roca di Danny Joe Brown, il gruppo suona un Hard Rock Boogie al fulmicotone, privo di pause ed esaltato dalla produzione di Tom Werman. Un po’ di folklore arriva anche dalle copertine epiche del noto disegnatore Frank Franzetta. Bounty Hunter, Gator Country e Cheatin’ Woma‘, sono canzoni avvolgenti, che fortificano il suono caldo del southern rock, calderone nel quale vengono inevitabilmente inseriti.