!!! (chk chk chk)

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I !!! (pronunciato Chk Chk Chk, come uno schiocco della lingua contro il palato, ripetuto tre volte) sono una band statunitense formatasi nel 1995 a Sacramento (California).

La band nasce dalle ceneri di altri 3 gruppi della zona: The Yah Mos, Black Liquorice e Popesmashers; dopo un tour di successo insieme, le band decisero di fondersi miscelando il proprio stile. Il risultato combina generi diversi come funk, indie-rock, ed electropunk.

Il loro album di debutto è uscito nel 2000 con il titolo omonimo "!!!" (etichetta Gold Standard Laboratories).

Negli anni sono diventati famosi per i loro show live catartici e sono comunemente associati con il movimento dance-punk.

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"Mettiti nei miei panni, prendi questi anni e dalli ai cani": fa subito pubblica abiura, prima che qualcuno gliela chieda, Michele Salvemini (Molfetta, 1973) in Mea culpa. Il peccato da confessare è il passato a nome Mikimix, un’apparizione a Sanremo con E la notte se ne va e un album di rap melodico, La mia buona stella (Sony, 1997), passato pressoché inosservato.

Lingua velocissima, rime a cascata (come tutti i virtuosi, ogni tanto si lascia prendere la mano), è ricercato ("Come recente discendente di Salvemini, dovrei vegliare ma dormo tipo gli apostoli al Getsemani") e a volte sontuoso ("a fare stragi siamo tutti Capaci").

Le radio passano La fitta sassaiola dell’invidia basata su Confessioni di un malandrino dell’altrettanto ricciuto Branduardi, che a sua volta si era basato su una poesia di Esenin (…c’è di che meditare).

… di terra

Completamente strumentale. Registrato con l’Orchestra dell’Unione Musicisti di Roma, asseconda le ambizioni classiche e jazzistiche dei fratelli Nocenzi, contrapponendosi al disco precedente e diffondendo tra i fan il sospetto che ci siano dissidi artistici con l’assente Di Giacomo. Rilevante anche l’adozione definitiva del nome semplificato già utilizzato in terra straniera (con tanti saluti al Mutuo Soccorso).

…And A Time To Dance

I “lupi del barrio” sono già molto cresciuti, e infiammano le piste da ballo dei locali di frontiera con queste esilaranti sette tracce premiate con un Grammy: fisarmoniche e chitarre elettriche, tex mex e rock and roll anni ’50 accanto alle prime, convincenti composizioni originali (Let’s Say Goodnight, How Much Can I Do?), omaggi alla tradizione (irresistibili Anselma e Ay Te Dejo En San Antonio) e all’icona del rock chicano Ritchie Valens (Come On Let’s Go).

…And Justice For All

Sotto la regia di Steve Thompson e Michael Barbiero in fase di missaggio, il produttore Flemming Rasmussen, completa l’opera di crescita, iniziata nel secondo disco. Un progresso verificabile dalla qualità dei pezzi, maturi e solidi, dall’approccio sonoro, mai banale e dalla scelte di linee vocali, finalmente melodiche. One è il singolo che cancella ogni diffidenza e diventa il trampolino di lancio verso la popolarità totale.

…And Out Come The Wolves

L’album è un successo, vende appena meno dei bestseller di Green Day e Offspring (a cui però, musicalmente, è superiore), e fa dei Rancid la terza forza del punk mainstream americano dei ’90. Sembrano tornati i rude boys di una volta: li vediamo tirare di nuovo i mattoni a ogni coro di Maxwell Murder, arrampicarsi sulle barricate con Roots Radicals, fare ladri e polizia in Ruby Soho, giocare con uno ska al plastico, Time Bomb. Anche se questa è solo una pia illusione. Fatte le proporzioni dovute, il London Calling dei Rancid.

…And The Circus Leaves Town

Alfredo Hernandez sostituisce Bjork alla batteria. È l’ultimo atto, dopo il quale inizia la diaspora che dà origine agli Unida di John Garcia e ai Queens Of The Stone Age di Josh Homme e dell’ex bassista Nick Oliveri. Ma Hurricane e One Inch Man sono all’altezza dei migliori Kyuss.

…Beautiful Lies You Could Live In

Chiusa la parentesi nashvilliana, Rapp riprende il filo della sua visione musicale da These Things Too. I musicisti e il produttore, Peter H. Edmiston, sono diversi, ma il suono che nasce da queste session è essenzialmente opera dello stesso Rapp. C’è anche un altro omaggio a Leonard Cohen con Bird On A Wire.

…e io canto

La canzone che dà il titolo all’album sembra lanciare un guanto di sfida a chi lo accusa di fare musica totalmente disimpegnata. E in effetti, con tutto quello che succede alla fine degli anni ’70, proclamare l’intenzione di cantare “il falco che s’innalzerà, il primo raggio che verrà, la neve che si scioglierà” e gli inevitabili, stucchevoli “passi lenti e incerti di un bambino” fanno pensare che Cocciante viva in un universo artistico di grana molto grossa.

…In Too Much Too Soon

Con un percorso autodistruttivo, tipico del punk, che di fatto hanno anticipato, i cinque replicano con un album meno selvaggio, ma non privo di brani oltraggiosi, come dimostrano Babylon, Puss’n’Boots e Chatterbox. In concerto esibiscono una bandiera comunista, la trovata è di Malcolm McLaren, l’ideatore dei Sex Pistols, che qui aveva fatto un primo tentativo di concretizzare la sua idea di rovesciare l’obsoleto mondo del rock. Minata da droghe e litigi, la band si scioglie nel 1975, lasciando in eredità un suono che diventerà un punto di riferimento per tutto lo street rock degli anni a venire. I due chitarristi, separatamente, continueranno senza fortuna a ripetere il suono della band madre, mentre il cantante proseguirà una buona carriera solista, passando dal pop, fino ad una convincente veste di crooner.

…Nothing Like The Sun

Sulla misura di due LP, il cantante/bassista di Newcastle perde un po’ il ritmo delle prove precedenti. Il funk tecnologico di We’ll Be Together e la deliziosa Englishman In New York conservano la leggerezza del debutto, mentre il resto della raccolta sfoggia nuove ambizioni musicali (i colori sudamericani di Fragile, l’arrangiamento orchestrale di Gil Evans per l’hendrixiana Little Wing) e liriche (They Dance Alone, dedicata al dramma dei desaparecidos argentini). Un EP dell’anno successivo, Nada Como El Sol (A&M, 1988), rielabora cinque canzoni per il mercato latino-americano (quattro in spagnolo e una in portoghese).

…Yes, Please!

Spediti in uno studio di registrazione delle Barbados assieme a Chris Frantz e Tina Weymouth dei Talking Heads, gli Happy Mondays si lasciano travolgere da uno stile di vita troppo dissoluto persino per delle rockstar e danno alle stampe un album fiacco e inconsistente, nemmeno lontano parente del suo predecessore. Come se non bastasse, dilapidano il budget loro assegnato dalla Factory, dando un significativo contributo alla bancarotta dell’etichetta.

’78 In The Shade

Il ritorno in classifica di Itchycoo Park, nel 1976, riaccende l’interesse del pubblico per il gruppo, che si riforma (senza Ronnie Lane, che nel frattempo ha messo in piedi un famoso studio mobile di registrazione) per due inutili appendici discografiche che finiscono nel nulla. Al contrario, il loro catalogo storico continua a essere saccheggiato senza remore, e soltanto nel 1996 si arriverà a un accordo con i musicisti sul pagamento delle royalties. Ronnie Lane, da tempo affetto da sclerosi multipla, muore però poco dopo, nel 1997. Marriott era scomparso nel 1991, nell’incendio di casa sua.

‘A 67

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Gli ‘A67 sono un gruppo rock crossover italiano, originario di Scampia (NA).
Il progetto nasce nel 2004 come risposta alla difficile condizione sociale della periferia nord di Napoli e alle faide tra bande camorriste.

Due i dischi all’attivo: A camorra song’io (Polosud, 2005) e Suburb (Edel, 2008). Quest’ultimo si avvale della collaborazione di numerosi ospiti italiani, fra cui Mauro Pagani, ‘O Zulù, Francesco dei 24 Grana, Valeria Parrella e Roberto Saviano.

L’attuale formazione è composta da Daniele Sanzone (Voce), Andrea Verdicchio (Sassofono, Flauti, Tastiere), Enzo Cangiano (Chitarre), Luciano Esposito (Batteria) e Gianluca Ciccarelli (Basso).

Diversi i premi conseguiti, tra cui il riconoscimento Laratro Upr/MEI come Miglior Gruppo Emergente (2008), il terzo posto al Premio Tenco per il Miglior Album in Dialetto (2008), e il premio Suoni di Confine al MEI (2008).

‘Bout Changes ‘n’ Things

Basterebbero tre canzoni a farne un piccolo capolavoro — Thirsty Boots (dedicata a Phil Ochs), I Shall Go Unbounded, Violets Of Dawn — ma tutto il disco testimonia l’avvenuta maturazione di un talento che fa di Andersen uno dei migliori cantautori americani della sua generazione. La scrittura raffinata — citiamo appena il primo verso di Violets Of Dawn — non è mai puro esercizio formale, ma specchio fedele di una sensibilità poetica non comune.

‘Bout Changes ‘n’ Things Take 2

Stesse canzoni, stesso ordine, ma arrangiamenti elettrici, ispirati senza dubbio dall’inquietudine musicale di Bob Dylan, della cui piccola corte Andersen è entrato subito a far parte. Tra i nomi dei musicisti coinvolti nelle session spicca quello di Debbie Green, la giovane e affascinante folksinger che Andersen ha sposato.